SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 28 SETTEMBRE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
Ecco i cinque motivi della bufera inglese
I motivi sono tanti. Sta di fatto che, se non fosse intervenuta la Bank of England ieri, la Gran Bretagna sarebbe stata davvero nei guai. E, anche dopo l’intervento, non è certo fuori pericolo, dato che sarà temporaneo. Ed è proprio questa la lezione che la Gran Bretagna di Liz Truss sta dando al mondo: nessuno, neppure una delle maggiori economie del globo, neppure un Paese fuori dall’euro e dai vincoli europei, neppure un Paese che ha un debito pubblico contenuto a191% del Pil, può permettersi politiche fiscali incomprensibili che fanno salire il debito statale. Tutto è iniziato venerdì scorso, quando la neo Premier Liz Truss ha annunciato la più espansiva manovra fiscale degli ultimi 5o anni. Una manovra che taglia le tasse soprattutto ai ricchi, finanziata aumentando il deficit, che attualmente si trova al 5% del Pil e che – secondo Scope Ratings – arriverà al 7%. Di conseguenza salirà anche il debito pubblico, fino a sfiorare II 100%.
Longo Morya, Il Sole 24 Ore
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Orcel frena sulle fusioni, Castagna invece apre a Mps risanata
Nell’ultimo anno, la banca di piazza Gae Aulenti ha considerato diverse acquisizioni, da Mps a Banco Bpm senza trascurare gli obiettivi esteri. Alla Germania, per esempio, e più nel dettaglio a Commerzbank, Orcel avrebbe guardato nell’inverno scorso ribadendo poi l’interesse per quel mercato nelle scorse settimane. L’istituto italiano starebbe guardando anche ad altre geografie. La Scandinavia potrebbe infatti essere il teatro ideale di un’acquisizione nel mondo pagamenti, mentre in diverse banche d’affari si specula su un interesse di Unicredit per la Spagna. Tutte opzioni rimaste però in stand-by, come del resto conferma la cautela di Orcel. Diversa la posizione espressa ieri da Castagna. Secondo il banchiere, dopo il lungo lavoro di ristrutturazione fatto finora, Banco Bpm prenderà in considerazione solo matrimoni con banche risanate. Uno scenario che, a determinate condizioni, non esclude il Montepaschi.
Luca Gualtieri, MilanoFinanza
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L’effetto prezzi frena gli investimenti del Pnrr
Dei 191,5 miliardi assegnati all’Italia dal Recovery ne restano da spendere 17o L’aumento dei costi delle materie prime negli appalti e la messa a punto delle procedure innovative dei bandi di gara hanno frenato la spesa dei fondi assegnati all’Italia con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. A frenare la spesa dei fondi del Pnrr è stata, come detto, soprattutto l’impennata dei costi delle opere pubbliche. E questo nonostante il Governo, come ricorda il ministro dell’Economia, sia Intervenuto per incrementare i fondi destinati a compensare i maggiori costi, sia per le opere in corso di realizzazione sia per quelle del Piano. Nel primo decreto Aiuti, infatti, il Governo ha stanziando oltre 10,5 miliardi per far fronte agli extracosti sostenuti dalle imprese. Di questi, 7,5 miliardi sono per le opere del Pnrr. L’attenzione ora è rivolta ai 55 obiettivi di fine anno che consentono l’accesso alla terza rata del Pnrr da 19 miliardi, al netto dell’anticipo ricevuto nell’estate del 2021, di cui 10,3 miliardi sono prestiti e il resto sono contributi a fondo perduto.
M. Mo. —G. Tr. , Il Sole 24 Ore
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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