SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DELL’8 NOVEMBRE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
Più o meno regole? Ecco l’impatto sul credito
«Servono regole forti per avere banche forti». «Uno degli obiettivi principali è di evitare che regole stringenti sulle banche possano causare una riduzione del credito all’economia europea». La “guerra di religione” sulle regole di Basilea 3 è condensata in queste due frasi di segno opposto. La prima l’hanno scritta, settimana scorsa, i vertici di Bce ed Eba per chiedere che l’Europa non annacqui le regole di Basilea 3, perché – appunto – servono «regole forti per avere banche forti». La seconda l’ha invece pronunciata ieri il ministro delle Finanze della Repubblica Ceca, dopo che l’Ecofin ha proposto proprio di annacquare le regole di Basilea 3: il rischio di regole dure – a suo avviso – è che le banche poi siano costrette a ridurre il credito a imprese e famiglie. Ecco dunque il dilemma: servono regole più stringenti perché se le banche si indebolissero non riuscirebbero più a sostenere l’economia, oppure sarebbero proprio le regole stringenti a impedire alle banche di sostenere l’economia?
Morya Longo, Il Sole 24 Ore
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Fondi pensione, 300 mln al Paese
Questa volta in ballo ci sono 300 milioni di euro. II terzo strumento, gestito sempre da Cassa depositi e prestiti, e dedicato in questo caso alle infrastrutture, è pronto a partire con il debutto fissato tra gennaio e febbraio dell’anno prossimo e «i fondi pensione pronti a partecipare ancora una volta ad un investimento coordinato da Cdp che punta a sostenere le imprese e l’economia reale italiana». Parola di Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione che è stato il primo a credere all’iniziativa lanciata insieme alla spa guidata da Dario Scannapieco. La gestazione ha richiesto più tempo del previsto e le risorse in campo sono ancora limitate se confrontate con la potenza di fuoco potenziale dei fondi di categoria, che gestiscono risorse complessive di circa 68 miliardi di euro.
Anna Messia, MilanoFinanza
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Bonomi: piano decennale per il Sud
Non c’è solo l’emergenza congiunturale dell’energia. Bisogna guardare avanti, anche oltre la scadenza del 2026 del Pnrr, pensando ai prossimi dieci anni. Con una particolare attenzione al Mezzogiorno, l’area più debole del paese. Un «grande progetto Italia-Sud 2032»: così l’ha chiamato Carlo Bonomi, parlando a Bari, all’assemblea degli industriali di Confindustria Bari BAT (Barletta, Andria, Trani). Un modello economico che vada oltre il reddito di cittadinanza e che abbia una prospettiva «decennale, di due legislature» fatto di risorse per le scuole e l’università, affrancamento alle reti territoriali di ricerca e innovazione, sull’attrattività di grandi imprese, macro progetti legati alle Zes. «Una grande sfida per il paese. Su questo vorremmo poter lavorare con il governo», ha detto Bonomi, proponendo che al ministero per il Sud possa essere affiancata una squadra di competenze esterne, per realizzare un progetto che rilanci il Sud e, con il Mezzogiorno, tutta l’Italia Fermando soprattutto l’«esodo di massa» dei giovani.
Nicoletta Picchio, Il Sole 24 Ore
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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