Elezioni italiane, i gestori: “Esito incerto ma niente panico, non è come nel 2011”
2 marzo 2018
di Eugenio Montesano
4,30 min
Piazza Affari: scenari e strategie in vista del voto. Secondo i fund manager italiani e internazionali, almeno nel breve termine il mercato non dovrebbe risentire del risultato che verrà fuori dalle urne. Permane tuttavia l’incognita delle riforme di lungo periodo.
Elezioni italiane e volatilità di breve: sono davvero un non-evento, come dicono alcuni commentatori? Almeno finora, i mercati non sembrano scontare il rischio dell’incertezza politica: lo spread decennale sui Btp è ai minimi e ciò è in larga parte dovuto alla nuova legge elettorale che potrebbe addirittura far sì che il primo partito, la prima coalizione e il partito con più seggi siano tre soggetti diversi.
Secondo una visione diffusa di economisti e analisti, una fiammata di volatilità potrebbe arrivare dal perdurare dell’incertezza nel tentativo di trovare un equilibrio stabile dopo il voto, ma la variabile chiave resta sempre la crescita, che nel breve termine è ancora ben supportata anche grazie all’intervento della Banca centrale europea guidata da Mario Draghi.
L’incognita politica spaventa dunque i mercati meno che in passato, sia perché l’eurozona è in crescita e appare più resiliente rispetto ai tempi della crisi del debito sovrano che coinvolse i paesi della cosiddetta “periferia” europea, compresa l’Italia, sia perché tutti i maggiori partiti hanno abbandonato posizioni di contrapposizione nei confronti della Ue.
Ma se nel breve termine – qualora i risultati che prevedono i sondaggi fossero rispettati con un buon margine di errore – neanche una situazione complessa dovrebbe creare quell’incertezza capace di spaventare i mercati internazionali, nel medio-lungo periodo le prospettive mutano sensibilmente.
Per quanto le ultime rilevazioni sullo stato di salute dell’economia italiana mostrino segnali incoraggianti, con una ripresa trainata principalmente dai settori domestici, i recenti risultati in termini di Pil (1,5% nel 2017) restano inferiori alla media UE (2,5%). Un parlamento sospeso o un governo di coalizione dalla tenuta incerta, che non dovessero avere la forza di attuare le riforme necessarie a rinsaldare la crescita, può costituire un fattore di volatilità con possibili ripercussioni da effetto-domino? Alla vigilia delle elezioni di domenica 4 marzo, lo abbiamo chiesto ad alcuni gestori di fondi italiani e internazionali.
Neutrali sul voto, ma c’è valore nei titoli di Stato
Dan Ivascyn, direttore investimenti di Pimco e star manager del fondo obbligazionario flessibile Pimco Income
Per Dan Ivascyn, direttore investimenti di Pimco e star manager del fondo obbligazionario flessibile Pimco Income, l’esposizione ai governativi italiani offre un buon rendimento rispetto ad altri bond europei, e relativamente a basso rischio.
Nel complesso, ai livelli attuali siamo prevalentemente neutrali sull’Italia. Riteniamo che le condizioni favorevoli – date da fondamentali economici positivi e dalle aspettative che l’incertezza politica possa dissiparsi nel breve termine – compensino pienamente i venti contrari del rischio politico di lungo termine e della fine del sostegno della Bce ai titoli di Stato, con il programma di QE che terminerà nel 2018.
All’interno dei nostri portafogli globali intendiamo mantenere le esposizioni ai titoli di stato italiani. Le obbligazioni italiane offrono una discreta fonte di carry in uno scenario di valutazioni ai massimi, sono eccezionalmente liquide se paragonate a quelle di altri paesi periferici e gli spread potrebbero ulteriormente contrarsi con il proseguimento della ripresa economica dell’eurozona.
Investitori tranquilli grazie alla Bce
John Taylor, gestore fixed income di AllianceBernstein
Lo stato di salute dell’economia europea e la certezza che la Bce non farà mancare il suo supporto sono i fattori che per John Taylor, gestore fixed income di AllianceBernstein, spiegano la calma piatta dei mercati di fronte al voto in Italia.
Gli spread dei titoli di Stato della Penisola si sono assottigliati. I mercati sembrano meno preoccupati di quanto non fossero alla vigilia delle presidenziali francesi dello scorso anno, momento in cui si è assistito ad un forte allargamento dei differenziali del debito transalpino. Perché le due reazioni sono diverse?
In primo luogo, lo stato di salute dell’economia europea è più solido rispetto a 12 mesi fa. La crescita dell’eurozona potrebbe raggiungere il 3% nel 2018; le basi economiche e l’irripidimento della curva di rendimento dovrebbe essere di supporto per la futura redditività di aziende e banche del vecchio continente; e gli istituti italiani hanno fatto molto per ridurre i portafogli di crediti deteriorati che gravavano sui bilanci.
