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Secondo Nomoto di Columbia Threadneedle, ci sono tre driver principali a favore dell’equity: “riforma della corporate governance, miglioramento della produttività e maggiore competitività”
“Nelle ultime settimane abbiamo incrementato ulteriormente la nostra esposizione alle azioni giapponesi, alla luce di catalizzatori di breve periodo quali: l’accelerazione degli utili societari bottom-up; indicazioni che la riforma a livello aziendale in atto accresce il rendimento per gli azionisti; aspettative economiche solide; il calo dei rischi politici in seguito alla netta vittoria del premier Abe alle recenti elezioni anticipate; e il fatto che il settore privato nipponico sia fortemente esposto, da un punto di vista operativo, al miglioramento generalizzato della congiuntura mondiale”. Con queste parole, Daisuke Nomoto, responsabile mercati azionari Giappone di Columbia Threadneedle Investments, esprime tutta la sua positività sul futuro del Sol Levante, tre trend principali a favore dell’equity giapponese nel 2018: “Il primo è la riforma della corporate governance, poi il miglioramento della produttività e infine la maggiore competitività delle società nipponiche”.
Ma quali sono i principali effetti della riforma della corporate governance?
I temi di discussione con i dirigenti delle società giapponesi sono cambiati significativamente nell’ultimo decennio, spostandosi verso la strategia aziendale a lungo termine o ancora verso le relazioni mandante/mandatario. Questo sviluppo positivo è il risultato dell’introduzione della riforma della corporate governance due anni fa, che ha gradualmente contribuito a incrementare la redditività del capitale proprio delle società nipponiche. Crediamo che una migliore corporate governance continuerà a contribuire a liberare il valore inespresso nelle azioni giapponesi.
Due dei principali obiettivi degli incentivi di corporate governance sono: eliminare i conflitti d’interesse che esistono tra il management e gli azionisti; assicurare che gli asset della società vengano utilizzati in modo efficace nel migliore interesse degli stakeholder. Vi è una correlazione positiva tra il livello della governance societaria migliorata e il Roe delle società giapponesi.
E sull’andamento dei dividendi ? Quali sono le vostre aspettative?
La Financial Services Agency giapponese ha proposto uno “Stewardship Code”, che intende promuovere una crescita sostenibile delle aziende in aggiunta al conseguimento di rendimenti d’investimento equi per i clienti e i beneficiari. Stiamo quindi osservando un netto incremento dei dividendi da parte delle società nipponiche, nonché il lancio di programmi di riacquisto di azioni proprie. A fronte di una liquidità totale nei bilanci delle aziende giapponesi pari a un livello senza precedenti di oltre 250.000 miliardi di yen, è probabile che queste ultime continueranno a incrementare i dividendi, effettueranno maggiori operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e avvieranno ulteriori programmi di riacquisto di azioni proprie per attenuare l’impatto negativo sul Roe dell’eccessiva liquidità in bilancio. La restituzione della liquidità in eccesso agli azionisti, o l’impiego di quest’ultima per investimenti, rappresentano decisioni di gestione ragionevoli in quanto i saldi di liquidità producono un rendimento nullo, o talvolta negativo, al netto dell’inflazione. Siamo convinti che gli investitori premieranno le società che generano un free cash flow sostenibile, che ottengono rendimenti nettamente superiori al loro costo del capitale e che effettuano regolarmente operazioni sul capitale favorevoli agli azionisti.
Quali sono stati gli effetti delle riforme di Abe sul mercato del lavoro?
Il premier Abe ha portato avanti riforme del mercato del lavoro con l’obiettivo di incentivare le donne e i pensionati a tornare al lavoro, incrementando il tasso di partecipazione alle forze di lavoro. Le diverse iniziative del governo stanno iniziando a portare i frutti sperati: circa 1,5 milioni di donne giapponesi si sono aggiunte alla forza lavoro negli ultimi quattro anni e il tasso di partecipazione femminile è salito al 68%, ossia di otto punti percentuali negli ultimi 15 anni, colmando il divario con gli Stati Uniti (dati Ocse). Inoltre, il numero totale di dipendenti è cresciuto di oltre 2,4 milioni negli ultimi quattro anni. La deregolamentazione della struttura del lavoro in Giappone è in atto e ha l’obiettivo di incrementare i salari e fornire migliori opportunità di carriera ai lavoratori non a tempo pieno. Nell’ambito delle riforme strutturali di Abe, il governo ha introdotto il concetto di pari remunerazione a parità di lavoro, chiamato Hatarakikata-Kaikaku, con l’obiettivo di migliorare la produttività del lavoro. Stando al rapporto di McKinsey intitolato The Future of Japan: Reigniting Productivity and Growth, se il Giappone riuscirà a raddoppiare il suo tasso di produttività potrebbe spingere la crescita del Pil a circa il 3% e ottenere un incremento del Pil che potrebbe arrivare fino al 30% entro il 2025.