SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 4 NOVEMBRE 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
Trimestrali bene ma non benissimo
Meglio del previsto, ma non abbastanza per poter dire che il peggio è alle spalle. Anche perché lo scenario macro resta ricco di incognite e le ricadute sui conti aziendali saranno evidenti soprattutto nel prossimo esercizio. Le trimestrali fin qui pubblicate hanno offerto una boccata d’ossigeno agli investitori azionari. A Wall Street, dove circa l’80% delle aziende quotate ha già comunicato i conti di luglio-settembre, gli utili sono cresciuti mediamente del 2,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a fronte di un progresso atteso inferiore all’1%, e sette società su dieci hanno fatto meglio delle previsioni. Non a caso il Dow Jones – l’indice delle blue chip industriali, dove non ci sono ad esempio Amazon e Meta-Facebook – in ottobre ha messo a segno il record mensile da gennaio del 1976, con un più 14,4%. Più contenuto ma comunque significativo il progresso a Piazza Affari del Ftse Mib (+9,76%).
Luigi Dell’Olio, Affari&Finanza – Il Sole 24 Ore
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Tech & tassi: ecco chi vince
Va detto che in questi anni il credito ha inciso sempre meno sui ricavi delle nostre banche. Anni di tassi sottozero hanno spinto gli istituti a rivedere il proprio business, spostando il fulcro dell’attività dal margine di interesse alle commissioni. L’anno scorso su 82 miliardi di euro di ricavi, quelli legati alle commissioni hanno raggiunto il 53,6% (44 miliardi), rispetto al 46,4% (38 miliardi) legati a prestiti. Nel 2010, invece, i ricavi si erano attestati a oltre 91 miliardi. Di questi, poco più di 53 derivavano dai finanziamenti mentre i restanti da commissioni. Nel 2021, comunque, i crediti sono cresciuti. L’incremento va inserito nello speciale quadro. normativo. Erano infatti in vigore alcune misure varate durante l’emergenza economica causata dalla pandemia, in particolare le garanzie pubbliche sui prestiti. Un’ulteriore spinta verso la riorganizzazione viene dai big di Internet che da anni sono presenti nei pagamenti digitali e ora cominciano a muoversi nel credito al consumo e nella vendita di prodotti finanziari e assicurativi. Che cosa accadrà?
Edoardo De Biasi, L’Economia – Il Corriere della Sera
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Mps, dopo l’aumento si cerca il partner
La ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena si è conclusa con un successo la cui esatta misura viene data dall’intervento delle banche consorziate a garanzia dell’operazione. A fronte di un impegno complessivo per 807 milioni di euro l’esborso finale si aggira sui 90 milioni. Il resto è venuto tutto dal mercato e da operatori professionali che hanno creduto nel futuro del Monte e soprattutto nel presente disegnato da Luigi Lovaglio. Imprescindibile l’apporto pubblico, sia in termini di capitale (1,6 miliardi) che in termine di risorse umane, con Alessandro Rivera quotidianamente impegnato con la sua squadra al fianco di Lovaglio. La lunga lista di quanti hanno aperto una linea di credito verso il Monte, acquistandone le azioni, disegna un successo inatteso nelle dimensioni. Il primo azionista dopo il governo italiano (64,23% del capitale) sarà la compagnia francese Axa, già partner industriale, che ha investito 200 milioni di euro. Una cifra uguale a quella sottoscritta da quanti avevano investito nelle obbligazioni subordinate del Monte (Pimco, AcomeA, Melqart, BluBay, Blulnvest), a cui si sono accodati Algebris e Andrea Pignataro (50 milioni a testa), un gruppo di investitori diretti (37), Denis Dumont (3o), Anima (25), Nexi (20), Mediolanum e Tenax (5 a testa). A questi si aggiungono casse professionali (Inarcassa con 20 e Enpam con 10) e un nugolo di fondazioni con quote da 3 a 10 milioni, che sono state sottoscritte da Crt, Cariparo, Sardegna, Forlì, Cuneo, Cr Firenze, Lucca, Pistoia e Pescia.
Stefano Righi, L’Economia – Il Corriere della Sera
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