Bruxelles all’Italia: “Procedura d’infrazione inevitabile”
Primo passo della Commissione Ue verso una procedura di infrazione contro l'Italia. Dombrovskis: "Dall'esecutivo danni all'economia". Conte: "Nessuna Manovra bis"
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Pare essere già stata rimandata la decisione sul destino dell’Italia da parte dell’Ecofin. Il 9 luglio non ci dovrebbe essere alcuna raccomandazione in merito alla procedura di infrazione per debito eccessivo, secondo le ultime indiscrezioni di mercato.
“La Commissione Europea dovrebbe concedere ulteriore tempo all’Italia prima di attivare la procedura di infrazione alla luce delle nuove dinamiche del debito e deficit del nostro Paese – dice a Focusrisparmio.com Andrea Iannelli, investment director per l’obbligazionario Fidelity International – Il rinvio, qualora confermato, offrirà del tempo prezioso al governo per raggiungere un accordo che eviti un nuovo scontro sul deficit con la Commissione, nelle negoziazioni in autunno. In mancanza di un compromesso, il timore è che si ripeta l’esperienza già vista nel 2018, quando toni belligeranti e timori di un incremento importante di debito e deficit hanno pesato sugli assets italiani, con lo spread tra Btp e Bund che è triplicato nel giro di qualche mese, raggiungendo un picco di oltre 300 punti base”.
Tuttavia a oggi, i mercati non mostrano segnali di stress o tensioni, complice sia l’attesa di un rinvio da parte della Commissione, ma soprattutto il recente cambio di rotta della Bce. “Nei suoi ultimi interventi, sia nella conferenza di giugno sia durante il meeting di Sintra – continua Iannelli – Mario Draghi ha adottato toni molto accomodanti, riaprendo la porta ad un nuovo programma di quantitative easing e a tagli di tassi. Il Btp, insieme a tutto il mercato obbligazionario europeo, ne ha beneficiato, con rendimenti e spread che son scesi nelle ultime settimane. Facendo un passo indietro, però, non riteniamo sia opportuno lasciarsi prender troppo la mano dagli ultimi sviluppi. Manteniamo un approccio cauto rispetto al mercato obbligazionario italiano, in vista di potenziali screzi politici con i partner europei all’avvicinarsi dell’autunno, e attese di un nuovo round di Qe che potrebbero ad oggi essere eccessivamente ottimistiche”.

Ma davvero la situazione italiana è così grave da meritare questa punizione in seno all’Europa? “La questione appare più politica che economica: la Commissione uscente vorrebbe consegnare una sorta di pagella Italia – dice Enrico Vaccari, responsabile della clientela istituzionale d Consultinvest – I fondamentali dell’Italia non giustificano una procedura di infrazione e nemmeno lo spread di tre settimane fa. Lo spread deve scendere abbondantemente sotto quota 200 per essere a un livello fair. Gli eccessi non sono nell’attuale e rapida discesa dello spread, ma sono relativi ai picchi intorno ai 300 punti base. Il catalyst dell’aumento è arrivato dalla Fed, che lancia messaggi sempre più chiari sulla sua politica accomodante ed è iniziata nel mondo la caccia al rendimento, che ha condotto anche sui titoli di Stato italiani che sono tra i più redditizi con un rischio non eccessivo perché il debito dell’Italia è sostenibile. Non c’è necessità di ridurlo a breve, considerando i risparmi delle famiglie. Sicuramente le riforme sono necessarie per ridurre il deficit, ma la condizione attuale non giustifica lo spread a 300, né quello rispetto a Spagna e Portogallo che è intorno allo 0,5%”.
