5 min
Lo studio di StartupItalia fotografa la transizione del settore verso una fase più matura dopo il boom del 2021-2022: meno focus sulla crescita a ogni costo e più su sostenibilità, execution e capacità di creare scaleup competitive a livello globale. Ma le sfide restano
Dopo il boom del biennio 2021-2022, il venture capital italiano archivia la stagione dell’euforia e si prepara a una nuova fase in cui il focus sarà la sostenibilità dei modelli di business. È questa la fotografia scattata da StartupItalia, che ha analizzato l’evoluzione dell’ecosistema nazionale tra il 2015 e il 2025. Se infatti il settore ha saputo attirare nell’ultimo decennio quasi 9,6 miliardi di euro, passando da un mercato con appena 98 milioni di investimenti a un sistema capace di superare il miliardo annuo in modo stabile, il vero cambio di paradigma individuato dallo studio della media company riguarda la natura stessa della crescita: meno capitale “facile”, più attenzione a redditività, execution e capacità di trasformare le startup in imprese globali.
📰 Leggi anche “Il Venture Capital italiano chiude il 2025 da record“
Dalla nascita del mercato al boom post-pandemia
Il punto di svolta nella traiettoria del settore viene individuato nel picco 2022, anno in cui gli investimenti avevano raggiunto quota 2,3 miliardi di euro grazie all’abbondante liquidità internazionale e all’accelerazione digitale seguita alla pandemia. Dal 2023 il ciclo è invece cambiato, con il mercato che è rallentato senza però crollare. Nel 2025 i round censiti risultano invece 204, il massimo del decennio, ma con ticket medi inferiori rispetto al passato: segnale che, secondo StartupItalia, indica il passaggio da una fase espansiva a una di consolidamento qualitativo. “La curva degli investimenti racconta un ecosistema che è cresciuto rapidamente e oggi entra in una fase più adulta”, ha spiegato il ceo della società Simone Pepino, sottolineando come gli operatori chiedano oggi marginalità e percorsi chiari verso l’exit. “Il vero gap italiano oggi non è più creare startup ma riuscire a trasformarle in scaleup capaci di generare valore internazionale”, ha aggiunto.
La selezione naturale dell’ecosistema
Una dinamica, quella descritta dallo studio, che si riflette anche nell’evoluzione del numero di startup innovative. Dopo essere salite da 5.143 unità nel 2015 a oltre 14mila nel 2022, le società registrate si sono infatti ridotte e stabilizzate attorno a quota 12mila tra il 2024 e il 2025. Un fenomeno che il report interpreta non come un segnale di crisi, ma come un processo fisiologico di selezione. “La riduzione dello stock non è automaticamente un segnale negativo”, ha osservato la direttrice Media ed Eventi Chiara Trombetta, che ha precisato come negli ecosistemi maturi contino molto di altri fattori rispetto al numero: la capacità di generare ricavi, occupazione, proprietà intellettuale e tecnologia. “È il passaggio naturale da una fase di espansione quantitativa a una di consolidamento qualitativo”, ha detto.
📰 Leggi anche “VC italiano, il 2025 è il secondo miglior anno di sempre“
AI, cybersecurity e manifattura tech guidano i nuovi trend
Sul piano settoriale, il digitale B2B continua a rappresenta circa l’80% dell’ecosistema e vede come fattori di traino tre segmenti principali: il software, la consulenza IT, le attività di ricerca e sviluppo. Accanto a questo nucleo cresce però anche la manifattura tech, modello che integra innovazione e filiere industriali tradizionali. Negli ultimi anni il mercato ha inoltre visto alternarsi diverse ondate tematiche: prima fintech e insurtech, poi healthtech e cybersecurity durante la pandemia, fino all’esplosione più recente di climate tech e soprattutto intelligenza artificiale. Proprio l’AI viene infatti identificata oggi come il principale fattore trasversale di trasformazione, non più semplice verticale tecnologico ma leva destinata a ridefinire processi operativi e modelli decisionali nel mondo enterprise.
La sfida vera resta quella delle scaleup
Secondo StartupItalia, il prossimo salto evolutivo dipenderà soprattutto dalla capacità del sistema di accompagnare le aziende nella fase successiva alla nascita. Il nodo resta infatti quello delle scaleup e delle exit, ancora limitate rispetto agli ecosistemi europei più maturi. “Il prossimo decennio sarà meno guidato dall’abbondanza di capitale e più dalla capacità di execution”, ha concluso Pepino. “La sfida non è far nascere più startup, ma accompagnare le migliori a diventare imprese globali. Se riusciremo a costruire anche solo una ventina di campioni tecnologici italiani con presenza stabile sui mercati internazionali, allora potremo dire di aver completato il salto di maturità”.
📍Per approfondire vai al Cornestone Alternativi
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.