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All’Efpa Italia Meeting 2018 il confronto tra i rappresentanti delle reti. La certificazione è apprezzata ma solo se funzionale alla professione. Tuttavia i clienti non ne comprendono il valore
Prende il via l’Efpa Italia Meeting 2018. La manifestazione organizzata dall’omonima fondazione, intitolata quest’anno “Knowledge for a changing future”, mette al centro alcuni dei temi più caldi per il mondo della consulenza finanziaria come quello della certificazione delle competenze professionali.
Si tratta di un’opzione o un “must” per il consulente finanziario? Marco Deroma, neo-presidente di Efpa Italia, non usa mezzi termini: “Le competenze sono un must”. “Con l’arrivo della MiFID II la sfida per tutti sarà sul piano dei costi e dell’efficienza”, spiega Deroma secondo cui anche tecnologia è oggi uno dei temi chiave per il mondo della consulenza. Deroma ha quindi ricordato l’approvazione del nuovo Regolamento Intermediari da parte della Consob avvenuto lo scorso 16 febbraio che riporta l’attenzione sulla centralità dei requisiti di conoscenza e di competenza da parte di chi svolge l’attività di consulenza finanziaria. Sul valore della preparazione, in particolare, Deroma fa riferimento all’attuale crisi istituzionale italiana sottolineando che “la situazione complessa di questi giorni richiama ancora all’importanza delle conoscenze che sono premianti quando le difficoltà diventano importanti”.
Dello stesso parere Marco Tofanelli, Segretario Generale di Assoreti, secondo cui “la formazione è sempre stata un must”. Per Tofanelli sta proprio nella formazione la possibilità per il consulente di acquisire tutte quelle capacità per migliorare la relazione con il cliente e, allo stesso tempo, per contribuire all’educazione finanziaria del cliente stesso.
Tofanelli evidenzia allo stesso tempo che “la formazione è un costo. Deve essere efficiente ma deve essere anche funzionale” al raggiungimento degli obiettivi senza che venga considerata solo un adempimento burocratico. Sul tema delle certificazioni, il Segretario Generale di Assoreti ha chiarito che sebbene la certificazione sia un must “in associazione pensiamo che non ci sia bisogno di costituirne una. La certificazione, infatti, deve creare valore e l’Efpa si pone già sul mercato come certificazione di valore” pur riconoscendo l’importanza della concorrenza. “Crediamo nell’Efpa e crediamo nella certificazione – sottolinea Tofanelli – Ma crediamo che sia un’attività rimessa alla volontà di chi la svolge per eccellere nei confronti degli altri. Non può diventare obbligatoria per non rientrare nel rischio della burocratizzazione”.
Tofanelli coglie quindi l’occasione per affrontare il tema della product governance che, secondo il Segretario Generale di Assoreti, metterebbe dei paletti alla possibilità per i consulenti finanziari di mostrare il proprio valore nei confronti dei clienti. “Il consulente finanziario, per svolgere bene il proprio mestiere, è chiaro che deve potersi muovere anche oltre questo target market. Il target market – conclude – porta disaffezione nei confronti del cliente stesso, che rimane confinato entro dei limiti oltre ai quali non può muoversi. Credo che questa sia una contraddizione se vogliamo che il cliente cresca e che il consulente mostri il proprio valore”.
Hanno contribuito al dibattito anche alcuni rappresentanti delle reti. Per Stefano Gallizioli, Responsabile Servizi Bancari e Sviluppo Rete di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, la formazione “è un elemento qualificante per lo sviluppo della professione”. Secondo Gallizioli è “fondamentale riuscire a rappresentare sempre meglio la qualità per diventare un punto di riferimento per i risparmiatori. E la qualità è rappresentata dalle competenze e dai modelli di certificazione”.
“Stiamo portando avanti ragionamenti di assoluta professionalizzazione” riferisce Marco Gallus, Responsabile Formazione Azimut Capital Management, secondo cui “la certificazione Efpa è un plus” ma “bisogna fare fronte comune nell’ottica di responsabilizzazione del consulente” sottolineando anche che la certificazione costituisce un elemento distintivo di personal branding nel rapporto con il cliente.
“La nostra preoccupazione è che la formazione sia funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi” spiega Giovanni Marchetta, National Manager di Banca Mediolanum. “Il valore che portiamo è quello della professionalità. Oggi la prima esigenza è quella della conservazione del patrimonio del cliente che si realizza solo con professionisti molto preparati”.
Anche per Luigi Provenza, Responsabile Investimenti e Trading di Banca Widiba S.p.A, “la certificazione è un valore indissolubile che tutela il cliente” riconoscendo però che allo stesso tempo i clienti non ne hanno ancora ben compreso il valore.