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Per l’Ubs Global Family Office Report 2023, tensioni geopolitiche, tassi e inflazione stanno causando nei portafogli “il più grande cambiamento mai registrato”
Un deciso focus sui mercati privati, in particolare sul private equity ma anche un ritorno al reddito fisso e un rinnovato amore per l’azionario, meglio se emergente. Così, visto il contesto economico e geopolitico, i family office globali stanno rivoluzionando la propria asset allocation strategica. La svolta emerge dall’Ubs Global Family Office Report 2023, che la definisce il “più grande cambiamento mai registrato da diversi anni a questa parte” e mostra chiaramente come i potenziali punti di inflessione dei tassi di interesse, dell’inflazione e della crescita abbiano riportato in primo piano i portafogli bilanciati a gestione attiva.
Obbligazionario alla riscossa
Stando all’indagine, che ha coinvolto 230 singoli family office in tutto il mondo per un patrimonio netto totale medio di 2,2 miliardi di dollari, la maggiore inversione di tendenza è riscontrabile nel segmento del reddito fisso dei mercati sviluppati. Dopo tre anni caratterizzati dalla riduzione delle partecipazioni in obbligazioni, quasi quattro intervistata su dieci (il 38%) stimano infatti un aumento delle esposizioni di qui al 2028. Non solo. L’asset class appare anche la fonte di diversificazione più diffusa, con oltre un terzo del campione (37%) che si orienta verso bond high-quality e short-duration per sfruttarne le caratteristiche di protezione del patrimonio, rendimento e rivalutazione del capitale.
Ma il ritorno dei bond in primo piano è solo la punta dell’iceberg della riallocazione generale in atto. Nei prossimi cinque anni, infatti, i family office prevedono di incrementare l’esposizione agli asset di rischio, con il 34% che punta sull’azionario emergente. Resta forte poi la tendenza a includere gli investimenti alternativi in ottica di diversificazione, anche se stanno cambiando le preferenze: le allocazioni in hedge fund sono salite dal 4% al 7%, mentre quelle in direct private equity sono scese dal 13% al 9%. Gli operatori si dimostrano inoltre orientati a ridurre gli investimenti in real estate nel 2024. Una conseguenza della maggiore allocazione in fondi di private equity, private debt e infrastrutture.
Ritorno alla gestione attiva
Altra tendenza dominante a livello globale è il ritorno alla gestione attiva, con il 35% degli intervistati che si affida maggiormente alla selezione effettuata dagli investment manager per incrementare la diversificazione. I family office ritengono inoltre che gli hedge fund abbiano la capacità di generare rendimenti dagli investimenti: per tre su quattro (il 73%), essi raggiungeranno o supereranno i loro target di rendimento nei prossimi 12 mesi.
Complessivamente, il 41% prevede di incrementare gli impieghi in direct private equity nei prossimi cinque anni. Sebbene si stimi che questi investimenti registreranno una contrazione nel corso del 2023, tale calo verrà parzialmente compensato dall’aumento dell’allocazione in fondi di private equity e da quelli previsti nel private debt e nelle infrastrutture. La maggioranza di chi punta sui mercati privati (56%) preferisce farlo tramite fondi (56%), in quanto offrono una buona diversificazione e consentono di ovviare alla carenza di competenze in-house.
Guardando ai prossimi 12 mesi, i family office sembrano poi aspirare ad opportunità value: il 45% di coloro che detengono posizioni in private equity prevede di incrementare l’allocation verso il mercato secondario. Questo dato, viene sottolineato nel report, anticipa il trend secondo cui alcuni istituzionali saranno costretti a ribilanciare i propri portafogli a causa dei cali dei mercati pubblici e viste le difficoltà nell’effettuare exit attraverso le Ipo. La maggior parte mette in conto, infine, una cauta riduzione dell’esposizione al real estate nel 2023, anche se nell’arco di cinque anni un terzo (il 33%) stima incrementarle nuovamente.
L’incertezza geopolitica preoccupa più dell’inflazione
In generale, predomina comunque la cautela nei confronti dei mercati attuali. Pesano le mutevoli prospettive di crescita delle economie sviluppate, le condizioni creditizie più restrittive e delle maggiori tensioni sul fronte geopolitico. L’incertezza geopolitica ha infatti superato l’inflazione come principale preoccupazione a livello globale, seguita da recessione e inflazione. Intanto, i family office stanno aumentando la propria allocazione in Paesi meno favoriti in passato. Nonostante metà del patrimonio sia ancora posizionato in Nord America, oltre un quarto prevede di aumentare l’esposizione all’Europa occidentale nei prossimi cinque anni e quasi un terzo mette nel mirino l’Asia-Pacifico.
A livello regionale, la priorità dei family office statunitensi è quella di sostenere il trasferimento generazionale della ricchezza (76%) mentre l’allocazione nel real estate (21%) e negli hedge fund (10%) è la più alta tra i peer globali. Ma, a differenza di altre regioni, la recessione è la maggior preoccupazione e l’allocation in cash risulta essere la meno conservativa (7%). In Europa, invece, gli operatori hanno destinato l’11% degli investimenti nel real estate, con il 30% che prevede di aumentarli nei prossimi cinque anni. Il 94% gestisce in-house l’asset allocation strategica e il 75% concorda sul fatto che l’illiquidità porti a un aumento dei rendimenti. Trasformazione digitale (79%), automazione e robotica sono i temi di investimento preferiti (75%).
Nella Regione Asia Pacific, l’allocation più elevata si registra nel segmento azionario (37%) e quasi la metà degli intervistati (46%) utilizza strumenti hedged come fonte di diversificazione. Dal punto di vista dei temi d’investimento, i dispositivi medici e le tecnologie in ambito healthcare sono i più diffusi (76%) mentre emerge una predilezione per il mercato domestico, con il 51% degli asset investiti nella regione (Cina compresa).
Italiani sempre più interessati ai private market
Anche tra i family office italiani la preoccupazione maggiore rimane la situazione geopolitica, così come si confermano i principali trend globali. “Nel nostro Paese, si nota una predisposizione ad aumentare l’esposizione ai private markets in maniera diversificata, volgendo sempre più lo sguardo anche a investimenti nel debito e nelle infrastrutture”, sottolinea Paolo Federici, market head di Ubs Gwm nella Penisola. Per l’esperto, nell’ambito di un sempre maggior interesse verso gli asset non quotati, anche il real estate giocherà un ruolo crescente nei portafogli tricolore nei prossimi anni.
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