Banche, il Sostegni bis agevola le fusioni. Ecco a chi conviene di più
Aumentano le Dta convertibili in crediti fiscali. Mediobanca: “Un vantaggio soprattutto per Unicredit, Mps e Carige”. Equita: “La dote senese per Orcel sale a 3,4 miliardi”
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Puntuale come la primavera torna a riaccendersi la sfida fusioni per le società del risparmio gestito. Nonostante la crisi pandemica abbia rafforzato l’industria a livello globale, il processo di consolidamento del settore è tutt’altro che fermo. E per un matrimonio che sfuma, quello tra Schroders e M&G, ci sono già un gigante che si offre sulla piazza, Allianz Global Investors, e un gioiellino tutto tricolore, Mediobanca, che scarta pretendenti continuando a cercare la sposa giusta.
L’ultima, in ordine di tempo, a scendere dichiaratamente in campo è stata Allianz Global Investors, che per bocca del suo ceo, Tobias Pross, ha fatto sapere di essere pronta a conquistare spazi in Italia, un mercato “prioritario” nel quale il gruppo tedesco gestisce già 50 miliardi di euro, quasi un decimo rispetto al patrimonio di 582 miliardi amministrato a livello globale a fine 2020.
“È evidente che esista a livello globale una tendenza al consolidamento tra gli asset manager – ha spiegato Pross al Sole 24Ore -. La situazione attuale può offrire interessanti opportunità di fusioni e acquisizioni che abbiamo valutato e stiamo continuando a valutare. Però è importante sottolineare che saremo potenzialmente interessati a perseguire solo quelle opportunità che dovessero presentare un profilo strategico coerente con la nostra value proposition e con le esigenze dei nostri clienti: in uno scenario simile ci vediamo quindi come un cacciatore, ma come un cacciatore esigente e selettivo”. Un messaggio deciso, che mette in chiaro come non si tratterà di un merger purchessia, ma di un’operazione “di qualità” per “rafforzare le nostre capacità o estendere la nostra copertura clienti”, che si concretizzerà solo nel caso in cui “la creazione di valore sia chiara e tangibile”.
Per il gruppo tedesco l’Italia resta uno dei “mercati chiave” e l’obiettivo è “di accrescere organicamente la quota di mercato e di rafforzare ancora la posizione competitiva facendo leva sulle nostre eccellenze. Per raggiungerlo contiamo di sfruttare al meglio il potenziale legato al nostro attuale posizionamento e di aumentare il numero di partnership strategiche”, ha aggiunto Pross, che considera l’aumento dei risparmi fermi sui conti una risorsa da mettere a frutto, e punta ad offrire ai risparmiatori italiani le soluzioni giuste. “È di nuovo il momento dell’investimento multi asset, poiché la diversificazione nel 2021 deve andare oltre le azioni e i tradizionali rifugi sicuri contro la volatilità. Qui entriamo in gioco noi”, ha avvertito.
Stesso identico discorso, mutatis mutandis, lo va ripetendo da un po’ il ceo di Mediobanca Alberto Nagel che, sfumate le nozze perfette con Banca Generali, non ha mai fatto mistero di avere allo studio l’espansione sia nell’asset management alternativo sia nel wealth management. Ma, appunto, anche Piazzetta Cuccia vuole scegliere la sposa giusta e per questo Nagel ha smorzato qualsiasi rumors su Unicredit.
“Avrebbe poco senso industriale per entrambi. Si tratterebbe di un’operazione tra una banca d’affari e una banca commerciale e universale, quindi poco sensata, che offrirebbe poco valore aggiunto sia all’uno che all’altro perché non creerebbe efficienza in termini di costi ed eroderebbe i ricavi”, ha sottolineato Nagel, ribadendo che Mediobanca resta concentrata sulla crescita nel wealth management e sulla distribuzione di prodotti correlati. “Crediamo che nel wealth management ci saranno possibilità per una crescita organica e per una maggior presenza nel mercato in Italia, ma non solo organica e non solo in Italia”, ha concluso.
Quello tra Nagel e Orcel non è l’unico matrimonio che non s’ha da fare. Stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg, Schroders avrebbe infatti mollato la preda M&G a lungo corteggiata. Dopo aver passato mesi ad analizzare un accordo che avrebbe creato un big player del Regno Unito con oltre un trilione di dollari di attività, la multinazionale britannica di gestione del risparmio pare abbia abbandonato l’idea perché troppo costosa. Le azioni di M&G sono infatti più che raddoppiate dal loro minimo di marzo 2020 portando la società a valere circa 5,7 miliardi di sterline, pari a 8 miliardi di dollari.
Archiviata dunque l’operazione, che se fosse andata in porto sarebbe stata la più grande degli ultimi quattro anni nel settore britannico dei servizi finanziari, Schroders ora dovrà cercare una nova preda per concretizzare le sue ambizioni di dealmaking. Magari guardando oltre i confini di sua maestà.
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