SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 30 AGOSTO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
BTp del Tesoro all’asta
Non accenna ad arrestarsi la tensione sui mercati finanziari per l’ulteriore sterzata verso un atteggiamento più aggressivo sui tassi da parte delle Banche centrali nelle riunioni in programma a settembre. Ne fanno le spese le Borse, che falliscono l’auspicato rimbalzo, i rendimenti obbligazionari, ancora in salita, e anche i tassi dei BTp collocati dal Tesoro che, come ampiamente prevedibile, hanno subito un aumento per attestarsi in alcuni casi su massimi pluriennali. In particolare, i titoli italiani con scadenza a 5 anni sono stati ieri assegnati a13,09%, 28 centesimi in più rispetto al mese scorso per un livello che non si vedeva dal settembre 2013. I decennali hanno invece offerto un rendimento del 3,76%, che supera di 3o centesimi quello dell’ultima asta e rappresenta il massimo dal gennaio 2014.
Maximillian Cellino, Il Sole 24 Ore
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Banche centrali e dati macro stroncano il recupero delle borse
Rimbalzo delle borse, missione fallita. Ieri i listini europei sembravano avviati verso un robusto recupero, ma nel primo pomeriggio, in coincidenza con un avvio burrascoso per Wall Street, una serie di fattori hanno fatto girare gli indici di nuovo sotto la parità. Ieri l’ordine dei fattori si è invertito: il Ftse Mib, che in mattinata si era avvicinato al +1,5%, ha chiuso gli scambi in calo dello 0,1% a 21.825 punti. Traiettoria analoga per Cac (-0,2%), Ftse 100 (-0,9%) e Stoxx 600 (-0,7%), mentre è riuscito a tener testa alla flessione il Dax di Francoforte (+0,5%), nonostante il dato sull’inflazione tedesca di agosto al 7,9%, maggiore delle attese. Le cose non sono andate meglio dall’altra parte dell’Atlantico. Le piazze americane hanno reagito con una forte ondata di vendite, che ha portato il Dow Jones a flettere quasi dell’ 1%, l’S&P 500 di oltre l’ 1% e il Nasdaq intorno all’ 1,5%. Non hanno aiutato nemmeno i dati macroeconomici, in particolare l’indice di fiducia dei consumatori.
Marco Capponi, MilanoFinanza
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Futuro del dollaro e inflazione
La crescita globale sta rallentando più rapidamente del previsto e il quadro dell’inflazione è decisamente peggiore. Le banche centrali dei mercati sviluppati e di quelli in via di sviluppo stanno aumentando i tassi di interesse in modo aggressivo, con la Bce che ha sorpreso i mercati con il recente aumento di 50 punti base. Le valute stanno reagendo al cambiamento dei relativi fondamentali macro a cui stiamo assistendo. Crediamo che il dollaro possa continuare la sua ascesa per almeno altri sei mesi. Il dollaro è in rialzo per alcuni validi motivi. L’economia statunitense è più forte di quella delle altre principali economie e la Fed sta attuando una stretta aggressiva per attenuare l’impatto delle pressioni inflazionistiche. In quasi tutto il resto del mondo, la storia è ben diversa. La crescita è debole, l’inflazione è trainata principalmente dai prezzi dell’energia, i salari reali sono fortemente compressi e le banche centrali sono costrette ad effettuare dei rialzi dei tessi che potremmo definire errati. E questo contrasto tra gli Stati Uniti e il resto del mondo che ha determinato tali oscillazioni valutarie.
Jens Sondergaard, MilanoFinanza
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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