SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 10 OTTOBRE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
Bankitalia vede il rallentamento
Prevale il pessimismo. A causa «dell’incertezza imputabile a fattori economici e politici e l’andamento dei prezzi delle materie prime» le aziende italiane hanno una visione dell’economia più fosca, rileva l’indagine condotta dalla Banca d’Italia. «Per quasi un terzo delle aziende, le difficoltà legate al costo dell’energia sono state maggiori che nel trimestre precedente. L’impulso della domanda, che aveva sostenuto l’attività negli ultimi trimestri, è venuto meno e le attese delle imprese non ne prefigurano una ripresa nei prossimi mesi». Segnalata anche una moderata revisione al ribasso dei piani di investimento per il 2022. In questo quadro la Banca d’Italia si attende «un lieve rallentamento» dell’economia nel terzo trimestre e «un impatto negativo più pesante», nel quarto, dagli «alti prezzi dell’energia e il rallentamento mondiale», afferma il direttore generale, Luigi Federico Signorini.
Carlo Marroni, Il Sole 24 Ore
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Perché la Borsa non crede (per ora) alla guerra nucleare
Qualche operatore negli Usa, secondo diversi rumors, avrebbe comprato opzioni call, a sei mesi, sull’indice della volatilità Vix (che ieri danzava a quota 33) con un prezzo d’esercizio oltre il livello di 13o. Un indizio che alcuni potrebbero ipotizzare l’evento estremo. Cioè: le Borse nel loro complesso non paiono, o non vogliono, vedere il terribile elefante che è nella stanza: il rischio dell’escalation nucleare della guerra in Ucraina. E sì che ieri la reazione di Mosca all’attacco sul ponte tra Crimea e Russia è stata terribile. Il tragico pericolo dell’atomica è sul tavolo. Una possibilità la quale, per l’appunto, ad oggi non sembra interessare i listini. La prova? La fornisce lo stesso Vix sull’SeP 500 – l’indice della paura finanziaria (mai come adesso la definizione appare appropriata) – che per ora si mantiene su livelli contenuti.
Vittorio Carlini, Il Sole 24 Ore
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Il Nobel per l’economia a Bernanke
l Nobel premia tre studiosi dedicatisi a capire come le crisi finanziarie avvengono. Per la prima volta la scelta cade anche su un personaggio che si è distinto nella pratica, oltre che nella teoria: Ben Bernanke, presidente della banca centrale Usa quando toccò far fronte al crollo della Lehman Brothers. Sarebbe andata molto peggio nel 2008, ci dice l’Accademia delle scienze svedese, senza gli strumenti forniti dalla ricerca storica di Bernanke sugli anni ’30 e dalle teorizzazioni di Douglas Diamond e Philip Dybvig sulle banche. Ma se comunque una crisi grave il mondo l’ha attraversata, è perché la finanza torna sempre a sfuggire i tentativi di metterla sotto controllo. I tre, tutti americani, prossimi ai 70 anni, ricevono il premio per lavori compiuti quando erano sulla trentina. Le loro idee allora fortemente innovative sono oggi patrimonio comune di chiunque si intenda di economia; e nello stesso tempo aiutano a comprendere come gli stessi problemi possano riprodursi — minacciano di farlo in questi giorni — in forme diverse dal passato.
Stefano Lepri, La Stampa
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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