Arroccati in difesa con i beni rifugio. E l’oro vola
Bond sottozero e dollaro debole spingono le quotazioni del metallo giallo. Fari puntati anche su argento, platino e palladio
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Il metallo giallo vola sempre più in alto, fino a 1.600 dollari entro fine anno per la maggioranza degli analisti. “La rivoluzione dei rendimenti negativi va a vantaggio dell’oro – dice Aneeka Gupta, associate director, research di WisdomTree – Quasi un quarto del debito emesso da governi e società di tutto il mondo, per una cifra complessiva di 15mila miliardi di dollari è scambiato con rendimenti negativi. Riteniamo che questa sia la conseguenza di oltre un decennio di allentamento globale da parte delle banche centrali dopo la grande crisi finanziaria del 2008, nel tentativo di rilanciare l’economia a livello internazionale. In realtà, l’allentamento delle banche centrali ha abbattuto l’inflazione e i tassi d’interesse”.
Lo scorso agosto l’oro ha superato i 1375 dollari per oncia, barriera che era rimasta inviolata per sette anni, per dirigersi velocemente verso la soglia dei 1500 dollari (oggi staziona poco sotto https://goldprice.org/it/gold-price.html). Soglia che non sarà difficile mantenere fino a fine anno. Ma c’è chi è più ottimista, come il global strategist di Independent Strategy, David Roche che prevede un traguardo a 1600 dollari a fine anno per sfondare il limite dei 2mila nel 2020.
Anche per gli esperti di UBP il metallo prezioso volerà a 1.600 dollari entro l’anno. È d’accordo Ubs che ipotizza il raggiungimento della soglia entro tre mesi. Leggermente più prudente Goldman Sachs che si colloca a 1575 dollari a tre mesi e a 1600 sui sei mesi.
Ma, tornando alle cause di questo rally senza sosta, dall’inizio del 2016, i prezzi dell’oro e il valore di mercato del debito a rendimento negativo globale aggregato hanno mostrato una forte correlazione positiva, pari all’81 per cento. Il continuo deterioramento dei dati macroeconomici globali, correlato agli scambi commerciali, dovrebbe incoraggiare le banche centrali di tutto il mondo a continuare ad allentare i tassi di interesse, il che potrebbe deprimere ulteriormente i rendimenti obbligazionari.
“Gli asset rifugio come l’oro, nell’attuale contesto di tassi d’interesse negativi appaiono quindi attraenti. Non solo l’oro beneficia del contesto negativo dei tassi di interesse, ma anche dei crescenti rischi geopolitici. Questioni come le tensioni strategiche tra Arabia Saudita e Iran e la perdurante incertezza sulla questione Brexit, contribuiscono a riaffermare il suo status di bene rifugio”, spiega Gupta.
Non solo i rendimenti negativi dei bond, a spingere l’oro è anche l’andamento altalenante dell’azionario, con l’Europa in chiaro peggioramento e gli Usa che trattano a valori costosi. “Dunque, seppur stia correggendo, rimane un asset fondamentale per i prossimi mesi, soprattutto in vista del nuovo QE della Fed. Vale la pena accumulare ad ogni ribasso”, secondo Carlo De Luca, head asset management, strategist di Gamma Capital Markets, Sgr.
“I mercati azionari continuano a essere guidati dal braccio di ferro tra la debolezza dei fondamentali economici, da un lato, e l’attività delle banche centrali, dall’altro. Più recentemente, la fiacchezza dei dati in Europa e negli Stati Uniti ha portato entrambe le banche centrali a tagliare i tassi mentre la Bce ha annunciato a settembre che riprenderà il programma di allentamento quantitativo – conclude Alistair Wittet, gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest – La decisione è stata accolta favorevolmente, ma permane l’incertezza. I negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno segnato pochi progressi, i dati economici non stanno migliorando, mentre l’esito di Brexit rimane più incerto che mai. Il contesto ha indotto una fuga generale verso porti più sicuri che, a sua volta, ha portato a un aumento dell’oro, dei bund e del franco svizzero”.
