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Lazard Asset Management: “Un portafoglio di circa cinque temi dovrebbe generare rendimenti robusti e differenziati, offrendo nel contempo semplici vantaggi in termini di diversificazione”
Il boom dei prodotti tematici nei portafogli degli investitori non è una moda passeggera ma una vera e propria esigenza dettata dai grandi cambiamenti strutturali dovuti alle innovazioni tecnologiche e ai nuovi modi di vivere delle persone. Molti di questi temi, però, non sono facili da rintracciare.
“Per la maggior parte degli investitori, un portafoglio costituito da più temi in evoluzione, costruito avvalendosi di strumenti sia fondamentali che quantitativi, è l’approccio migliore poiché rappresenta una fonte di rendimento valida e differenziata”, sostengono i responsabili per le strategie Global Thematic Equity di Lazard Asset Management, autori di una guida agli investimenti tematici che FocusRisparmio ha potuto visionare in anteprima.
Perché i tematici? “Come minimo, gli investitori possono avvalersi di un portafoglio azionario a lungo termine costruito opportunamente allo scopo di diversificare l’asset allocation, affiancandolo ad approcci più tradizionali”, si legge nello studio.
Quanto investire? “Sulla base della nostra esperienza, un portafoglio di circa cinque temi dovrebbe generare rendimenti robusti e differenziati, offrendo nel contempo semplici vantaggi in termini di diversificazione”, spiegano gli analisti.
Come si costruisce un portafoglio tematico
Gli specialisti tematici impiegano molto tempo nella selezione dei temi, in particolare nel caso dei portafogli multi-tematici dove le componenti possono essere molte e cambiare velocemente. “Il processo di costruzione del nostro portafoglio parte da una decisione importante: la selezione dei temi”, spiegano da Lazard AM.
Il secondo punto sottolineato dalla casa di gestione è che investire a lungo termine non significa acquistare uno strumento e conservarlo in portafoglio per sempre. “Secondo noi – dicono – i veri investimenti tematici dovrebbero avere una durata determinata e, quando sono pienamente scontati dal mercato, dovrebbero evolversi oppure essere eliminati dal portafoglio. Comunque, i temi in evoluzione sono più complessi da sviluppare, da gestire e anche da commercializzare”.
Evitare le ridondanze
Nella costruzione di un portafoglio tematico la parola d’ordine dovrebbe essere flessibilità. Una possibile soluzione al problema per i gestori di strategie multi-tematiche è di consentire l’evoluzione dei temi nel tempo, riducendo il rischio che una tesi di investimento diventi ridondante. Quest’approccio tematico “dinamico” richiede maggiore trasparenza e comunicazione rispetto agli approcci “statici”, tuttavia risolve i problemi legati al mandato che abbiamo illustrato e innegabilmente riflette meglio l’intrinseco dinamismo del sistema capitalista, una forza costante del cambiamento strutturale delle aziende.
“Quando l’eliminazione di un tema non rappresenta una crisi esistenziale per un gestore, bensì una decisione di allocation, può essere affrontata in modo più distaccato”.
Oltre ad allineare gli incentivi – spiega il report – un portafoglio multi-tematico offre importanti vantaggi in termini di diversificazione. “Secondo la nostra analisi, combinando circa cinque temi in un portafoglio si ottiene la maggior parte dei vantaggi derivanti dalla diversificazione tematica, riducendo la deviazione standard complessiva del portafoglio (vedi figura). Circa cinque è il numero giusto di temi per una strategia che punta al rendimento, ma anche a sfruttare i vantaggi della diversificazione. Incrementando a dieci il numero di temi in portafoglio è possibile accrescere il grado di certezza sulla deviazione standard”.
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