Space economy, “un piccolo passo per l’investitore…”
Missioni, esperimenti scientifici, tecnologie, attività imprenditoriali e sogni si fondono in quello che è atteso come il prossimo “giant leap” dell’economia globale
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Un’economia maggiormente sostenibile aiuterebbe ad avere degli oceani più sani. Avere una blue economy più avveniristica aiuterebbe a raggiungere l’obiettivo di un’economia più green. Quello con gli oceani è un rapporto essenziale ed è ciò che si evince dall’annuale indagine Blue Economy Report dell’Unione Europea, che afferma che il settore comprende “4,45 milioni di lavoratori e genera circa 667,2 miliardi di euro di fatturato”.
Eppure, secondo il WWF, circa 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate ogni anno nelle acque del mondo e metà delle barriere coralline sono scomparse. L’oceano assorbe il 30% delle nostre emissioni di CO2 e questo contribuisce a un’ingente contaminazione dell’ecosistema marino. Per questo gli investimenti in blue economy sono sia un’opportunità di investimento che un passo in più verso un’economia maggiormente sostenibile.
Nel 2021 la Blue Economy è tornata a crescere del +9,3%, rispetto all’arresto del 2020, portando 56 miliardi di euro di valore aggiunto generato da imprese del settore. Questa era la fotografia che ne dava l’analisi del Centro Studi Tagliacarne nel X Rapporto dell’Economia del mare. Il più recente report europeo, di cui sopra, stima invece che per la fine del 2022 il settore raggiungerà una crescita del +3,1%, riprendendo in parte i ritmi pre-pandemici.

“Investire nella Blue Economy”, si legge nel documento, “richiede l’interazione e la cooperazione di strumenti finanziari a livello locale, nazionale e internazionale, forniti da diversi tipi di stakeholder”. L’investimento in blue economy affronta diversi rischi: “la necessità di un quadro normativo e politico più efficiente, con maggiore trasparenza sulle attività sostenibili” afferma l’indagine, ma anche dello “sviluppo di una più ampia gamma di strumenti finanziari e di partnership”, assieme allo “sviluppo di assicurazioni e di altre misure di mitigazione del rischio”.
Il report poi specifica che investire oggi 2,54 miliardi di euro nelle maggiori asset class del settore (e quindi produzione eolica offshore, trasporto marittimo internazionale e conservazione delle mangrovie) “generebbe un ritorno netto di 14,11 miliardi di euro entro il 2050, con un rapporto costi-benefici di oltre 5:18”.

“Se fosse gestito in modo sostenibile, il raccolto marino globale potrebbe aumentare del 13% rispetto ai livelli attuali” afferma Jamie Jenkins, managing director e head of global Esg Equities di Columbia Threadneedle Investments. “Passare a queste nuove pratiche di gestione sostenibile”, specifica Jenkins, “significa promuovere le tecnologie pulite, investire nelle energie rinnovabili e sostenere la circolarità dei materiali per ridurre i rifiuti. Comporta quindi il ripristino, la protezione e la manutenzione degli ecosistemi marini. In ultima analisi, fornisce benefici sociali ed economici sia per le generazioni attuali che per quelle future”.
L’Unione Europea, infatti, ha definito la Blue Economy essenziale per raggiungere gli obiettivi del Green Deal Europeo e contrastare i cambiamenti climatici. “Settori chiave per raggiungere questi obiettivi” afferma Sara Venturi, equity portfolio manager di Arca Fondi Sgr che ha creato, a giugno 2022, il fondo tematico Arca Blue Leaders, “non saranno solo quelli delle Utility, dell’energia rinnovabile (soprattutto offshore), ma tutte le branche dell’economia dovranno investire per ottenere un uso più efficiente e sostenibile delle risorse idriche”.
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