I mercati ora hanno bisogno di utili
L'attenuarsi dei timori macroeconomici ha alimentato una sorprendente ripresa del mercato nonostante un rallentamento dei profitti. Ma ora c'è bisogno di una spinta. L'analisi di Mfs
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Una flessione degli utili è spesso associata a una potenziale correzione del mercato. In prima battuta questo potrebbe essere valido, ma il tutto risulta essere analiticamente più complicato poiché sarebbe irrazionale da parte degli investitori ignorare le lezioni apprese in passato, secondo Sébastien Galy, sr. macro strategist di Nordea Asset Management. “Una contrazione degli utili deriva dall’incremento dei salari e del costo del capitale rispetto al fatturato. Nelle fasi finali di un ciclo economico, un’economia al di sopra dell’output gap tende a favorire il lavoro in un contesto di politica monetaria più rigida”, spiega infatti.
Ora dunque è necessario capire, a detta dell’esperto, “se la Fed possa articolare un atterraggio morbido o se si possa andare incontro a un impatto violento. Il mercato azionario guarderà oltre questo calo degli utili puntando al prossimo ciclo economico”. Per quanto riguarda i settori ad alta crescita, per Galy “l’alto tasso di sconto dei relativi flussi di cassa li rende altamente sensibili a questa temporanea contrazione. Di contro, i settori più maturi appaiono meno esposti a tutto ciò”.
Il mercato ha ragione ad aspettarsi un atterraggio morbido all’inizio del 2020? Ci sono buone probabilità, assicura. “Abbiamo visto una riduzione degli utili e una conseguente recessione degli stessi nel primo trimestre mentre le azioni andavano a ruba per gentile concessione della pausa prolungata della Fed – argomenta -. La riduzione degli utili è meccanica: le stime sono orientate al passato e condizionate dalle società, di conseguenza le informazioni messe a disposizione risultano in qualche modo limitate. Questa è considerata un’analisi bottom-up in contrapposizione con quella top-down effettuata dagli asset allocators. Un’occhiata alle conference call e alle linee guida del calcolo degli utili aiuta a delineare un quadro prospettico dei settori più maturi, di quelli in sviluppo e delle sfide che devono affrontare. Ad esempio, la società Kit Kat ha potere di determinazione dei prezzi in Usa, ma non in Europa o Giappone. Da questo schema di dati qualitativi si può procedere con ulteriori verifiche, corroborando la visione top-down. Mentre si notano segnali di pressione inflazionistica in alcuni settori maturi a bassa specializzazione, si riscontrano solo pochi casi di capex elevate”.
Insomma, la problematica attuale riguarda meno gli utili e più il quadro geopolitico, conclude l’esperto. “L’imposizione di maggiori dazi alla Cina, nonostante il vice Premier Liu si sia recato a Washington D.C. a negoziare un accordo, non lascia intendere nulla di buono. Gli Usa dovrebbero fare un passo indietro per evitare un danno reputazionale alla Cina: stiamo assistendo all’inizio di una strategia orientata a salvarsi la faccia. In primo luogo, non ci sono lacune imbarazzanti nell’amministrazione americana e in secondo luogo l’atteggiamento di Trump viene attualmente considerato isolato e frutto del suo temperamento. Detto ciò, la Cina recentemente ha calcato troppo la mano e potrebbe farlo nuovamente dando per scontato che l’amministrazione americana sia preoccupata dalla correzione del mercato. In realtà la preoccupazione principale dell’entourage di Trump è la sua rielezione, che potrebbe comportare un’espansione dei dazi. La questione perciò è capire se i Cinesi possano cedere per primi prediligendo la crescita a breve anziché i loro obiettivi di lungo termine. Sfortunatamente, i prossimi giorni potrebbero essere abbastanza instabili”.
