Il populismo in quattro fasi
Passata l'euforia e l'attaccamento iniziale, ci si avvia verso la crisi. Che secondo Kelly (Aberdeen) potrebbe arrivare già quest'anno, quando inizieranno a manifestarsi gli effetti negativi delle politiche mondiali
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“Nel 2018 la volatilità è tornata ad essere al centro dell’attenzione. Sia a febbraio che nel terzo trimestre, l’indice che misura la volatilità globale (VIX), ha raggiunto livelli mai visti da più di cinque anni”. Franz Weis, gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest, rileva che “siamo lontani dai tempi in cui il bull market era supportato da abbondanti, consistenti e visibili flussi di liquidità, da crescenti valutazioni e bassissima volatilità. Il passaggio da un mercato azionario guidato dalla liquidità a un mercato che si poggia sui fondamentali economici ha determinato più turbolenza, in quanto il nuovo percorso è meno visibile e più soggetto a imprevisti del ciclo”.
A complicare ulteriormente le cose, “la politica è ritornata al centro della scena nel 2018. La guerra commerciale di Trump con la Cina e l’Europa ha avuto un forte impatto negativo su diversi settori. In Europa, l’esito della Brexit e gli agitati rapporti tra Italia e Ue hanno pesato anche sul sentiment”.
“Le agitazioni del mercato – continua l’economista – si riflettono anche sul timore degli investitori che l’economia statunitense abbia raggiunto il picco della crescita e che una possibile recessione sia in arrivo a seguito della reflazione fiscale e monetaria senza precedenti degli ultimi anni. Dopo l’eccellente 2017 guidato da una ripresa globale sincronizzata, l’Europa è ricaduta nel suo percorso abituale di crescita ridotta”.
Inoltre “la forte volatilità del 2018 ha innescato una netta rotazione settoriale, dai titoli ad alto rischio e ciclici a quelli più difensivi. I titoli growth hanno beneficiato dell’umore positivo della prima parte dell’anno per poi essere soggetti a una forte svendita a favore di titoli più difensivi, con il ritorno dell’avversione al rischio a seguito dell’aumento dei rendimenti obbligazionari Usa e del deterioramento delle prospettive per l’economia globale”.
“Considerate le molte nuvole all’orizzonte, è probabile che i mercati continueranno ad essere volatili”, conclude Weis.
