SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 15 MARZO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Borse in ordine sparso tra attesa per la Fed Usa e calo delle materie prime
Da 130 a 96 dollari. Le montagne russe del petrolio segnano un -27% in cinque sedute. Numeri per cuori forti e che fanno il paio anche con i ritracciamenti di altre materie prime, tanto nel settore industriale (platino-16%) quanto in quello alimentare (caffè 20%). Nell’ultima settimana il Crbindex – un condensato delle principali commodities globali – ha ceduto il 7%. Solo il tempo ci dirà se si tratta di una semplice correzione o di un’inversione di tendenza ma perché valga la seconda ipotesi i grafici dovrebbero palesare ribassi ancora più importanti. Perché al momento quegli stessi prezzi che fino a poco tempo fa hanno sfidato la gravità verso l’alto stanno, adocchio, semplicemente rifiatando. Quello delle materie prime si conferma un mercato decisamente volatile, secondo nell’arena dei mercati solo a quello delle criptovalute. La verità è che mentre non si fermano le bombe in Ucraina gli investitori fanno davvero fatica in questo contesto a prendere decisioni e a sposare trend definiti. La conferma della confusione arriva osservando l’andamento bipolare di Wall Street e delle Borse europee.
Vito Lops, Sole 24 Ore
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La liquidità dei gestori è ai massimi da 20 anni
Un terzo dei gestori interpellato da Bank of America nel report European Fund Manager Survey, la pubblicazione mensile di BofA Global Research di marzo, mette in evidenza che quasi la metà è preoccupata di non avere sufficienti coperture difensive in questo scenario. E teme un’ulteriore sottoperformance del settore ciclico. Per questa ragione ha tagliato il giudizio sulle banche in maniera netta, dal precedente overweight a underweight, mentre difesa e materie prime vengono promossi per contro a overweight. Il 44% cita il conflitto in Ucraina come il maggiore rischio per i mercati, seguito da una recessione globale, che il 21 % vede come la principale preoccupazione, rispetto all’8% del mese scorso. Il 48% degli investitori considera il non avere sufficienti coperture difensive
Elena Dal Maso, Milano Finanza
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Default russo? Ecco i veri rischi
Il probabile default tecnico del debito pubblico della Russia, che potrebbe scattare a partire da oggi se 117 milioni di interessi dovuti su due bond saranno pagati in rubli e non in dollari, può scatenare un effetto domino sui mercati e creare una tempesta finanziaria globale? Nel precedente default russo del 1998, la crisi rischiò davvero di far vacillare Wall Street. Colpa di uno dei maggiori hedge fund dell’epoca, il Long Term Capital Management (LTCM), che aveva effettuato investimenti miliardari sul debito russo operando con una leva finanziaria spropositata. Stavolta la situazione è diversa perché negli ultimi anni l’indebitamento estero della Russia si è molto ridotto. Secondo l’Institute of International Finance (IIF), il totale delle passività esterne della Russia – dovute ai creditori dallo Stato, dalle società e dai residenti – è sceso dai 733 miliardi di dollari del 2014 a circa 480 miliardi attuali. Di questi, 135 miliardi devono essere ripagati entro un anno.
Alessandro Graziani, Milano Finanza
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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