Banche in saldo in Piazza Affari. Risiko in vista?
Dopo i bruschi cali in Borsa dovuti al Coronavirus, ora bastano 62 miliardi per comprare i maggiori istituti del Paese
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Piazza Affari si prepara a vivere un autunno in grande spolvero. Con il raggiungimento del livello di 25.500 agli inizi di giugno, il FtseMib ha finalmente recuperato quanto perso dall’inizio della pandemia. “Dopo la rovinosa caduta pari circa al 45% nel marzo del 2020, l’indice italiano ha infatti mostrato una fortissima ripresa. Non vi è dubbio che nel breve periodo, soprattutto osservando parametri di natura tecnica, il nostro indice sembra essere arrivato ad un livello che lascia presagire un po’ di consolidamento soprattutto alla luce dell’arrivo dell’estate”, spiega Gianmarco Rania di Banor Capital. Ma guardando un po’ più in là, e secondo le previsioni di Swissquote, “dopo un leggero ritracciamento a seguito della forte fase di momentum attuale, l’indice ritornerà a correre, con un obiettivo di area 27.500 punti per la fine dell’anno”, spiega Stefano Giani.
Se infatti, quella dei 25.000 punti è un’area di prezzi battuta e testata diverse volte nel corso dell’ultimo decennio, “ora ci possono essere diversi buon motivi per essere ottimisti: esiste un buon momentum dei prezzi che potrebbero spingere le quotazioni a livelli più alti; le banche centrali rimangono assolutamente accomodanti, e quindi l’inflazione degli asset continuerà ad aumentare: la liquidità rimarrà sull’azionario perché le altre asset class, a partire dall’obbligazionario, presentano rendimenti potenziali più bassi”.
Terzo, “altri panieri hanno performato meglio nell’ultimo anno: l’Eurostoxx50 è il 6% sopra rispetto ai massimi pre-pandemia, il Dax tedesco del 14% (qui c’è una maggiore concentrazione di titoli industriali) e l’SP500 statunitense addirittura al +26%” spiega Giani.
Inoltre, S&P ha alzato la stima di crescita del Pil al +4.9% nel corso di quest’anno, oltre ad una crescita simile nel corso del 2022. “Il miglioramento dell’outlook inciderà positivamente sulla fiducia dei piccoli e medi imprenditori, ma soprattutto sulla fiducia degli investitori esteri” aggiunge Swissquote suggerendo che è infine atteso “un miglioramento del commercio internazionale e del nostro export: si sa quanto questa variabile sia fondamentale per la nostra economia, nell’Ue siamo infatti il secondo Paese per quanto riguarda il saldo della bilancia commerciale”.
Dati che evidenziano come altri listini in numerosi casi rimangano preferiti al nostro paniere, con una conseguente perdita di competitività delle società che ne fanno parte rispetto ad altri players globali che sono in grado di attrarre più liquidità.
I settori trainanti
Per questo, secondo Swissquote, “sarà fondamentale per la ripresa delle quotazioni del nostro listino e la rottura definitiva di area 25.000, la performance del settore bancario e assicurativo: titoli come Intesa Sanpaolo e Unicredit quotano ampiamente sotto i loro massimi a 5 anni, ma a questi multipli pensiamo possano crescere nel breve/medio periodo”. A dare la scossa sarà anche il settore energetico: “titoli come Eni hanno beneficiato soltanto parzialmente dalla ripresa dei prezzi del petrolio”.
Per Banor, “un’altra ragione della view positiva sull’indice italiano va ritrovata nella sua composizione. Difatti, il FtseMib, a differenza di altri indici europei, è esposto di più a settori legati alla “old economy” come finanziari, utilities e industriali, che più beneficeranno della ripresa economica post-Covid. In particolare, i finanziari (banche e assicurazioni) contano per quasi il 30% dell’indice. Essi, infatti, risultano essere il settore storicamente più sensibile ad un rialzo dei tassi di interesse che normalmente accompagna fasi economiche di natura espansiva. Inoltre, beneficiano del cosiddetto fenomeno dello steepening della curva dei tassi, che innalza i fatturati e gli utili soprattutto nel comparto bancario” spiega Banor aggiungendo che “accanto alle due maggiori entità di credito italiano (Unicredit e Intesa), ci sono poi alcuni istituti di media dimensione (Banco Popolare, BPER e Banca Popolare Sondrio), che rappresentano un target appetibile grazie alla loro dimensione limitata, alla presenza territoriale e alla potenziale creazione di sinergie in caso di fusione”.
Un altro settore che pesa molto sull’indice (23,5%) è quello delle utilities. “A nostro avviso il settore beneficerà nei prossimi anni del forte sviluppo delle energie rinnovabili, caposaldo del EU Next Generation e obiettivo primario del Green Deal Europeo”.
Tra i maggiori Climate Champions (campioni di sostenibilità) a livello europeo c’è Enel, molto esposta agli investimenti nel settore delle energie rinnovabili e in prima linea nella corsa alla decarbonizzazione del settore energetico. Da sola Enel rappresenta quasi il 18% del FtseMib.
Infine, un’ultima area molto presente nell’ indice è quella degli industriali e di tutti quei settori legati al recupero post pandemico e alle riaperture. “Pensiamo ad esempio al settore delle costruzioni ed infrastrutture, alle quali il PNRR alloca più di 30 miliardi di euro, o al turismo, che è andato dal 13% del PIL nel 2019 a solo il 7% nel 2020 e ha perduto quasi il 50% durante la crisi. Il governo stanzierà circa 8 miliardi di euro a tutela di uno dei settori più strategici dell’economia italiana.
Tra le società più interessanti in questo ambito (anche se non presenti direttamente nell’indice FtseMib) ci sono Buzzi, Webuild e Marr, la cui capitalizzazione di mercato è solamente una frazione (tra 1-4 miliardi) del totale degli investimenti previsti nei rispettivi settori” conclude Banor.
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