SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 12 MAGGIO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Sui mercati cambia il vento
Per tutto il primo trimestre dell’anno i mercati hanno avuto un incubo: l’inflazione e la stretta monetaria delle banche centrali. Questo ha causato per i primi mesi del 2022 una vera Caporetto per i titoli di Stato globali. Le Borse invece Borse tenevano. Poi, a guerra inoltrata, il timore del mercato si è spostato più sul rischio di stag-flazione: inflazione elevata ed economia stagnante al tempo stesso. Questo ha quindi colpito, insieme ai bond, anche i mercati azionari. Anche le Borse hanno così iniziato a tracollare. Ma negli ultimi giorni l’ago della bilancia delle paure degli investitori sembra essersi nuovamente spostato un po’: a pesare, nel loro immaginario, ora è più la stagnazione economica (o addirittura il rischio di recessione) che l’inflazione. Forse è per questo che negli ultimi giorni le Borse hanno continuato a scendere, mentre i titoli di Stato hanno ripreso un po’ di flato. Poco. Ma forse è il sintomo che qualche cosa, nella scala delle paure dei mercati, sta cambiando.
Morya Longo, Sole 24 Ore
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Deflussi dall’estero e le banche (per ora) comprano più BTp
Chi comprerà i BTp quando nel corso dell’anno la Bce ridurrà il piano di acquisti straordinari? Le alternative comprendono tre categorie di soggetti: investitori esteri, banche e istituzioni finanziarie italiane, risparmiatori privati domestici. Gli investitori esteri, fiutando il cambiamento in arrivo nelle politiche monetarie di Bce, sono già da agosto 2021 venditori netti di titoli di Stato italiani: il saldo netto del periodo agosto 2021-febbraio 2022, secondo i dati della bilancia dei pagamenti diffusa da Bankitalia, è negativo per oltre 76 miliardi (di cui 10,27 miliardi nei primi due mesi dell’anno in corso). In questo contesto, è di particolare interesse vedere come si stanno muovendo le banche italiane. I dati complessivi del primo trimestre non sono ancora disponibili ma un primo spaccato di rilievo arriva dai conti trimestrali delle maggiori banche che sono stati appena resi noti al mercato. I dati dei 6 maggiori gruppi evidenziano un incremento del 3% dello stock di titoli di Stato.
Alessandro Graziani, Sole 24 Ore
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Criptoallarme rosso
Le stablecoin hanno rivelato negli ultimi giorni la loro natura assai poco stabile. Il rischio di corsa ai riscatti, con possibilità di perdere valore, è stata da tempo evidenziata dalle autorità monetarie globali. Da ultimo la Fed ha osservato nel rapporto sulla stabilità finanziaria che le stablecoin «sono vulnerabili a corse ai riscatti» e «mirano tipicamente a essere convertibili alla pari in dollari, ma sono sostenute da attività che possono perdere valore o diventare illiquide in caso di stress. Di conseguenza, deva no affrontare rischi di rimborso». Queste vulnerabilità, per la banca centrale Usa, «possono essere aggravate dalla mancanza di trasparenza sulla rischiosità e sulla liquidità delle attività a garanzia». Proprio ieri Tether si è rifiutata di dare dettagli sugli asset che proteggono il valore della valuta digitale. Inoltre, ha osservato la Fed, «il crescente utilizzo delle stablecoin per soddisfare i requisiti di margine per il trading con leva di altre criptovalute può amplificare la volatilità della domanda di stablecoin e aumentare i rischi di riscatto».
Francesco Ninfole, MF
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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