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Nel 2020 sono raddoppiati gli investimenti. Rinnovabili, infrastrutture e logistica i settori preferiti. Fra i più attivi nel proprio paese ci sono il fondo norvegese, quello saudita e il russo che ha supportato la ricerca per il vaccino Sputnik
La crisi del Covid19 si è rivelata una ghiotta occasione per i grandi fondi sovrani di raddoppiare gli investimenti diretti in economia reale. Lo dice il rapporto annuale dell’International Forum of Sovereign Wealth Funds (Ifswf), una rete globale di fondi sovrani in quasi 40 paesi, “Continuity in the Face of Upheaval”. Fra le associate figurano nomi di spicco come il Government Pension Fund Global norvegese – il fondo sovrano più grande al mondo – e i Fondi per gli investimenti di Russia e Arabia Saudita.
Dallo studio emerge che gli investimenti diretti dei fondi sovrani sono saliti da 35,9 miliardi di dollari del 2019 – quando l’ammontare degli investimenti diretti era sceso sui minimi dal 2015 – a 65,9 miliardi di dollari nel 2020. Fra le allocazioni strategiche figurano i settori delle energie rinnovabili, l’e-commerce e la logistica, la produzione alimentare.

“I nostri dati rivelano che i fondi sovrani si sono attenuti alle loro strategie di investimento e hanno dispiegato il capitale in modo finanziariamente motivato e in linea con i loro mandati”, spiega Duncan Bonfield, ceo di Ifswf.
Fondi sovrani a sostegno delle economie nazionali
Fra i trend che emergono molto chiaramente dal rapporto, molti fondi sovrani sono stati chiamati a sostenere la risposta del loro governo alla pandemia. Di conseguenza – si legge – i fondi con il mandato di investire a livello nazionale hanno investito più di quelli che investono nei mercati finanziari internazionali.
Per quei paesi che avevano a disposizione un fondo sovrano è stato quindi più facile “disporre di uno spazio fiscale sufficiente per aumentare la spesa, rispondendo alle emergenze e abbassando le tasse quando necessario”, spiega il report, che cita il caso del più grande fondo sovrano del mondo, il Government Pension Fund Global norvegese, dal quale lo scorso ottobre il governo ha ritirato circa 37 miliardi di dollari (pari al 3% degli impegni) per far fronte alla crescente spesa del paese dovuta alla pandemia.
O, ancora, il Turkey Wealth Fund che ha investito 5,8 miliardi di dollari, principalmente per consolidare il settore assicurativo e bancario locale e per acquisire una partecipazione del 26,2% nell’operatore di telefonia mobile Turkcell. TWF è riuscita ad attrarre anche investimenti stranieri, vendendo il 10% della borsa di Istanbul Borsa İstanbul alla Qatar Investment Authority (QIA) per 200 milioni.
Risposta diretta alla pandemia
Alcuni fondi sovrani istituiti per scopi strategici sono stati coinvolti più direttamente nella risposta politica del loro governo durante la pandemia, con fondi specifici stanziati per sostenere l’economia locale, ma senza allontanarsi dallo scopo principale dei fondi sovrani.
Uno dei migliori esempi citati da Ifswf è l’Ireland Strategic Investment Fund, che ha stanziato 2 miliardi di euro per un Fondo di stabilizzazione e ripresa della pandemia (Psrf) attraverso il quale ha investito nella compagnia aerea nazionale Aer Lingus come parte del pacchetto di sostegno economico e sociale del governo in risposta alla pandemia Covid.
Altri fondi di investimento sovrano hanno guidato gli sforzi del loro paese nella lotta al virus. Il Fondo russo per gli investimenti diretti è stato più visibile nella lotta contro il coronavirus costruendo diverse partnership internazionali in progetti per rilevare la polmonite, nei sistemi diagnostici del coronavirus e nei farmaci antivirali, inizialmente utilizzati per combattere i peggiori sintomi di Covid. Infine, nel novembre 2020, il Fondo ha registrato il primo vaccino al mondo contro il coronavirus – lo Sputnik V – sviluppato dal Gamaleya National Research Institute of Epidemiology and Microbiology.
A sostegno del clima
In modo trasversale a tutti i settori, l’attività degli investitori sovrani nel 2020 è stata caratterizzata più che in passato dall’impegno nel contrasto ai cambiamenti climatici: il report conta 23 investimenti per un valore di oltre 2 miliardi di dollari – una somma in aumento di quattro volte rispetto a quella investita nel 2016 – in settori legati al cambiamento climatico, come agritech, progetti di riforestazione ed energie rinnovabili.
“In qualità di investitori a lungo termine, i fondi sovrani continuano a sostenere le tendenze a lungo termine che abbracciano soluzioni per il cambiamento climatico e la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio”, chiosa Bonfield.
In breve – conclude il rapporto – le relazioni tra i fondi sovrani e le rispettive economie domestiche rimangono centrali. “Sebbene ad alcuni di loro sia specificamente vietato investire a livello nazionale, nel tempo il numero di fondi di investimento sovrani con il mandato di attrarre capitali nei loro mercati locali è in aumento, poiché gli investitori devono affrontare rendimenti decrescenti dai mercati azionari internazionali in un contesto di tassi di interesse bassi”.
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