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Tra gennaio e marzo sono esplose le quotazioni, soprattutto negli Usa, ai massimi da due decenni, ma anche l’Europa ha visto grande fermento. Atteso un secondo quarter altrettanto vivace
Dopo un primo trimestre davvero effervescente sulle Ipo, che ha visto un boom di nuove quotazioni e di capitali raccolti, gli investitori si interrogano su quello che dovrebbero aspettarsi nel secondo. Nel periodo da gennaio a marzo, il mercato Usa delle Ipo ha registrato il trimestre più vivace degli ultimi due decenni, con 100 matricole (che salgono a 114 contando anche i primi 20 giorni di aprile) approdate a Wall Street. Con una raccolta totale di capitali per 39,2 miliardi di dollari, secondo i dati di Renaissance Capital. Ma anche il mercato europeo si è difeso abbastanza bene: le società del Vecchio Continente hanno raccolto capitali per 19,55 miliardi di dollari attraverso le procedure di quotazione nel primo trimestre dell’anno, che è stato il più ricco dal 2015 in poi, secondo i dati di Refinitiv. E, a detta dei banchieri, anche la pattuglia di aspiranti matricole che dovrebbero debuttare nel prossimo futuro, in Usa e in Europa, è piuttosto nutrita.
Tornando nel dettaglio agli Stati Uniti, i dati segnalano che il settore interessato dal maggior numero di quotazioni a Wall Street è stato l’healthcare, con un mix di società biotech e di fornitori di servizi medico-sanitari, ma l’industria che ha primeggiato in termini di raccolta di capitale è stata quella del tech. Ben nove Ipo – capitanate dal colosso dell’ecommerce coreano Coupang e da società focalizzate sui consumi come Bumble, Affirm e Oscar – hanno raccolto nel trimestre cifre superiori al miliardo di dollari, un record storico.
Anche in termini di performance i debutti sui listini Usa sono stati molto positivi, con una media di rialzi del 31% nel primo giorno di quotazione. Il copione solitamente ha visto poi un affievolimento dell’entusiasmo nelle sedute successive al debutto, ma in ogni caso la performance media delle matricole è stata di tutto rispetto, intorno a rialzi del 14%. A livello di diversificazione geografica, ben 38 matricole quotate a Wall Street nel periodo provenivano da Paesi al di fuori degli Stati Uniti.
Oltre ai dati sulle Ipo vere e proprie, un altro aspetto particolare da segnalare nel trimestre è stato il boom delle cosiddette Spac (special purpose investment company, cioè veicoli di investimento che mirano ad acquisire società e poi a quotarsi in Borsa, per raccogliere risorse per la società acquisita che si ritrova così, automaticamente, quotata). Nel primo trimestre 2021 l’attività delle Spac negli Usa è stata più alta che in tutto il 2020, con 298 veicoli che si sono quotati.
E la pipeline per il secondo trimestre promette un altro periodo scoppiettante, anche se le condizioni dei mercati sembrano meno favorevoli rispetto ai primi tre mesi, a causa di un aumento della volatilità. I filing per la quotazione indicano che al momento c’è una novantina di società pronte a scaldare i motori per Wall Street, soprattutto nei settori dell’healthcare, della tecnologia e degli industriali, con obiettivi di raccolta totali che superano i 90 miliardi di dollari, secondo Renaissance Capital.
In Europa, il flop della quotazione di Deliveroo ha un tantino smorzato l’entusiasmo per le prossime matricole. Tuttavia, i dati sulle richieste di ammissione e sull’attività delle banche sembra suggerire che anche il secondo trimestre potrebbe evidenziare una vivacità analoga al primo. Saadi Soudavar, head of equity capital markets EMEA di Deutsche Bank, ha dichiarato a Reuters che, a giudicare dalla loro pipeline di Ipo, il secondo trimestre potrebbe addirittura essere più intenso del primo.
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