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Le aziende coinvolte attivamente in operazioni di fusione e acquisizione (dal valore superiore a 100 milioni di dollari) dal 2008 al 2018 hanno surclassato il mercato in media del 3,1%
Stringere accordi di M&A ha portato migliori rendimenti agli azionisti negli ultimi dieci anni: lo dimostrano inequivocabilmente i dati sull’M&A globale raccolti dal Quarterly Deal Performance Monitor (Qdpm) di Willis Towers Watson. In base all’andamento del prezzo delle azioni, le aziende coinvolte attivamente in accordi di M&A (dal valore superiore a 100 milioni di dollari) dal 2008 al 2018 hanno surclassato il mercato in media del 3,1%, dimostrando come l’M&A sia stato uno strumento efficace per accrescerne il valore.
“Alcuni imprenditori sostengono che la crescita organica sia migliore rispetto a quella per via esterna, ma i risultati dell’ultimo decennio dovrebbero spingere le aziende a mettere in discussione questa visione tradizionale – commenta Edoardo Cesarini, managing director di Willis Towers Watson – I nostri dati mostrano che le imprese che hanno compiuto acquisizioni con metodicità hanno superato in modo consistente quelle che invece se ne sono tenute alla larga. L’M&A, in breve, si è rivelata una strategia di successo per una crescita redditizia”.
In particolare, secondo lo studio svolto a livello globale da Willis Towers Watson in collaborazione con Cass Business School, i rendimenti migliori sono stati generati dalle acquisizioni enormi, quelle dal valore stimato superiore ai 10 miliardi di dollari, che hanno superato l’indice di riferimento del 4,3 per cento. Le grandi aquisizioni, valutate oltre il miliardo, sono andate in negativo del 2,9%, mentre gli accordi di media entità, da 100 milioni a 1 miliardo di dollari, hanno superato l’indice solo dello 0,1 per cento.
Su base “regionale”, i numeri migliori sono delle aziende dell’Asia Pacifico, con una media dell’8,3% sviluppatasi per dieci anni. Tuttavia, “le oscillazioni profonde avvenute in questa regione hanno visto gli acquirenti impossibilitati a generare valore negli ultimi sette trimestre consecutivi”, sottolinea lo studio. Gli europei che hanno portato a termine gli accordi di acquisizione, invece, oltre a superare del 3,7% i concorrenti organici nella propria area, sono stati più costanti rispetto a tutte le altre regioni, portando in media un rendimento positivo ai propri azionisti nel corso di nove degli ultimi dieci anni. Per contro, gli acquirenti stanziati negli Usa hanno surclassato il proprio indice regionale appena dell’1,5 per cento.
“Acquisizioni e fusioni sono operazioni ricorrenti e il successo non è mai garantito, specie negli ultimi anni che hanno visto una maggiore difficoltà nel portare a termine un accordo senza danneggiare il valore per gli azionisti – aggiunge Matteo Fiocchi, head of executive compensation and strategic reward di Willis Towers Watson – Quando si ha una visione di lungo termine, però, lo storico successo dell’M&A come strategia di crescita assume un forte rilievo. La nostra analisi suggerisce che le aziende debbano focalizzarsi maggiormente sulla crescita inorganica per soddisfare le aspettative degli investitori. E, proprio come abbiamo potuto osservare negli ultimi dieci anni, i vincitori saranno coloro che entreranno in partita e impareranno a giocare al meglio”.