Cresce l’interesse per le obbligazioni green, ma non tutte le aziende che le emettono sono davvero pronte alla svolta ecologica
James Hay, investment associate di MainStreet Partners
Mentre l’intero pianeta si ferma a considerare le conseguenze del cosiddetto “climate change”, la finanza riflette sugli strumenti “green” che possono fare la differenza e si accorge che verde è bello e anche redditizio, ma non basta per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità prefissati.
L’interesse degli investitori per le emissioni obbligazionarie destinate a finanziare attività green (come l’ammodernamento di un edificio efficiente dal punto di vista energetico) è ormai salito alle stelle. E, in un simile scenario, è elevato il rischio di greenwashing, ovvero di un’ammantatura di verde a pratiche d’impresa che rimangono immutate nella sostanza o di una mancanza di trasparenza nella chiara comunicazione delle strategie verdi adottate.
Nel solo primo semestre del 2019 sono stati emessi 117 miliardi di green bond, con un aumento del 47% rispetto al 2018 e, come ricorda James Hay, investment associate di MainStreet Partners, l’intero mercato delle obbligazioni verdi ha ormai superato i 600 miliardi di dollari. Ed è l’Europa a dominare con circa metà delle nuove sottoscrizioni. “La domanda è molto sostenuta: i green bond raccolgono in media il quintuplo del target fissato dagli emittenti. Questa domanda contrasta con una sottoscrizione media pari a tre volte l’offerta per i bond tradizionali con caratteristiche analoghe”, spiega l’esperto. Solo il mercato italiano degli investimenti Esg, secondo quanto ribadito da Luca Giorgi, a capo del business retail di Blackrock Italia, Grecia e Malta, nel corso di un incontro con la comunità finanziaria a Milano, “vale ora circa 22 miliardi, ma la richiesta che arriva dai clienti porta a credere che i margini di crescita siano molto ampi”.
Peraltro, mentre le emissioni green raccolgono facilmente entusiasmo e capitali, non si può dire la stessa cosa per le imprese in transizione per cui i capitali sono necessari per procedere con investimenti destinati a ridurre l’impatto ambientale. “È qui che entrano in scena i transition bond, che vengono utilizzati da quelle aziende nella fase iniziale della transizione”, sottolinea l’esperto di MainStreet Partners.
Si prospetta quindi un mercato, quello dei transition bond, doppiamente interessante, perché da un lato rende trasparenti le iniziative delle imprese legate alla fase di transizione e quindi non ancora pienamente green e dall’altro, se ben circostanziato, può soddisfare la fame degli investitori versostrumenti finanziari in grado di sostenere, in ultimo, l’obiettivo di sostenibilità.
“Tutti i principali settori industriali affrontano la sfida della transizione, affrontando i cambiamenti climatici, l’obiettivo a zero emissioni di carbonio e, più in generale, di sostenibilità” ha dichiarato Sean Kidney, a capo della Climate Bonds Initiative (CBI), annunciando proprio in questi giorni l’avvio di una collaborazione con Credit Suisse in tema di transition bond; un’alleanza che nelle intenzioni è destinata “ad accelerare lo spostamento strutturale dei modelli di business e dei mercati dei capitali verso il raggiungimento degli obiettivi ormai globali. “Il nostro obiettivo è sostenere un mercato di transizione trasparente e scrupoloso che verrà adottato dalla comunità finanziaria con la partecipazione di un vasto numero di emittenti”, ha poi aggiunto Marisa Drew, a capo dell’Impact Advisory and Finance Department in Credit Suisse.
Tra i pionieri dei transition bond si annovera Axa Investment Managers che ha sottolineato l’interesse per questa nuova asset class. “Ritengo che la creazione di una nuova classe di strumenti finanziari come quella dei transition bond sia vitale per quelle società che operano in settori ad alta intensità di gas serra come materiali o sostanze chimiche e, più in generale, pertutti quegli emittenti che non la possibilità o la capacità di lanciare green bond”, ha dichiarato in merito Yo Takatsuki, a capo dell’Esg Research and Engagement in Axa IM. Per Takatsuki il mercato è oggi di fronte a un bivio: “Riteniamo che i green bond debbano rimanere un mercato che privilegia ambizione, qualità e integrità. La creazione di transition bond contribuirà a mantenere il livello di qualità del mercato dei green bond offrendo al contempo una fonte di finanziamento per altre attività necessarie per il cambiamento tecnologico ed energetico in vista di un mondo e un’economia a basse emissioni di carbonio”.
Il mercato dei green bond ha superato quota 420 miliardi di euro. In Italia Enel, Snam, Ferrovie dello Stato ed Erg i capifila. Ma incombe il rischio 'greenwashing'. L'analisi di NN Investment Partners
A 10 anni dal primo lancio, oltre 400 emittenti hanno collocato obbligazioni "verdi", social bond e sustainability bond. L’utilizzo di codici di best practice e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu hanno contribuito a creare un ricco panorama di investimenti
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio