SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 22 GIUGNO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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La mescolanza corretta di politiche monetarie e fiscali per rilanciare la Ue
Dopo aver fornito una risposta efficace allo shock pandemico grazie alla combinazione fra politiche monetarie non convenzionali e flessibili, politiche nazionali di bilancio espansive e politiche fiscali accentrate crescenti (anche se temporanee), le iniziative di politica economica dell’Unione europea (Ue) stanno oggi incontrando difficoltà nel fronteggiare le code negative della pandemia e lo shock bellico. Le dinamiche inflazionistiche, innescate dalle strozzature produttive durante il rimbalzo del 2021 e poi drasticamente aggravate dall’impatto dell’invasione russa dell’Ucraina, hanno innanzitutto riguardato le materie prime (in particolare, i beni energetici) e i prodotti alimentari ma si stanno ora estendendo ad altre tipologie di beni e servizi. Esse hanno imposto restrizioni nella politica monetaria della Banca centrale europea (Bce) che, sommandosi ai vincoli produttivi, hanno causato rallentamenti della crescita. L’economia dell’euro area (Ea) rischia, così, di entrare in una fase di stagflazione difficilmente superabile mediante la politica monetaria. Per porre sotto controllo un’inflazione legata all’offerta, questa politica dovrebbe infatti assumere un’intonazione così restrittiva da soffocare ogni ripresa della domanda e da causare una nuova recessione (che sarebbe la quinta nell’Ea dal 2008). D’altro canto, adottando iniziative più graduali e moderate, nel breve termine la Bce rischia di produrre risultati comunque inefficienti. Queste iniziative portano a riduzioni inadeguate dei tassi di inflazione e, al conte, rendono insostenibile la riproduzione di politiche fiscali nazionali espansive degli Stati membri ad alto debito pubblico e impediscono una crescita equilibrata nella Ue. Tali considerazioni mostrano che le attuali difficoltà della politica economica europea dipendono dalla politica monetaria.
Marcello Messori, Sole 24 Ore
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Btp Italia, cosa c’è dietro una raccolta retail sotto le attese a 7,3 miliardi
Il numero 17 non ha portato bene al Btp Italia, almeno a giudicare dall’accoglienza tiepida e ben sotto le attese della vigilia che è stata riservata dai risparmiatori alla diciassettesima edizione del titolo legato all’inflazione italiana. La finestra dei tre giorni di collocamento dedicati ai piccoli risparmiatori si è chiusa con ordini per 7,36 miliardi (quasi 1,4 miliardi di sottoscrizioni ieri), circa la metà rispetto ai 13,9miliardi della precedente emissione di questo tipo collocata dal Mef nel maggio 2020. Va detto che a trainare quest’ultima iniziativa fu il fatto che i proventi erano destinati a finanziare il contrasto all’emergenza Covid, che due anni fa era appena deflagrate. Fatto sta che la raccolta in quell’occasione fu da record: aggiungendo gli ordini di oltre 8,3 miliardi provenienti dagli investitori istituzionali, il totale era stato di 22,3 miliardi, un valore mai registrato prima da questa particolare nicchia del debito nazionale. Questa mattina sarà invece dedicata al collocamento ai gestori. In attesa di verificare se nel corso della giornata i money manager daranno maggior fiducia alle prospettive di questo titolo che scadrà tra otto anni, è opportuno ragionare sui motivi che questa volta hanno raffreddato l’appetito dei piccoli risparmiatori, storicamente propensi a investire in titoli di Stato. Eppure sulla carta i rendimenti proposti sono interessanti in questa fase di inflazione elevata e con poche certezze che torni a scendere nel breve termine.
Paola Valentini, Milano Finanza
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Per cripto-asset la chance di una regolamentazione in linea con la Ue e l’Ocse
La comunicazione della Banca d’Italia del 15 giugno in materia di Dlt e cripto-asset da ricomprendersi nell’alveo della cosiddetta moral suasion dell’Istituto è caratterizzata da una visione olistica sulla materia: non si limita a trattare questioni strettamente legate ai compiti di banca centrale e di autorità di supervisione, ma prende posizione anche su altri aspetti, tra tutti quelli legati alle normative antiriciclaggio e tributaria. Per i profili fiscali, il punto principale è la certezza per operatori e investitori. È questo un tema caro al Governatore, che anche nelle ultime Considerazioni fiscali ha sottolineato, più in generale, l’importanza della certezza del diritto tributario per lo sviluppo e la crescita del sistema economico. Per il settore fintech, è ben nota la mancanza in Italia di una legislazione dedicata. L’Agenzia, rispondendo a richieste dei contribuenti, ha dovuto fare di necessità virtù, assimilando le operazioni in criptoasset, sia per i profili reddituali che transattivi, a fattispecie (come le valute estere) che ben poco hanno a che fare con questo mondo. Mq, vale la pena ribadirlo, il problema è l’assenza di una cornice normativa, non le interpretazioni dell’amministrazione finanziaria. A questa assenza è necessario che il legislatore ponga un termine.
Valerio Vallefuoco, Sole 24 Ore
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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