A settembre si tifa Merkel
In realtà, in molti ritengono che l’esito delle elezioni tedesche sia ininfluente. Ma per evitare rischi inutili meglio conservare lo status quo.
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago-Set 2017 |
Un anno e poco più dal referendum su Brexit. E il commento più facile di tutti è che si è fatto molto rumore per nulla.
Almeno per gli investitori. “Il Regno Unito è nel caos – sintetizza la situazione Chris Iggo, responsabile investimenti obbligazionari di Axa Investment Managers – ma vi sarebbe andata bene se aveste investito in strumenti finanziari britannici dopo quell’epocale venerdì mattina di un anno fa. È difficile non essere pessimisti in merito alla politica e all’economia del Paese, tuttavia le prospettive positive su scala globale potrebbero far salire ancora gli investimenti in sterlina”.
Una situazione paradossale, in cui a rimetterci è stata finora solo la Gran Bretagna. E nei prossimi mesi il conto da pagare potrebbe rivelarsi perfino più salato. Cosa è successo dunque in questo anno e come si evolveranno e con quali conseguenze i rapporti tra Regno Unito e Ue? Focus Risparmio
lo ha chiesto ai capi economisti delle Sgr internazionali.
IL BILANCIO A UN ANNO

“Dopo 12 mesi le negoziazioni per la Brexit sono finalmente iniziate – dice Neil Williams, chief economist di Hermes Investment Management – ma già l’ipotesi di calendario proposto sembra troppo ottimistica: il termine delle negoziazioni è stato fissato a novembre 2018, 6 mesi per la ratifica di Bruxelles e un periodo di almeno 2 anni per un adeguamento soft entro le elezioni previste per il 2022. La sfida per i politici inglesi è quella di rimanere quanto più vicino possibile al tavolo delle trattative con l’Europa, al fine di poter continuare a mantenere i migliori accordi di scambio e soprattutto le regolamentazioni che disciplinano i servizi”.
E a oggi, i rapporti futuri tra Regno Unito e Unione Europea non sono ancora chiari, “come non sono chiare le prospettive economiche per il Paese né il suo futuro politico – aggiunge Iggo – Il governo è debole, l’opposizione promuove un programma politico da sinistra radicale, la Banca d’Inghilterra sembra avere visioni contrastanti sulla necessità di alzare i tassi, la moneta è debole e i cittadini sembrano profondamente divisi su molte tematiche, tra cui la Brexit, l’immigrazione, la lotta al terrorismo e la natura stessa del modello socioeconomico che ha prevalso per molti decenni”.
Come se non bastasse, “i primi resoconti sui negoziati per la Brexit in corso a Bruxelles dimostrano che il Regno Unito è già dovuto scendere a compromessi e che la posizione dell’Ue è chiara, mentre quella del governo britannico è confusa – sottolinea ancora l’esperto di Axa Im – Si discute molto di soft e hard Brexit nel Paese, ma la posizione dell’Ue sembra molto più netta: Brexit sì o Brexit no. Il fatto è che le prospettive sono ancora indefinite e, con un governo debole, potrebbero restare poco chiare ancora a lungo. Io credo che potremmo arrivare a un’altra consultazione elettorale oppure a un altro referendum prima che si giunga a un accordo definitivo. A mio giudizio, il rischio politico nel Regno Unito resterà alto”.

GILT E AZIONI SONO CRESCIUTI
Cosa è successo nel frattempo sui mercati? I Gilt sono stati protagonisti di una forte volatilità. E oggi il rendimento è fermo all’1,04%. Alla vigilia dell’elezione di Trump era allo 0,5% e subito dopo all’1,54%. Insomma, ha avuto un maggior impatto la politica Usa che quella interna sulle obbligazioni britanniche. Inoltre, dopo essere crollato all’inizio, il valore ponderato per gli scambi commerciali della sterlina è sceso solamente di un paio di punti percentuali rispetto ai giorni immediatamente dopo il referendum.
Infine, le azioni. L’indice Ftse-100 è salito del 17% circa dal referendum. Persino l’indice mid-cap, che dovrebbe riflettere meglio la situazione economica nel Regno Unito, è salito di oltre il 30% dai minimi raggiunti il 27 giugno di un anno fa, il lunedì post-voto. Come si spiegano queste performance? “Soprattutto attraverso fattori globali – risponde
Iggo – È stata e continua a essere una fase rialzista per il mercato globale. Le prospettive macroeconomiche globali indicano una crescita discreta e un miglioramento, al punto che le stime di consensus prevedono una crescita mondiale del 3,3% per quest’anno e leggermente superiore
nel 2018”.
L’ECONOMIA BRITANNICA ALLA PROVA

A un certo punto, però, il cambio di passo c’è stato. “Se nella fase immediatamente successiva al voto su Brexit l’impatto del referendum era stato positivo sulla crescita economica, progressivamente, fin dall’inizio del 2017, la situazione è cambiata – spiega Philippe Waechter, chief economist di Natixis Asset Management – È cambiato il trend dei prezzi del mercato immobiliare che non sono più su livelli elevati, si intravedono rischi sugli investimenti diretti esteri e il tasso di inflazione è ormai vicino al 3%”. Anzi, viaggiava a maggio intorno al 3,7%, come rileva Williams “ma la combinazione di una sterlina più debole e del rialzo del greggio potrebbero trainarlo al 4%. Sarà tuttavia più un’inflazione da costi che un’inflazione da domanda, che potrebbe essere annullata da un rialzo dei tassi pari a 25 punti base. In assenza di un aumento dei salari reali, è improbabile che vi sia un rialzo dei tassi più aggressivo”.
La cosa peggiore di tutte è che all’orizzonte “non vi è nulla in vista in grado di offrire un vantaggio specifico che possa compensare l’uscita dal mercato unico e supportare una rinnovata strategia di crescita – afferma ancora Waechter – Ed è il motivo per cui anche gli investitori internazionali hanno deciso di limitare gli investimenti nel Regno Unito.
Vediamo un Regno Unito che si attende un comportamento morbido dall’Ue per limitare l’impatto negativo che si inizia a percepire. Non riusciamo a pensare a un tale comportamento da parte dell’Unione europea, che non intende creare un precedente e manterrà quindi una linea dura a spese dell’economia britannica. Gli effetti negativi continueranno fino a quando non verrà definito un nuovo quadro più chiaro. Il che potrebbe richiedere anni”.
