SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 2 MARZO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Da blue chip a penny stock: la guerra scuote Sberbank, Rosneft, Gazprom e Lukoil
Da Golia a Davide. O meglio, a penny stock. Gli effetti della guerra voluta da Vladimir Putin hanno innescato un effetto domino che si è esteso inevitabilmente sui mercati finanziari. La riprova arriva dal Dow Jones Russia Gdr, l’indice che replica le società russe quotate a Londra e preso come benchmark a causa della chiusura della borsa russa, precipitato del 98% in due settimane. Il crollo ha spazzato via qualcosa come 572 miliardi di dollari dalla capitalizzazione di mercato di 23 titoli, tra cui Gazprom, Sberbank e Rosneft, rendendole sostanzialmente dei penny stock…
Nicola Carosielli, MF
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Banche, vigilanza in pressing
La Vigilanza alza la guardia sull’esposizione delle banche europee alla Russia. Entrate in vigore le sanzioni finanziarie contro il regime di Vladimir Putin, la Bce e le banche centrali nazionali dell’Eurozona hanno avviato un’approfondita attività di monitoraggio sui rapporti tra gli intermediari del continente e Mosca. Nel dettaglio, come riferito ieri sera da fonti finanziarie, Francoforte starebbe chiedendo formalmente alle banche dati puntuali sull’esposizione diretta e indiretta verso le controparti russe e sulla clientela servita, anche per capire se tra gli affidati vi siano soggetti colpiti dalle sanzioni Ue. Inizialmente gli approfondimenti avrebbero riguardato solo gli istituti più presenti sul mercato russo come l’austriaca Raiffeisen Bank e le realtà russe attive in Europa come la Vtb, ma il raggio dell’indagine si starebbe progressivamente ampliando. Sotto la lente, oltre ai loan book, ci sarebbero anche la liquidità e le attività di trading, con una particolare attenzione per il mercato delle valute su cui il rublo sta tracollando…
Luca Gualtieri, MF
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Tim, arriva il sì del cda allo scorporo della rete Perdite per 8,7 miliardi
Pietro Labriola ricompatta un cda lungo e diviso che dopo otto ore di acceso confronto approva ad unanimità una maxi pulizia di bilancio che porta Tim a una perdita di 8,7 miliardi nel 2021. Inoltre, incassa il mandato a negoziare la vendita delle torri di Inwit e approva ad unanimità gli obiettivi del piano industriale 2022-2024, incluso il processo di separazione di Telecom Italia tra la società dei servizi ServiceCo, da quella della rete, detta Netco, che poi dovrebbe fondersi con la rivale Open Fiber. Oggi si terrà infatti un apposito consiglio della Cassa Depositi e Prestiti (azionista con il 60% di Open Fiber e al 9,8% di Tim) per discutere del progetto di rete unica, che punta a mettere insieme i cavi sottomarini di Sparkle, l’infrastruttura primaria e secondaria di Tim con quella del gruppo della fibra guidato da Mauro Rossetti…
Sara Bennewitz, Repubblica
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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