La Cina ce l’ha fatta: ripresa prevista tra marzo e aprile
Le imponenti misure di Pechino hanno sconfitto il coronavirus permettendo alle aziende di ripartire. Il racconto da Shanghai di Riccardi
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Non succedeva almeno dal 1992, ovvero da quando sono partite le rilevazioni storiche: il coronavirus è riuscito a mandare in terapia intensiva il Pil cinese, che nel primo trimestre ha segnato un calo del 6,8%. Su base congiunturale la crescita ha mostrato una discesa del 9,8%: anche qui, per ritrovare l’ultimo segno meno bisogna andare molto indietro nel tempo, al 1976, fine della Rivoluzione culturale, anche se in quel caso il dato era annuo.
Colpa, ovviamente, del lockdown che, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, ha bloccato gran parte delle attività. Inevitabile, dunque, il contagio di tutti gli altri indicatori, resi noti oggi dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino. La produzione industriale è crollata dell’8,4% nei primi tre mesi dell’anno, anche se va segnalato il recupero di marzo, a quota -1,1% e meglio delle stime, rispetto al -13,5% dei due mesi precedenti.
Terrificante il dato delle vendite al dettaglio: -19%. Solo a marzo sono calate del 15,8%, peggio delle attese, dopo il -20,5% di gennaio-febbraio. E non va meglio all’export made in P.R.C. che a marzo ha segnato -6,6% sul 2019. Giù dello 0,9% anche le importazioni.
“Nonostante i titoli sensazionalistici, il calo del 6,8% del Pil cinese nel primo trimestre è un dato già superato dai mercati, mentre le misure di lockdown vengono rimosse in tutto il Paese”, rassicura Nick Payne, head of global emerging market equities di Merian Global Investors, che evidenzia appunto come la produzione industriale nel mese di marzo sia diminuita soltanto dell’1,1%, il che implica che gran parte del settore manifatturiero dell’economia è tornato al lavoro.
“Le vendite al dettaglio sono scese del 15,8% a marzo, ma si trattava già di una ripresa rispetto al -20,5% di febbraio, e le vendite online sono aumentate del 3% – osserva ancora Payne -. Dalle recentissime conversazioni con i due retailer cinesi di abbigliamento che deteniamo in portafoglio è emersa una costante ripresa dell’apertura e del traffico, e una certa cautela da parte dei consumatori. Sia Anta Sports che JNBY riferiscono che quasi tutti i loro punti vendita sono aperti e il traffico si sta attestando su livelli pari al 60-80% rispetto alle medie storiche, che si prevede raggiungeranno il 90-100% entro la metà dell’estate. È interessante notare che sia i dati che le aziende confermano che i loro canali online hanno visto una forte domanda durante la fase di lockdown, il che conferma la nostra fede nella potenza del modello di vendita al dettaglio online e omni-canale”.
Dello stesso parere Lale Akoner, market strategist di Bny Mellon Im. “I dati robusti sull’attività nel mese di marzo ci rendono fiduciosi sulla possibilità di una ripresa ‘V-shaped’ nel secondo semestre – afferma -. L’attività economica è stata riavviata al migliorare della situazione del virus, e vediamo un miglioramento della produzione industriale che supera le aspettative di quasi il 37% su base mensile (annualizzata). Questo implica che sia il lato dell’offerta a guidare, attualmente, l’economia mentre i cittadini tornano al lavoro (un trend ancora indietro nelle piccole e medie imprese, che monitoriamo da vicino)”.
Dal lato della domanda, invece, secondo Akoner l’economia mostra della debolezza, come c’era da aspettarsi visto l’effetto del virus sulle abitudini di consumo e sulle decisioni di business, da cui il declino delle vendite al dettaglio e degli investimenti. “Ci aspettiamo che la domanda torni a crescere sino a recuperare l’offerta nei prossimi mesi, a patto che non si materializzi una seconda ondata di contagi”, conclude.
