SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 15 LUGLIO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Mario Draghi, tre ragioni per non dimettersi
Non credo che Mario Draghi abbandonerà in questo momento la responsabilità di presidente del Consiglio. Sarebbe una mancanza di rispetto verso il Paese e i cittadini. E potrebbe intaccare la legacy dello stesso Draghi, il suo posto nella storia. E totalmente comprensibile l’amarezza provata dal presidente Draghi di fronte ai meschini giochi praticati da vari partiti, in tempi recenti e meno recenti, a danno del governo e del Paese. Né si può accettare che i fulmini dei giorni scorsi — scariche incrociate di «ira funesta» — carbonizzino la vita politica. E in tal modo «adducano infiniti lutti» agli italiani, in una fase già piena di difficoltà. L’intervento pacato e fermissimo del presidente Mattarella ha impedito che lo sconquasso si producesse all’istante, ha creato un breve spazio di riflessione e, senza additare nessuno, ha richiamato tutti alla responsabilità. Difficile dire come reagiranno le forze politiche. Dico «forze», ma in realtà sono quasi tutte sofferenti e a brandelli; la «forza» è quella di Draghi. Anche per questo, non solo spero — unendomi al consenso senza precedenti che viene dall’Italia, dall’Europa e dal mondo — ma sono convinto che il capo del governo non lascerà. In primo luogo, per rispetto del Paese. Quando una personalità esterna alla politica viene chiamata dal capo dello Stato e dal Parlamento a larghissima maggioranza a trarre il Paese da situazioni di grave emergenza, quella persona non accetta un prestigioso incarico, nel contesto di un cursus honorum, magari in attesa di una carica ancora più alta…
Mario Monti, Corriere della Sera
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Il fallimento delle banche centrali 10 anni dopo il “Whatever it takes”
“Gli eroi” cantava Francesco Guccini, “son tutti e giovani e belli”. Beh, non proprio tutti. Negli ultimi due decenni, gli eroi per investitori, consumatori e aziende sono stati un gruppo di attempati signori e (più di rado) signore con un superpotere non consueto: la possibilità d’inondare l’economia mondiale con denaro a basso prezzo. Non certo giovani, chissà se belli, ma certamente di successo. I super banchieri centrali – da Ben Bernanke e Janet Yellen negli Usa a Mark Carney in Gran Bretagna, Haruhiko Kuroda in Giappone e, ovviamente, Mario Draghi in Europa – sono riusciti a salvare il pianeta da ben tre crisi: quella finanziaria del 2008, quella della zona euro dal 2009 al 2012 e quella causata dalla pandemia…
Francesco Guerrera, Repubblica Affari&Finanza
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Un euro vale un dollaro, fine del modello Merkel
Tra le pochissime cose che funzionano come sempre, in questi tempi, c’è che di fronte alle crisi e all’incertezza gli investitori comprano dollari. La novità è che vendono anche euro e, infatti, la moneta unica si è indebolita al punto di valere quanto quella americana, per la prima volta in vent’anni. In prospettiva anche meno, dice un gran numero di analisti valutari. Le ragioni di questo ribaltamento di valori tra le due sponde dell’Atlantico sono numerose, alcune interessanti, in quanto segnano la fine di una stagione politico economica nell’Unione europea. Le conseguenze di un euro debole, per parte loro, non è detto che siano quelle classiche. Il sorpasso della moneta unica sul biglietto verde avvenne alla fine de12002 e toccò un massimo a oltre 1,5 dollari per euro nel luglio del 2008. Poi, negli anni successivi, il cambio è un po’ calato, soprattutto tra il 2014 e il 2017, ma è in seguito tomato sopra 1,20 fino alla primavera del 2021. Infine, la discesa, la quale è accelerata nelle ultime tre settimane…
Danilo Taino, L’Economia del Corriere della Sera
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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