SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 7 SETTEMBRE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
Tassi, alla Bce è l’ora dei falchi
Il più esplicito sull’attesissima riunione di oggi della Bce è stato Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit. “Ovvio che la lotta all’inflazione è assolutamente decisiva. Ma anche il contesto economico è molto fragile”, ha avvertito ieri. Per il top manager, intervenuto a un forum dell’Handelsblatt, ormai la questione non è più se ci sarà la recessione in Europa, ma quanto sarà pesante. E se i tassi di interesse saranno alzati troppo, aumenta anche il rischio di un tonfo dell’economia più grave. Ma ormai ai piani alti della Bce sembra prevalere l’atteggiamento espresso al simposio dei banchieri centrali di Jackson Hole dal membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel. L’economista tedesca ha espresso persino timori di un disancoramento delle aspettative, di un’inflazione fuori controllo, in sostanza. E ha detto a chiare lettere che la Bce deve puntare anzitutto a rimettere le briglie a un’andamento dei prezzi che ad agosto ha raggiunto nell’eurozona il 9,1% e che a fine anno potrebbe superare il 10%. Stretta tra Scilla e Cariddi, tra la scelta di frenare l’inflazione e quella di non aggravare la situazione economica, la Bce si concentrerà sul mandato. Che è quello di riportare l’inflazione al 2%. Peraltro, a favore di una stretta netta parla anche l’indebolimento dell’euro, sceso stabilmente sotto al dollaro. L’estate dei prezzi del gas alle stelle ha convinto dunque i banchieri centrali a puntare su una stretta che secondo la stragrande maggioranza degli analisti sarà dello 0,75%.
Tonia Mastrobuoni, Repubblica
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Giornata nera per le valute
La sterlina cade ai minimi dal 1985 rispetto al dollaro, nei giorni in cui la Gran Bretagna cambia il Governo, con un calo del 15% da inizio anno. Lo yen sprofonda sul livello più basso mai visto dal 1998, cioè l’anno della crisi delle Tigri asiatiche, dopo aver perso il 20% da gennaio. Il won coreano tocca il punto minimo dal 2009. Ma ci sono valute che quest’anno, rispetto al biglietto verde, perdono anche di più: come il peso argentino, in caduta del 27,1%.
Morya Longo, Sole 24 Ore
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Il Btp Green fa il pieno tra gli investitori esteri
È arrivata principalmente dell’estero la domanda per il nuovo Btp Green al 2035 collocato martedì dal Tesoro. All’emissione via sindacato hanno partecipato circa 290 investitori da circa 30 Paesi, per una domanda complessiva che ha raggiunto i 40 miliardi di euro e una forte componente di investitori Esg, cui è andata oltre la metà del collocamento. Nel complesso il 44% dell’emissione è stato allocato a fund manager, mentre le banche hanno sottoscritto il 30,7%, emerge dai dati pubblicati ieri dal ministero dell’Economia. Gli investitori con un orizzonte di lungo periodo hanno invece acquistato il 19,8% dell’emissione da 6 miliardi di euro. In particolare il 13,7% è andato a fondi pensioni e assicurazioni, il 6,1% alle banche centrali, mentre agli hedge fund è stato allocato il 4,8% dell’ammontare. A puntare sul nuovo titolo verde, con scadenza 30 aprile 2025 e cedola annua al 4% sono stati in particolare gli investitori esteri, con il 68% dell’ammontare contro il 32% dei soggetti domestici. Ancora più nel dettaglio la quota più consistente, pari a circa il 24,3%, è stata sottoscritta da investitori residenti nel Regno Unito. A seguire, restando in Europa, il 10,6% è andato il Francia, il 9,9% in Germania, Austria e Svizzera, l’8,4% nella penisola iberica e il 6,8% nei Paesi scandinavi. Fuori dal Vecchio Continente, gli investitori Usa si sono aggiudicati lo 0,6%.
Andrea Pira, Milano Finanza
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