Movimenti dell’inflazione e rischio tasso. Rendimenti obbligazionari e valutazioni azionarie. Come affrontare in modo consapevole le incognite e le opportunità del nuovo anno
Sarà un anno tutto da scoprire e di certo non mancheranno le incognite. D’altronde ce lo ha insegnato quanto accaduto dall’inizio del 2020. Un lasso di tempo in cui si sono concentrati una serie di avvenimenti che hanno portato a quella che Giorgio De Rita, segretario generale Censis, definisce nel suo articolo per questo numero di FocusRisparmio “la grande transizione”.
Sistemi produttivi, società e finanza sono cambiati. Il 2022 è stato l’anno in cui proprio quest’ultimo elemento ha subito uno stravolgimento più netto, con il ritorno dell’inflazione e dei tassi d’interesse nelle principali economie globali. È così che l’inizio d’anno e la prospettiva di breve periodo pongono gli investitori in bilico tra la voglia di ripartenza e il timore per un concreto rischio recessione.
Una delle qualità più importanti su cui concentrarsi per risolvere il “rebus 2023” è allora quella della consapevolezza, che ritroviamo nel titolo della tredicesima edizione del Salone del Risparmio (16-18 maggio 2023). “Il risparmio oltre la crisi. Accompagnare l’investitore verso scelte consapevoli”. Un auspicio e insieme un modo per porre l’accento sul ruolo sociale che il risparmio può giocare nel contribuire al rilancio dell’economia del paese e alla sua trasformazione.
L’impatto globale delle incertezze geopolitiche, della crisi energetica, della volatilità finanziaria e del ritorno dell’inflazione sono le principali fonti di un comprensibile timore che è ancora presente nel paese, come testimonia l’ultimo Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane. Lo studio certifica come l’80% degli italiani che investono i propri soldi ritenga “complessa” la gestione delle finanze personali, soprattutto a causa del contesto incerto e della crescita dei prezzi. Il 65% sembra comprendere gli effetti dell’inflazione, ma tra gli investitori che preferiscono tenere i risparmi sul conto corrente (21%) e tra quanti indicano l’inflazione tra i fattori di difficoltà (21%), rispettivamente più di un terzo e circa un quarto non coglie l’impatto della corsa dei prezzi sul proprio potere di acquisto.
I segnali non sono, però, solo negativi. Tutt’altro. Da parte di quegli investitori che popolano l’universo dei sottoscrittori di fondi comuni arrivano importanti dimostrazioni di maturità e solidità, così come dall’industria nel suo complesso. I dati preliminari sulla raccolta nell’anno appena concluso resi disponibili dall’Ufficio studi Assogestioni mostrano, infatti, la calma degli investitori nell’affrontare un’estrema volatilità dei mercati. Nessuna fuga con vendita di massa, e conseguente cristallizzazione delle perdite, nei momenti critici, ma un dato che nell’anno promette di confermarsi positivo.
Un importante effetto di equilibrio nei movimenti dell’industria è stato, inoltre, fornito dalla componente degli investitori professionali e da quella, sempre più rilevante, degli investitori istituzionali, su cui nel solo mese di dicembre si sono registrati afflussi per oltre 8 miliardi di euro. Un mix che lascia intravedere un’Italia sempre più matura nel rapporto con l’universo finanziario. Tocca a tutti noi lavorare perché questo non rimanga solo uno dei tanti buoni propositi di inizio anno.
Jean-Luc Gatti
