Exor investe nei tacchi a spillo di Louboutin (e balza in Borsa)
La holding di casa Agnelli acquista il 24% del celebre marchio di scarpe per 541 milioni di euro e si rafforza ulteriormente nel lusso. Boom sull'azionario (+5%)
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*Pezzo chiuso il 20/4/2021, aggiornato il 21/4/2021 dopo il comunicato giunto nella notte, che sospende il progetto
Per adesso il progetto della Superleague, che ha sollevato un polverone tanto nel mondo del calcio quanto in quello politico, è stato sospeso a seguito della defezione di sei club britannici e alla manifestazione di dubbi da parte di due squadre spagnole. A ritirarsi, dopo le polemiche, sono stati Manchester City, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Tottenham e Arsenal. Mentre Atletico Madrid e Barcellona hanno tentennato ma hanno rimesso la decisione ai soci. Il presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin ha espresso soddisfazione dopo aver saputo dell’abbandono delle squadre britanniche: “Ho detto ieri che è ammirevole ammettere un errore e questi club hanno fatto un grosso errore”. Anche Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ha dichiarato alla Reuters che dopo l’uscita di scena delle inglesi “evidentemente non è il caso” che il progetto prenda vita.
“La Super League europea è convinta che l’attuale status quo del calcio europeo debba cambiare”, si legge nel comunicato che annuncia lo stop al progetto, per il momento. “Proponiamo un nuovo progetto europeo perché il sistema esistente non funziona. La nostra proposta mira a consentire allo sport di evolversi generando risorse e stabilità per l’intera piramide del calcio, anche aiutando a superare le difficoltà finanziarie incontrate dall’intera comunità calcistica a causa della pandemia. Fornirebbe anche pagamenti di solidarietà a tutte le parti interessate del calcio”.
Ma come nasce l’idea della Superlega? Prima di tutto come un grande business. A livello finanziario il regista è Jp Morgan e in ballo, al di là dei giudizi sportivi, ci sono interessi miliardari. Secondo Florentino Perez, presidente del Real Madrid e uno degli ideatori della nuova competizione, lo scopo di questa super novità del pallone mondiale e quella di “coprire le perdite dovute alla crisi”.
D’altra parte, i numeri del settore non sono buoni. Nel 2020, nel gioco professionale maschile, sono stati completati 17.077 trasferimenti internazionali, con un calo del 5,4% rispetto al 2019. E si tratta del primo segno meno dal 2010 (fonte Global Transfer Market Report 2020 di Fifa). Inoltre, il dato aggregato dei debiti dei 12 club che hanno aderito alla Superlega, calcolato da Kpmg Football Benchmark in base ai bilanci al 30 giugno 2020, è di 2,7 miliardi. Il Tottenham – che dopo le polemiche e le proteste dei tifosi si è ritirato dal progetto – è il club più indebitato con 685 milioni, utilizzati “principalmente per la costruzione del nuovo stadio”, seguito dal Manchester, altra squadra uscita dall’iniziativa, con 524 milioni. La Juve con 390 milioni (scesi a 358 alla fine del 2020) e l’Inter con 322 milioni occupano il terzo e il quarto posto, il Milan con 104 milioni è ottavo.
Il modello economico del calcio europeo è diventato “sempre più insostenibile”, osserva Andrea Sartori, Global Head Sports di Kpmg, sul sito della società di consulenza. Nonostante le norme sul fair play finanziario dell’Uefa “l’industria non è riuscita a controllare in modo appropriato i costi dei club, in particolare gli stipendi, con i compensi inflazionati dei giocatori, accoppiati ai crescenti costi di trasferimento e alle commissioni agli agenti, che hanno messo sotto significative pressioni le finanze dei club”. Il Covid ha così “solo amplificato l’instabilità dell’attuale modello di business, causando forti preoccupazioni a livello di redditività e liquidità e accentuando il bisogno di rispondere alle sfide dello status quo”.
Ecco allora che l’idea della nuova competizione nasce prima di tutto come un grande affare salva-debiti. La fiche iniziale messa da Jp Morgan è di 4 miliardi di euro che, in caso di partenza del progetto, sarebbe andato a rimpinguare le casse dei team, con premi solo in parte dipendenti dai risultati.
Il bonus d’ingresso sarebbe stato poi destinato a crescere con i futuri introiti: diritti tv, sponsor, pubblicità. L’impianto della Superlega, che prima della defezione dei club britannici puntava a far salire a 15 i club membri inglobando, accanto agli spagnoli, agli inglesi, e ai tre italiani (oltre alla Juve, tra i fondatori ci sono Inter e Milan) tre squadre francesi e tedesche, prevedeva poi l’ingresso a rotazione di altre cinque squadre ogni anno. Un’idea vicina al modello americano di sport, dove le stesse squadre competono per i trofei anno dopo anno. Non a caso cinque delle squadre inizialmente coinvolte nel progetto della nuova Lega (Arsenal, Manchester United, Manchester City, Liverpool e Milan) sono almeno in parte di proprietà di investitori statunitensi.
In questo contesto, i titoli coinvolti sono quelli dei team in Borsa, ma anche delle società media. Partendo dai team, lunedì 19 aprile (nel giorno dell’annuncio della nascita della Superlega), a Piazza Affari la Juventus è balzata del 17,8% guadagnando in una sola seduta oltre 200 milioni di euro, superando la soglia di 1 miliardo di capitalizzazione. Il titolo ha poi corretto nella giornata del 20, allo scoppio delle polemiche, e alla notizia del congelamento del progetto, il 21 aprile, il titolo è affondato in apertura di seduta dell’11%.
L’altro big quotato, l’inglese Manchester United, nella giornata del 19 aprile ha guadagnato sulla piazza di New York il 9,5%, prima della performance negativa del 20 aprile, a seguito del forte ostruzionismo generato dal progetto. Se il progetto fosse partito, e nel caso in cui parta in futuro, anche se in Borsa si potrebbe ballare, non dovrebbe avvenire altrettanto a livello operativo: secondo Sartori, il progetto avrebbe il merito di “ridurre la volatilità dei ricavi visto che a partecipazione non sarebbe legata al raggiungimento della performance sportiva nel campionato nazionale”.
È stata invece neutrale la reazione, in Borsa, dei grandi operatori televisivi europei, che Barclays in un report divide in due: le tv a pagamento destinate a sopportare il conto più salato dalla rivoluzione innescata dalla Superlega, e le televisioni in chiaro come Mediaset che non hanno pagato cifre da capogiro per aggiudicarsi i tornei clou. A farne le spese sarebbe stata , secondo gli analisti di Barclays, in prima battuta Canal+, del gruppo Vivendi. E avrebbero rischiato di dover sborsare altri soldi per aggiudicarsi le partite della Superlega anche British Telecom e Sky.
Per tramettere le partite della Super League, secondo il Financial Times, erano già iniziati i contatti con i colossi over the top: Facebook, Amazon, e Disney oltre che della stessa Sky, per incassare 4 miliardi di ricavi all’anno, una cifra quasi doppia di quanto si fatturi dalla Champions League.
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