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In Italia le aziende tendono storicamente a rivolgersi alle banche più che al mercato dei capitali per ottenere finanziamenti. Quali sono le implicazioni e le possibili motivazioni della scelta di non quotarsi da parte delle medie imprese italiane? È la domanda alla base di uno studio condotto dalla Consob che ha messo a confronto su un periodo di dieci anni (2002-2011) i bilanci di un campione rappresentativo di medie imprese italiane quotate in borsa con un campione di imprese non quotate simili per settore industriale e per dimensione. I dati mostrano che le società quotate hanno registrato tassi di crescita notevolmente superiori rispetto alle non quotate in termini di fatturato, investimenti e occupazione, anche grazie a una maggiore possibilità di ricorso al capitale di debito.
Le società quotate, peraltro, oltre ad aver generato una maggiore redditività, hanno risentito in misura più attenuata degli effetti della crisi finanziaria del 2007 e della conseguente recessione che ha avuto inizio nel 2009. Va rilevata, inoltre, una minore “qualità” dei dati contabili per le società non quotate. Queste società hanno infine maggiori vincoli finanziari in termini di capacità di raccolta di capitale di rischio e vi sono chiare evidenze di una maggiore difficoltà di accesso al credito bancario per le non quotate.
Complessivamente, spiega la Consob, queste evidenze indicano che la scelta di “non quotarsi” implica costi molto elevati in termini di minore crescita e redditività e, allo stesso tempo, sembra solo in parte riconducibile alla volontà del management di sfruttare maggiori possibilità di manipolazione dei dati contabili per estrarre benefici privati o condizionare i contratti con gli stakeholder.
I risultati del lavoro portano quindi a ritenere che la scarsa propensione alla quotazione delle medie imprese italiane, che si riflette nell’esiguità del nostro listino, sia da ricondurre ad altri fattori, anche culturali, verosimilmente legati alla percezione dei costi complessivi dell’apparato regolamentare che disciplina la quotazione in borsa. Questi risultati, sottolinea la Consob, evidenziano l’importanza dei numerosi recenti interventi di semplificazione delle regole e di incentivo allo sviluppo di canali di finanziamento alternativi al credito bancario.