Etf, la sostenibilità traina la raccolta
Crescono le strategie con esposizioni più ampie. Asset a 250 miliardi nel 2028. E sempre più prodotti passivi sul mercato, targati Lyxor, BlackRock, Ubs AM
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I green bond sovrani sono una delle principali chiavi di espansione per il mercato Esg. “Ogni investitore può e deve avere una strategia di green all’interno del proprio portafogli portafoglio obbligazionario”, commenta François Millet, head di Etf strategy, Esg e innovation di Lyxor Asset Management presentando Lyxor Euro Government Green Bond (DR) Ucits Etf, il primo Etf che replica l’indice Solactive Euro Government Green Bond, che a sua volta rappresenta le performance delle emissioni green sovrane dell’Eurozona con un rating investment grade. Un’altra frontiera conquistata.
Finora, secondo i dati mostrati nel corso della presentazione via web, sono 22 i Paesi emittenti che hanno messo sul mercato obbligazioni per 97,7 miliardi di dollari al 30 dicembre 2020. Al momento l’88% del mercato è europeo (37 bond e 17 Paesi). Francia e Germania fanno per ora la parte del leone, rispettivamente con oltre 40 miliardi e poco più di 20 miliardi di emissioni, seguite da Olanda e Italia intorno ai dieci miliardi, ma la domanda è in espansione così come i Paesi pronti a cavalcale l’onda. La crescita, secondo le stime degli esperti, sarà impetuosa.
“In generale il mercato dei green bond sta esplodendo, ma l’ambito a vantare il maggiore spazio di crescita, e quindi a prevedere maggiori opportunità, è proprio quello delle emissioni sovrane verdi che godono di un avvio ritardato rispetto all’ambito privato e destinato a replicare il successo, più generale, del mercato delle emissioni green fino a qualche anno fa circoscritto nei volumi negli emittenti e oggi in pieno boom”, sostiene Sean Kidney, ceo di Climate Bonds Initiative, che si attende che i volumi delle emissioni verdi sovrane tocchino i 225 miliardi nel giro dei prossimi due anni sempre nell’ambito dell’Eurozona. In arrivo sul mercato dovrebbero esserci emissioni sovrane green di Gran Bretagna, Spagna, Serbia, Romania, Colombia, Canada, Kenya, Ghana, Costa D’Avorio, Senegal, Pakistan, Filippine, Uzbekistan. Se poi, in teoria, lo scopo è sempre uguale (raccogliere fondi da destinare a progetti Esg), gli Stati secondo Kidney, si distinguono nella strategia, con la Francia che mantiene il primato con emissioni sempre più importanti e la Germania, a seguire, che sta completano e stabilizzando la curva anche nei green bond.
Complessivamente il controvalore delle emissioni verdi e dintorni presenti sul mercato, secondo la definizione utilizzata dalla slide presentata di Climate Bond Initiative presentata nel corso del webinar di Lyxor, sul mercato ha toccato quota 1700 miliardi di dollari (di cui 1000, secondo le stime, emessi nel 2021) e quanto prima dovrebbe superare i 2000 miliardi (nel 2014 le emissioni green avevano un volume di 50 miliardi circa). La Climate Bonds Initiative prevede una crescita dell’80% del mercato nel 2021 rispetto al 2020.

Lyxor ha lanciato il primo Etf obbligazionario verde nel 2017, uno strumento che oggi ha raggiunto i 570 miliardi di euro di patrimonio in gestione. “Come pioniere del mercato degli Etf green bond, Lyxor è impegnato in uno sforzo costante volto a favorirne l’evoluzione, come testimonia la quotazione di questo nuovo Etf”, aggiunge Philippe Baché, head del fixed income Etf product di Lyxor Asset Management.
“Il green nel mercato degli Etf non è un trend ma è qui per restare e rappresenta la trasformazione del mercato. Già oggi il 45% nei net new asset europei sono Esg e la percentuale andrà aumentando nel tempo”, sostiene Millet, secondo cui gli Etf stanno “democratizzando l’accesso e le opportunità di diversificazione anche nell’ambito delle emissioni green”. E in Italia, “l’appetito è particolarmente elevato”, aggiunge. Si stima che la domanda di Etf verdi da parte del Paese sia pari al 23% del vecchio Continente.
L’Etf lanciato da Lyxor Asset Management e quotato su Euronext arriva quindi in un momento di una forte crescita del mercato delle obbligazioni green, sostenuto dagli obiettivi ambiziosi previsti dalla Ue per il raggiungimento della neutralità carbonica attraverso misure di protezione del clima e piani di stimolo verso un’economia più verde. Per rientrare nell’indice le emissioni devono essere approvate dal Climate Bond Initiative, essere denominate in euro, avere almeno un anno di durata e vantare volume di almeno di 300 milioni di euro.
Intanto sul fronte normativo, la Commissione Europea ha proposto un regolamento su una norma volontaria europea per le obbligazioni verdi (EUGBS, European Green Bond Standard) per introdurre uno standard a cui gli emittenti privati e sovrani) potranno aderire volontariamente. L’obiettivo principale è quello di creare un nuovo standard di riferimento per le obbligazioni verdi a cui confrontare e, idealmente, allineare gli altri standard di mercato.
Lo standard di riferimento si riferisce all’uso che le imprese e le autorità pubbliche possono fare di questi strumenti per raccogliere fondi sui mercati dei capitali nel rispetto di requisiti i di sostenibilità e proteggendo gli investitori dai fenomeni di greenwashing.
In particolare, il quadro proposto prevede quattro requisiti principali:
1. i fondi raccolti dall’obbligazione dovranno essere interamente assegnati a progetti conformi al regolamento tassonomia;
2. deve esserci piena trasparenza sulle modalità di assegnazione dei proventi delle obbligazioni;
3. le obbligazioni verdi dell’UE devono essere controllate da un revisore esterno. È prevista in questo caso una flessibilità specifica e limitata per gli emittenti sovrani;
4. i revisori esterni devono essere registrati e controllati dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. È prevista in questo caso una flessibilità specifica e limitata per gli emittenti sovrani.
La proposta della Commissione sarà presentata al Parlamento europeo e al Consiglio nell’ambito della procedura co-legislativa.
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