SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 8 APRILE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Guerra e rincari: chi paga il super conto energia
Metallurgia, industria alimentare, fabbriche chimiche, cartiere, industrie tessili. Sono questi i settori manifatturieri che consumano più energia elettrica, le filiere più a rischio a fronte dell’aumento vertiginoso delle bollette cominciato sul l’onda della ripartenza post pandemica e accelerato dal conflitto tra Russia e Ucraina: secondo Istat, nel mese di marzo, la crescita dei prezzi dei beni energetici al consumo è passata dal da +45,9% di febbraio a +52,9% di marzo 2022. La mappa dei settori manifatturieri più energivori d’Italia, elaborata dal Centro Studi Tagliacarne per Il Sole 24 Ore, fotografa i consumi di elettricità del 2019, quando le macchine andavano a pieni giri…
Marta Casadel e Michela Finizio, Il Sole 24 Ore
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Perché le Borse non “vedono” la guerra
CI è un evidente paradosso nel comportamento delle borse d’Eurozona: dai minimi provocati dalla guerra in Ucraina (nella prima metà di marzo), l’indice Stoxx, come pure il nostro Ftse Mib, è rimbalzato più di Wall Street (+u% contro +9%). Strana reazione, se si considera che il prezzo del gas, di cui Germania e Italia sono dipendenti per quasi la metà del fabbisogno, s’è moltiplicato di cinque o sei volte rispetto a un anno fa: senza contare il quasi azzeramento degli scambi commerciali con la Russia che da noi contano circa il 2% del Pil, ma sono insignificanti per gli Stati Uniti. Si direbbe che un paradosso si contrappone a un altro: perché nella crisi dei tassi d’interesse di gennaio, innescata dalle prospettate strette monetarie della Fed, furono invece i mercati d’Eurozona a patire più dell’America.
Walter Riofi, L’Economia – Il Corriere della Sera
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Anche i ricchi passano il testimone da nonni a nipoti
Siamo un paese di grandi risparmiatori, a fine 2020 la ricchezza lorda delle famiglie italiane sfiorava gli 11 mila miliardi di euro, per poco meno della metà, il 47%, costituita da abitazioni e per il 43,7% rappresentata da attività finanziarie. Il mattone sembra aver perso fascino, nel 2011 pesava per il 54%, ma in realtà il calo è da attribuire soprattutto al calo dei prezzi del mercato immobiliare che ha ridotto il valore della ricchezza abitativa; ad aumentare è stata la ricchezza finanziaria, che a settembre 2021, ultimo dato desumibile dai conti finanziari di “famiglie e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie” elaborati dalla Banca d’Italia, ha raggiunto, la cifra di quasi 5.000 miliardi. Nel corso degli anni è cambiata significativamente anche la sua composizione, è cresciuto il peso del risparmio gestito (fondi comuni, riserve assicurative e fondi pensione), passato dal 25% del totale nel 2007 al 39% dell’ultima rilevazione, mentre si è progressivamente ridotta la quota investita direttamente in obbligazioni, ammontava a 762 milioni nel 2007 e oggi vale solo 227 milioni, superata da azioni e partecipazioni, il cui ammontare di 1.000 miliardi circa si colloca comunque su valori inferiori al dato 2007.
Mariano Mangia, Affari&Finanza – La Repubblica
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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