Nel 13esimo rapporto sugli Expected Returns, la casa di gestione traccia diverse parabole dell’economia globale in base ai giochi di potere tra attori e variabili macro. Nell’ipotesi base, crescita in stallo e un’inflazione al 2,5%. Ma per gli investitori multi-asset c’è ancora margine
Economia in stallo, lieve recessione il prossimo anno e un’inflazione che dovrebbe stabilizzarsi al di sopra del target fissato dalle banche centrali: per la precisione, intorno al 2,5%. È il principale scenario a lungo termine delineato da Robeco, che nel suo tredicesimo rapporto annuale sugli Expected Returns ha tracciato le traiettorie dei mercati e dell’economia globale da qui al 2028. Un’analisi dalla quale emerge come il futuro dei portafogli finanziari dipenderà soprattutto dall’esito dello scontro tra forze contrastanti. In primis, quelle geopolitiche.
Dalla geopolitica ai fattori produttivi, tanti giochi di potere
Secondo Robeco, il dividendo della pace sembra ormai scomparso dalla scena internazionale e le tensioni commerciali che vedono contrapposti Stati Uniti e Cina rischiano di ridurre la crescita del Pil globale. Specie ora che l’intelligenza artificiale, con il suo potenziale di volano industriale, ha fatto la sua comparsa sullo scacchiere e minaccia di ridurre ulteriormente gli spillover tecnologici tra le due superpotenze. Ecco perchè la casa di gestione olandese fa proprio il report con cui la Banca centrale europea ha previsto un impatto negativo del 5% sull’economia mondiale nel caso in cui l’intensità degli scambi commerciali dovesse scendere al livello della metà degli anni ’90.
Non solo geopolitica. Un’altra dimensione che promette di plasmare gli equilibri globali è quella produttiva, con gli azionisti reduci da un 2022 record sul fronte degli utili e il valore economico spettante al lavoro in continuo calo. Per i profitti aziendali, le sfide potrebbero infatti giungere dal reshoring. Per Robeco, infatti, proprio questo fenomeno sarebbe in grado di restituire potere contrattuale ai lavoratori, insieme a una rinnovata attenzione per il gettito fiscale delle imprese. In questo contesto, caratterizzato anche da mercati del lavoro rigidi e inflazione vischiosa, l’esito del braccio di ferro tra i due fattori non potrà che dipendere dall’andamento dei salari.
Il terzo gioco di potere nei radar dell’asset manager riguarda le tensioni tra autorità fiscali e banche centrali, che sarà inevitabile in una stagione di inflazione sopra il target. Come spiega il paper, i governi che sceglieranno di privilegiare la sicurezza e il contrasto dei cambiamenti climatici rispetto alla prudenza fiscale finiranno infatti per produrre un carovita vischioso. E in un’ipotesi di questo tipo, i decisori monetari non potranno che tendere a contrastare la prodigalità con politiche di denaro a basso costo.
Tre scenari
La parabola disegnata dall’asset manager olandese si articola in tre possibili scenari, che muovono da ipotesi differenti su vinti e vincitori dei contrasti all’orizzonte. Quello di base si caratterizza per una lieve recessione nel 2024 e un’inflazione media intorno al 2,5% fino al 2029. Lo scenario rialzista prevede il profilarsi di una crescita superiore al trend e di un carovita in linea con il target, grazie alla tempestiva adozione dell’intelligenza artificiale e alla sua rapida diffusione in tutti i settori produttivi. “Di fronte alla minaccia esistenziale dell’IA, i lavoratori ad alto reddito riducono le loro richieste salariali in cambio della sicurezza del posto di lavoro e di benefit non salariali”, spiega Robeco. Che aggiunge: “Le aziende, soprattutto quelle poste alla frontiera della tecnologia, beneficiano invece di un aumento della redditività, poiché la crescita dei costi unitari del lavoro rimane contenuta.” Da qui, un risultato quasi ideale: la volatilità dei consumi diminuisce e ritorna all’1% pre-pandemia; Fed e Bce sospendono l’inasprimento della politica monetaria grazie all’emergere, dal 2025, di una moderata disinflazione dovuta all’espansione dell’offerta; questa dinamica bilancia l’aumento dell’inflazione da domande e il gioco di potere tra le autorità fiscali e monetarie raggiunge il livello minimo di intensità. Un contesto turbolento si tradurrebbe, invece, in una crescita di appena lo 0,5% all’anno per le economie sviluppate mentre l’inflazione rimarrebbe ostinatamente intorno al 3,5%.
I riflessi sulle strategie multiasset
Laurens Swinkels, head of Quant Strategy and Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco
Laurens Swinkels, head of Quant Strategy and Sustainable Multi Asset Solutions di Robeco, è convinto ci sia margine di manovra per gli investitori multi-asset. “Se, da un lato, la convergenza di tendenze potenti aumenta la probabilità di esiti estremi, dall’altro apre le porte a strategie di investimento diversificate e capaci di prosperare in più scenari. Con l’azionario Usa ancora costoso, stiamo lentamente passando da un periodo di tassi d’interesse bassi e premi per il rischio azionario elevati a una fase di rendimenti più alti e premi per il rischio azionario più bassi”, afferma. Per poi aggiungere: “Le obbligazioni societarie, d’altro canto, sono discretamente valutate e le perdite da insolvenza nel nostro scenario di base risultano moderate, il che implica rendimenti corretti per il rischio vicini alla media storica”.
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