Per il ceo di Pershing Square, le politiche del tycoon hanno stimolato la crescita aziendale e sostenuto i mercati. Bene anche i dazi, ma resta il nodo Cina. E sulla Fed: “Politiche accomodanti giocano a favore”
Dopo molteplici attacchi da personalità di rilievo in quel di Wall Street, Donald Trump è finalmente riuscito a incassare l’apprezzamento di un big della finanza. Si tratta di Bill Ackman, ceo di Pershing Square Capital Management, che ai microfoni della Cnbc ha lodato il tycoon come il presidente più pro-business mai avuto dagli Stati Uniti. Un endorsement che si estende anche al terreno dei dazi, sebbene resti all’orizzonte il pericolo delle tensioni con la Cina. E intanto la view del guru sulla Fed è chiara: serve una politica accomodante.
Bill Ackman, ceo di Pershing Square Capital Management
Ackman, considerato il re degli hedge fund per la tendenza ad acquistare grandi partecipazioni in società quotate in modo da influenzarne governance e gestione, ha sottolineato come le scelte economiche dell’amministrazione Trump siano state capaci di rafforzare la competitività delle imprese ma anche di sostenere la crescita dei mercati finanziari. “Le sue riformefiscali e gli investimenti infrastrutturali hanno prodotto effetti molto positivi sul mondo del business,” ha detto, aggiungendo che “la Federal Reserve resta accomodantenel tagliare i tassi e questo completa il quadro favorevole per gli investitori”. Una frase che è stata letta da alcuni come apprezzamento anche nei confronti delle pressioni esercitate su Jerome Powell per allentare le maglie della politica monetaria.
Fiducia e cautela sui dazi
Pur riconoscendo i benefici generali delle politiche economiche trumpiane, Ackman ha espresso di aver nutrito un certo timore per i dazi annunciati lo scorso aprile. “Vedendo la reazione dei mercati il giorno dopo”, ha ammesso, “mi sono un po’ preoccupato ma il presidente ha ascoltato e rivisto il suo approccio dopo la mia raccomandazione di prendersi una pausa prima dell’attuazione”. Un aggiustamento che, secondo il gestore, ha contribuito a riportare fiducia a Wall Street e innescare un rally. Dopo il breve sell-off seguito alla notizia sulle tariffe, l’indice S&P 500 è infatti salito del 19% e si avvia a chiudere il 2025 con un guadagno complessivo vicino al 15% per il terzo anno di fila. “Mi fido del presidente,” ha aggiunto Ackman. “Penso che stia facendo un lavoro eccellente”.
Meno regole e rischi geopolitici. Ma resta il nodo Cina
Secondo il fondatore di Pershing Square, un altro catalizzatore importante per il rally azionario post-elezioni è stato il favor politico verso la deregolamentazione. “Gli investitori si aspettavano che Trump avrebbe sostenuto le aziende e i mercati lo hanno riflesso immediatamente,” ha spiegato, ricordando che i titoli USA avevano reagito con forti rialzi già dopo la sua vittoria di novembre. Ackman ha anche evidenziato come il calo del rischio geopolitico percepito abbia contribuito a stabilizzare le Borse globali, pur ammettendo che le tensioni tra Stati Uniti e Cina restano tuttora un grande fattore di incertezza. “Mi piacerebbe che i rapporti tra Washington e Pechino fossero migliori,” ha detto, “ma rispetto a un anno le minacce legate alle tensioni internazionali sono inferiori”.
Rari minerali e indipendenza industriale
Le dichiarazioni di Ackman arrivano in un momento in cui gli Stati Uniti e la Cina si fronteggiano sul tema delle terre rare, materie prime strategiche per la realizzazione di tecnologie avanzate. Dopo le restrizioni imposte da Pechino all’export di queste commodities, Trump ha infatti risposto con un nuovo aumento dei dazi e con un accordo firmato con l’Australia per rafforzare una filiera di approvvigionamento alternativa. Un segnale chiaro della volontà di ridurre la dipendenza industriale dal Dragone, spingendo sulla costruzione di quelle che lo stesso tycoon ha recentemente definito “catene del valore più sicure e patriottiche”.
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