Fed, Bce e Brexit non fermano Messico, Australia e Corea
Gam: "Una alpha-generating strategy avrebbe il potenziale per generare valore indipendentemente dalla performance dei tradizionali mercati di rischio"
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Da inizio 2019 il focus della Brexit si è spostato dal processo di negoziazione tra Ue e Uk alle dinamiche interne della politica britannica. L’accordo raggiunto tra il governo e Bruxelles non ha trovato finora un supporto parlamentare sufficiente a garantirne la ratifica. Tanto da aver indotto il Consiglio europeo a concedere una proroga tecnica della scadenza fino al 12 aprile, affinché la questione possa essere ricomposta.
Nel frattempo, anche il rischio di scenari alternativi diventa più rilevante, secondo l’analisi di Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management. “Sono molteplici gli scenari (sia in caso di approvazione dell’accordo che in caso contrario) che porterebbero alla necessità di indire elezioni generali. I mercati si troveranno a quel punto nella necessità di valutare non solo le implicazioni della permanenza o dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ma anche la probabilità di un cambiamento di governo (dai conservatori ai laburisti) le cui implicazioni in materia politica economica e fiscale sarebbero sostanziali”.
La partita si gioca ora, nei tempi brevi imposti dalle imminenti elezioni europee, tra tre scenari alternativi. Ecco quali sono secondo Pictet Am e il loro possibile impatto sul cambio sterlina/dollaro, che in questo momento quota intorno a 1,32 ed è un indicatore abbastanza affidabile della forza competitiva dell’economia britannica.
Soft Brexit. “Il Consiglio europeo ha concesso al Regno Unito un’estensione tecnica, dal 29 marzo al 12 aprile, perché il Parlamento inglese approvi il deal superando le divergenze di politiche interna – spiega Piersimoni -. In seno all’Europa è al momento prevalsa la linea tedesca di Angela Merkel, favorevole a un’uscita ordinata, rispetto alla linea intransigente contraria ad ulteriori estensioni sponsorizzata, fra gli altri, dalla Francia di Emmanuel Macron. Se Theresa May riuscisse nell’intento di ottenere la ratifica dell’accordo da parte dei “Commons” – ipotesi che per Pictet Am ha una probabilità di verificarsi, a questo punto, non superiore al 20% – il Paese avrebbe dunque tempo fino al 22 maggio per emanare i regolamenti attuativi ed eseguire un’uscita ordinata. Questo scenario potrebbe vedere un recupero del cambio sterlina/dollaro verso quota 1,40. Di fatto, tuttavia, questa possibilità è, molto probabilmente, legata alla disponibilità del partito laburista di garantire il proprio appoggio a tale accordo: la contropartita da parte della May potrebbero essere nuove elezioni generali le cui implicazioni sulla sterlina non tarderebbero a farsi sentire riducendo (anche sostanzialmente) il potenziale al rialzo della valuta inglese”.
Ritiro dell’art. 50 o estensione condizionata. “Il ritiro dell’articolo 50, ma anche un’estensione lunga “condizionata” concessa dall’Ue, potrebbero generare scenari diversi – continua poi l’esperto -. L’apprezzamento del mercato rispetto alla rimozione, almeno temporanea, della Brexit potrebbe essere di breve durata nell’ipotesi di una simultanea crisi politica che implichi elezioni generali anticipate. A tale scenario i gestori di Pictet AM attribuiscono ora una probabilità vicina al 40% e vedono un iniziale rialzo della sterlina in area 1,42. La possibilità, invece, che dallo scenario di ritiro dell’art. 50 o di estensione condizionata si sviluppino le condizioni per un nuovo referendum sono limitate a non più del 10%. Il potenziale di apprezzamento della sterlina in questo scenario sarebbe ben superiore – 1,50 – ferme restando le implicazioni negative di eventuali elezioni generali abbinate a tale scenario che verrebbero successivamente (o anche contestualmente) prezzate”.
Crash out. “Questo scenario – conclude -, considerato un rischio estremo ma altamente improbabile dai mercati, secondo i gestori di Pictet Am va valutato con più attenzione. Nello scenario di prevedibile mancata approvazione della proposta del primo ministro inglese, l’opzione successiva del ritiro dell’art. 50 potrebbe trovare, nel parlamento inglese, resistenze tali da non poter essere superate nel brevissimo tempo a disposizione prima della scadenza del 12 aprile. La valutazione del rischio di crash out non sembra adeguatamente prezzata dalla Sterlina ai corsi attuali. In tale scenario estremo, a cui i gestori di Pictet Am attribuiscono una probabilità del 30%, la sterlina subirebbe un deprezzamento sostanziale contro il dollaro americano con un obbiettivo non lontano da 1,10. Le implicazioni negative delle inevitabili elezioni generali in questo scenario lascerebbero presagire scenari ancor più negativi per la valuta inglese”.