Infine, è da notare come, nonostante gli spread sui titoli governativi italiani si siano ridotti, questi hanno comunque generalmente fatto peggio rispetto al resto d’Europa. Tra i titoli decennali, il rendimento di quelli italiani è superiore di 50 punti base rispetto ai bond sovrani spagnoli e di 20 punti base rispetto a quelli del Portogallo che solo recentemente hanno riguadagnato lo stato di investment grade. Tale differenza nelle performance suggerisce dunque come un premio di rischio sia comunque contemplato.
Il sentiment dei mercati deve essere interpretato alla luce di Bce e QE. Se da un lato gli acquisti dell’Eurotower si avviano a terminare, dall’altro l’istituto di Francoforte sembra intenzionato a non ridurre la mole del suo bilancio, continuando quindi a reinvestire cedole e importi a scadenza. Il supporto della Bce certo non verrà a mancare.
Crescita deludente, siamo scarsamente investiti
Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy
Per Maurizio Novelli, gestore del fondo Lemanik Global Strategy, l’impatto delle elezioni italiana va largamente ridimensionato.
Non credo che sia un evento potenzialmente destabilizzante. In Italia si farà un governo di coalizione. Qualche impatto di breve termine è possibile ma il lungo periodo dipende più dal contesto globale che dalla politica Italiana.
Non abbiamo investimenti significativi sull’Italia salvo qualche posizione marginale sui bond. La crescita dell’economia continuerà a deludere rispetto alla media UE a causa dell’eccesso di debito che continuerà ad imporre politiche fiscali restrittive.
Pochi rischi all’orizzonte, ma preoccupano banche e debito pubblico
James de Bunsen, gestore multi asset di Janus Henderson Investors
James de Bunsen, gestore multi asset di Janus Henderson Investors, ritiene che il risultato elettorale non farà precipitare i mercati, per quanto una fiammata di volatilità all’indomani del voto debba essere messa in conto.
Riteniamo che i rischi intorno alle elezioni italiane si siano dissipati in modo significativo. Lo scenario attuale presuppone due rischi principali: da un lato esiste la possibilità che non si formi un governo stabile, dall’altro che, in una coalizione governativa, primeggi la Lega Nord.
Crediamo che il primo scenario non avrà un impatto significativo sui mercati, in quanto si tratta di un esito piuttosto “standard” delle elezioni italiane e dal momento che, recentemente, molti altri Paesi europei hanno funzionato perfettamente in mancanza di un governo, anche per lunghi periodi (tra questi la Germania, il Belgio e i Paesi Bassi). Per quanto riguarda il secondo scenario, si tratta piuttosto di un’incognita.
A nostro avviso, i rischi reali per l’Italia sono incentrati sul rapporto tra il debito cronico e il Pil del Paese, su un’economia stagnante e su un settore bancario ancora instabile. La mancanza di un esecutivo forte – esito potenzialmente derivante da un risultato elettorale inconcludente – rende ancora meno probabile che tali questioni saranno affrontate con fermezza. Ad ogni modo, non crediamo che il risultato elettorale in sé e per sé farà precipitare i mercati, quanto più riteniamo che si registrerà una piccola ondata di volatilità a livello regionale.
Rischio paese contenuto, c’è il supporto degli investitori stranieri
Alessandro Tentori, direttore investimenti di AXA Investment Managers Italia
Secondo Alessandro Tentori, direttore investimenti di AXA Investment Managers Italia, a livello finanziario gli asset italiani continueranno a fare bene, mentre a livello politico l’Europa è impegnata su fronti più urgenti.
Sono molto ottimista per quanto riguarda la performance relativa degli asset italiani. I mercati sembrano rimuovere parte di quel “rischio paese” che avevano prezzato alla fine del 2017. Rimane uno spread abbastanza marcato tra Btp e Bono spagnoli, ma il comportamento degli investitori stranieri fa ben sperare.
Dal punto di vista del rischio strettamente politico, andrebbe anche considerato lo stato in cui versa il potere in Europa: La Cancelliera Merkel è impegnata nella quadratura del cerchio in seno al Bundestag, mentre il Presidente Macron ambisce a progetti di unità europea. Entrambi sono completamente assorbiti dai loro progetti e non si possono permettere di prestare troppa attenzione alle elezioni italiane, a maggior ragione nell’attuale contesto di crescita e di potenziale, lenta riduzione del debito pubblico.
Quali sono i possibili scenari per l’Italia dopo il voto di marzo e le implicazioni sulla Borsa? Massimo Trabattoni, responsabile azionario Italia di Kairos, analizza le prospettive di Piazza Affari a breve e lungo termine.
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