SCELTI DA NOI: LE NOTIZIE DEL 22 FEBBRAIO 2022
Rassegna stampa economico-finanziaria dai principali quotidiani
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Le borse resistono a Putin
L’affondo di Putin sul Donbass lunedì sera e l’ordine di dispiegare forze armate nel territorio delle repubbliche secessioniste di Donetsk e Luhansk potevano destabilizzare le borse mondiali ancora di più in un anno iniziato all’insegna della fuga dal rischio. Invece, in una sessione altamente incerta e nervosa, i mercati europei e statunitensi, dopo un risveglio frastornante al suono dei carri armati in movimento nell’Est Europa, hanno retto relativamente bene all’accelerata dello “zar” nella crisi ucraina. L’altro dato di giornata, meno sorprendente, è che le mosse della Russia e l’annuncio di sanzioni più o meno mirate da parte dell’Occidente mantengono le quotazioni delle materie prime su livelli record, rischiando di esacerbare il caro energia e la dinamica dell’inflazione, in particolare nel Vecchio Continente, con potenziali riflessi sul ritmo della crescita.
Roberto Italia, Milano Finanza
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Inflazione ai massimi dal ’96
Non si arresta la corsa dei prezzi. Anzi. La rilevazione Istat per il mese di gennaio è impietosa: l’inflazione è arrivata a +4,8% in un anno, “una forte accelerazione — scrive l’Istituto — che non si registrava da aprile 1996”, e per il 2022 quella acquisita è già al 3,4%. Ma il rischio, avverte Confesercenti, è che si arrivi al +5,6% a fine 2022. Il dato dello scorso dicembre era a +3,9%. E continuano ad essere i beni energetici a trainare l’aumento dei prezzi e a spegnere le speranze che quella dei prezzi nei primi mesi dell’anno sia solo una fiammata passeggera.
Claudia Voltattorni, Corriere della Sera
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Dal Ftse al Nasdaq, vinti e vincitori di due anni di pandemia
Questa settimana merita di essere segnata in rosso sul calendario per una triste ricorrenza: due anni dall’inizio della pandemia da Covid-19. Tanto è passato da quando il comune di Codogno, provincia di Lodi, è diventato il centro d’Italia e del mondo intero. La notizia del primo caso di nuovo Coronavirus nel Paese arrivò venerdì 21 febbraio: il Ftse Mib reagì lasciando per strada l’1,2%. Da quel momento in poi, mentre i contagi nel paese si moltiplicavano, il listino milanese visse uno dei periodi più duri degli ultimi decenni. Alla riapertura delle contrattazioni, lunedì 24 febbraio, la flessione fu superiore al 5%. Un declino che culminò nel giovedì nero, il 12 marzo, quando il paniere delle blue chip, in seguito alla decisione del governo Conte di istituire un rigido lockdown in tutto il territorio nazionale, perse in una sola seduta il 17% scendendo sotto i 15mila punti. La peggior seduta di tutta la sua stona. Una volta toccato il fondo il listino milanese ha saputo tuttavia reagire. Supportato da misure straordinarie di supporto delle banche centrali, dai sostegni alle imprese stanziati dalle autorità e dallo sviluppo delle campagne vaccinali, il Ftse Mib ha iniziato un recupero che l’ha portato, a gennaio di quest’anno, a superare i 28mila punti, con un bilancio complessivo del biennio positivo e nell’ordine del +5,5%. Nel solo 2021 la crescita è stata del 23%. II confronto con gli altri indici europei e globali pone la traiettoria di Milano in una situazione intermedia: in linea con lo Stoxx Europe 600, meglio di Londra, poco sotto Francoforte e Parigi. Se si guarda però al solo indice Egm (ex Aim), il segmento dedicato alle pmi, la sua performance colloca Milano ai primi posti delle borse mondiali: oltre il 30% nei due anni. I veri campioni dei due anni di pandemia sono stati però i listini di Wall Street, che più di ogni altro hanno beneficiato del forte impulso che il Covid ha dato a due tipologie di società.
Marco Capponi, Milano Finanza
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Disclaimer: “Scelti da noi” è un servizio offerto ai lettori di focusrisparmio.com. La rubrica offre una rapida panoramica sulle notizie dell’industria del risparmio gestito, attraverso una selezione effettuata dalla redazione. Il servizio è disponibile nei giorni feriali, dal lunedì al venerdì.
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