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L’economista boccia l’estensione a nuovi settori del diritto di veto: un ulteriore freno per economia e investimenti. “Il ruolo dello Stato diventa troppo ingombrante”
Il diritto di veto che il Governo italiano si riserva su operazioni di acquisizione di aziende strategiche per l’economia nazionale (golden power) riguardava la difesa, la sicurezza nazionale, l’energia, i trasporti e le comunicazioni. Il Dl Liquidità ha ampliato questo perimetro al settore assicurativo, quello del credito, la finanza, l’acqua, la salute e la cybersicurezza. Una scelta difensiva corretta in un momento economico difficile, o una mossa che finirà per danneggiare business e libero mercato? Andrea Giuricin, economista dell’Università Bicocca di Milano, ne ha parlato a FocusRisparmio guardando agli effetti concreti della norma sulla contendibilità di questi settori e delle società che ne fanno parte.
Come valuta l’estensione della golden power? Si tratta di uno strumento efficace?
La golden power è uno strumento che tende a limitare l’arrivo di investimenti esteri. Indubbiamente l’Italia ha invece il problema opposto, vale a dire vi è una mancanza da parte di aziende internazionali nell’investire nel nostro paese. Le motivazioni sono varie, ma in generale l’Italia gode di una scarsa attrattività dovuta a un sistema non certo efficiente. Pensiamo alla burocrazia, al peso delle tasse o a un sistema giudiziario troppo lento: ecco tutte queste caratteristiche non hanno ultimamente aiutato l’Italia proprio da un punto di vista di attrattività degli investimenti. La golden power dovrebbe essere un’eccezione e non una regola. Estendendola si rischia di mettere fuori dal panorama di investitori globali il nostro paese.
Ci sono settori che avrebbe incluso e che sono rimasti fuori da questo “cappello normativo” o al contrario settori che non andavano coinvolti?
A mio parere l’estensione fatta è fuori luogo. È chiaro che la turbolenza esiste sui mercati, ma è anche chiaro che l’economia resta globale e pensare di limitare sempre di più gli investimenti, solo renderà meno rilevante il nostro paese all’interno dell’economia mondiale.
Che senso può avere inserito anche il settore alimentare? Ma anche il settore delle telecomunicazioni è per forza da inserire in questa lista? Non è che facendo così, solo abbattiamo ulteriormente il valore di certe aziende?
Il nazionalismo serve a ben poco ed è molto pericoloso per l’Italia che rimane un paese aperto quando lo si guarda dal punto di vista dell’export. Mi sembra che sempre la golden power vada a braccetto con la voglia di nazionalizzare della nostra classe politica: un ruolo dello Stato sempre più ingombrante.
Anche altri paesi hanno adottato misure analoghe?
Certamente si sta notando che c’è una recrudescenza del nazionalismo economico. Questo rischia di essere un ulteriore freno all’economia, proprio nel momento in cui si sta affrontando la più grave crisi economica dalla seconda guerra mondiale. Copiare gli errori di altri, non è certo un merito. Piuttosto l’Italia, essendo un paese votato all’export e quindi all’apertura economica, dovrebbe cercare di non fare adottare agli altri paesi misure similari di golden power. L’Italia dovrebbe quindi, almeno in sede europea, cercare di spingere per fare adottare una politica non di blocco degli investimenti, ma di apertura. È chiaro che l’Italia da sola può fare ben poco, ma se una posizione di forza venisse adottata dall’Unione Europea, il gioco sarebbe completamente diverso.
Ritiene che per i settori considerati si abbassi il livello di contendibilità e quindi, a livello di investimenti, un certo interesse?
Sicuramente si abbassa il livello di contendibilità e bloccare l’arrivo di investimenti stranieri non aiuta certo l’economia italiana. Non è questa la strada per l’Italia, che ripeto essere un paese aperto proprio per via della sua forte vocazione all’export. Chiudersi in una sorta di nazionalismo economico, così come obiettivo dichiarato dalla golden power estesa, a mio parere è un pessimo segnale.
O al contrario il nuovo carattere difensivo può essere visto come un porto sicuro?
Il mondo post covid19 sarà certamente diverso. La globalizzazione sarà certamente diversa, come abbiamo visto dai problemi alle catene logistiche e del valore che si sono palesate durante i differenti blocchi. Chiudersi tuttavia a riccio in un nazionalismo provinciale non aiuta il paese. Lo rende solo più incline ad un declino veloce.