SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DELL’8 GIUGNO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Credit Suisse nel mirino di State Street
Il consolidamento bancario europeo potrebbe partire da Zurigo. Tra le grandi banche del vecchio continente Credit Suisse è certamente una di quelle che in questi primi mesi dell’anno hanno alimentato più speculazioni sui mercati finanziari. L’ultimo rumor in ordine di tempo è arrivato ieri. In mattinata il gruppo svizzero ha annunciato il terzo profit warning dell’anno, prevedendo una perdita nel secondo trimestre per i deboli risultati della divisione investment banking. La notizia è costata al titolo uno scivolone del 6% che ha portato in ribasso l’intero indice Euro Stoxx 600 Banche. Nel primo pomeriggio poi le azioni hanno bruscamente invertito la rotta per chiudere la seduta in rialzo del 3,8%. La ragione? La testata svizzera Inside Paradeplatz, che già nei mesi scorsi aveva ipotizzato diversi scenari di consolidamento per il Credit Suisse, ha riportato indiscrezioni su un potenziale take over da parte di State Street…
Luca Gualtieri, MF
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Bridgewater punta sull’insolvenza di aziende Usa e Ue
Bridgewater scommette sull’insolvenza di aziende americane ed europee. Il più grande hedge fund al mondo ha rivelato di aver assunto consistenti posizioni corte sui bond societari negli Stati Uniti e in Ue. A suo giudizio il repentino rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve impedirà a molte compagnie di rifinanziare il debito accumulato durante la pandemia e negli annidi interessi ai minimi. «Sta diventando molto più dispendioso prendere soldi in prestito», ha avvertito Greg Jensen, co-responsabile degli investimenti di Bridgewater, in un’intervista al Financial Times. Secondo il manager, l’aumento dei prezzi sarà decisamente più vischioso di quanto il mercato immagini e la banca centrale Usa sarà dunque costretta ad agire con grande decisione sul costo del denaro. Per far rientrare l’inflazione al 2% la Fed dovrà procedere a una stretta monetaria vigorosa che potrebbe spezzare l’economia e con essa le aziende più fragili…
Francesco Bertolino, MF
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Il giorno della verità per la Bce e per l’Italia
Sul sito della Bce sta scritto in grande: «La stabilità dei prezzi è il miglior contributo che la politica monetaria può dare alla crescita economica». In effetti si tratta dell’obiettivo statutario della banca centrale che lo ha cifrato al 2 per cento di inflazione media annua. Ma un editoriale del Wall Street Journal di fine maggio chiamava la Bce «la banca europea dell’inflazione» perché, contrariamente alla Fed e alla Bank of England, non ha ancora invertito la rotta espansiva. Il 14 maggio il suo consiglio direttivo ha confermato la riduzione degli acquisti netti di titoli di stato e il programma di interromperli durante il terzo trimestre (non all’inizio). Ha ribadito che, man mano che scadranno i titoli acquistati in passato, continuerà a sostituirli tutti con nuovi acquisti «per un lungo periodo di tempo successivo a quando deciderà di alzare i tassi di interesse». I quali, sul mercato interbancario a breve, sono ancora negativi e verranno aumentati solo «gradualmente, qualche tempo dopo la fine degli acquisti netti di titoli». Nel frattempo, l’inflazione dell’eurozona è cresciuta dal 7,5 per cento all’8,1: più di 4 volte l’obiettivo statutario; mai stata così alta da quando c’è l’euro. Ancor più alta in Germania e Olanda, le più avverse all’inflazione. L’idea che la causa siano soprattutto i prezzi dell’energia convince sempre meno. Si stanno radicando le attese di alta inflazione. L’euro è instabile fra 1,03 e 1,07 dollari, 7-8 per cento meno che a inizio anno. La credibilità di Francoforte è in pericolo…
Franco Bruni, Domani
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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