SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 25 MARZO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Lo stop dei fondi Esg
Approccio agli investimenti da ripensare, metriche che nelle emergenze si sono rivelate inadeguate, distanza tra la transizione ecologica auspicata e gli ostacoli che si presentano. Negli ultimi giorni il dibattito finanziario è stato ricco di contributi di analisti ed esperti di sostenibilità, chiamati a offrire chiavi di lettura allo stop che sta interessando i fondi del settore. Bloomberg segnala che i principali Etf con etichetta Esg (selezionano società attente alle tematiche ambientali e d’inclusione sociale, oltre che caratterizzate da regole trasparenti) nell’ultimo mese hanno generato performance inferiori rispetto agli indici generali. La ragione primaria è la forte esposizione ai titoli della tecnologia, caratterizzati da pagelle elevate nella sostenibilità: “C’è una grande somiglianza con il Nasdaq 100”, ha scritto, “che dopo anni di crescita quasi ininterrotta, oggi si trova a fare i conti con una fase di ribasso, dato che i portafogli si orientano maggiormente verso aziende dell’energy tradizionale e del settore minerario”.
Luigi Dell’Olio, La Repubblica – Affari&Finanza
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Gli investitori? Trattiamoli da maggiorenni
Il 30 marzo entrerà in vigore un nuovo regolamento (che modifica un decreto del 2015) che disciplina l’investimento in fondi d’investimento alternativi, cioè hedge fund, private equity, venture capital. L’acquisto di questi prodotti sino a oggi era possibile solo con un investimento minimo di mezzo milione. La soglia viene ora abbassata a zoo mila, anche per investitori non professionali, che di solito si avvalgono di un servizio di consulenza. Messa così, parrebbe una mossa che va nella direzione di avvicinare a strumenti finanziari più complessi anche risparmiatori per così dire di taglia inferiore. Ma attenzione: si potranno impiegare zoo mila euro solo se tale cifra corrisponde al massimo al 1096 del portafoglio complessivo. L’idea è che i consulenti propongano strumenti sofisticati soltanto a un cliente che, in ragione delle sue disponibilità, dovrebbe essere sufficientemente avvertito da prendere consapevolmente i rischi che essi presentano.
Alberto Mingardi, L’Economia del Corriere della Sera
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Quattro vie per lasciare il metano russo
Fare i conti con l’emergenza. Fare i conti con la servitù di quel legame forte rappresentato dalla tubatura, migliaia di chilometri, che dalla penisola di Jamal in Siberia attraversa l’Ucraina, la Slovacchia, l’Austria e scavalca il passo del Tarvisio. L’Italia può ridurre la dipendenza dalla Russia strangolatrice, ma può ridurre anche la dipendenza dal metano. Entrambi gli obiettivi, però, esigono tempo (anni) e investimenti (miliardi su miliardi). L’Italia ha infrastrutture di trasporto del gas molto forti. Se gasdotti e rigassificatori fossero usati appieno, potrebbe rinunciare senza una lacrima al metano russo. Però mancano i contratti di importazione per riempire e far marciare a mille quegli impianti. E intanto, come annunciato anche da Mario Draghi, l’Italia intende dotarsi di due rigassificatori in più, anche per consentire l’arrivo del metano liquido da Joe Biden.
Jacopo Giliberto, Il Sole 24 Ore
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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