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L’analisi di FIDA sui prodotti della categoria venduti in Italia rivela un mondo eterogeneo per strategie, rendimenti e profili di rischio. Ecco i veicoli più redditizi e come orientarsi tra asset allocation, costi e fattori ESG
*Financial Analyst di FIDA
In un panorama finanziario sempre più orientato verso tematiche strutturali di lungo periodo, la transizione demografica si sta imponendo tra i megatrend più incisivi e capaci di influenzare profondamente i mercati globali. Basti pensare che in Italia, nel 2024, le nascite sono state oltre 100mila in meno delle 526mila registrate nel 1995. Questa dinamica, legata sia alla sfida dell’invecchiamento sia all’opportunità di intercettare le mutate esigenze di consumo e investimento delle fasce più mature della società, non poteva quindi che catturare l’attenzione dell’industria del risparmio gestito e generare un ecosistema di prodotti d’investimento tanto variegato quanto complesso. FocusRisparmio ha passato in rassegna i prodotti della categoria alla ricerca di quelli più performanti.
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Un universo variegato per approcci e performance

A circoscrivere l’universo d’osservazione e stilare la classifica dei dieci veicoli più performanti è stata FIDA, società di ricerca e analisti dati con focus sull’industria dell’asset management, che ha selezionato i fondi attraverso il sistema di filtri avanzati di FIDAworkstation. Un lavoro che ha portato alla luce un mosaico di approcci, performance e profili di rischio sorprendentemente diversificati. La prima chiave di lettura arriva dalla nomenclatura stessa dei comparti: si va infatti da etichette esplicite come “Silver Age” o “Longevity” a definizioni più ampie quali “Global Demography” fino a declinazioni più specialistiche come l’oncologia. Questa pluralità semantica riflette l’ampiezza concettuale della transizione demografica, fenomeno che abbraccia molte dimensioni: dell’healthcare alla farmaceutica, dalle tecnologie di assistenza ai beni di consumo per la terza età, dalle infrastrutture sociali ea quelle assicurative. Sul versante delle performance, la dispersione dei rendimenti si presenta notevole: se CPR Silver Age e altre strategie simili hanno registrato performance ragguardevoli, con un incremento del 55% su cinque anni, LO Funds Golden Age e altri si distinguono per rendimenti negativi nell’ordine del -9% su base triennale. Una dicotomia che riflette non solo le idiosincrasie dei singoli gestori ma anche le diverse esposizioni settoriali e geografiche all’interno della macro-tematica demografica.
Il prisma del rischio
Un ventaglio che appare altrettanto ampio è quello del profilo di rischio. La volatilità annuale oscilla da valori prossimi al 7%-8% per i comparti più conservativi fino a punte superiori al 20% nei momenti di massima tensione. E tale eterogeneità è accompagnata da drawdown che in alcuni casi superano la soglia del 30%, evidenziando la necessità di un approccio calibrato nella selezione dei prodotti. Gli indici di efficienza rischio-rendimento, Sharpe e Sortino, offrono una prospettiva illuminante su questa dimensione: si passa infatti da picchi prossimi a 1,3 o 1,4 per i prodotti più performanti, che si distinguono dai fondi che hanno attraversato drawdown severi. Grazie agli strumenti analitici di FIDAworkstation, è stato possibile esaminare queste metriche su orizzonti temporali diversificati, consentendo una valutazione olistica dell’efficienza dei fondi.
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L’economia dei costi: un fattore discriminante
Un’ulteriore variabile cruciale nell’analisi del comparto è rappresentata dalla struttura dei costi. Gli oneri correnti totali si collocano prevalentemente in una fascia compresa tra l’1% e il 3%: elemento che assume particolare rilevanza in un contesto di crescente attenzione al rapporto costo-beneficio per gli investitori. Non solo. Emerge infatti una correlazione tra livelli commissionali e grado di specializzazione: i fondi che integrano un’analisi ESG più profonda o che si concentrano su nicchie tematiche, come i settori biotech o le soluzioni assicurative collegate all’assistenza sanitaria degli anziani, presentano tendenzialmente fee di gestione più elevate. Questa relazione, tuttavia, non sempre si traduce in performance superiori e quindi sollevano interrogativi sull’effettivo valore aggiunto delle strategie più dispendiose.
Il DNA dei portafogli: analisi delle posizioni e sovrapponibilità
Anche l’esame della composizione dei portafogli rivela pattern significativi. Tra i titoli più ricorrenti spiccano colossi farmaceutici come Roche o anche AstraZeneca ed Eli Lilly, affiancati da operatori sanitari quali UnitedHealth Group. Non mancano neppure rappresentanti del settore dei beni di consumo, come L’Oreal e Nestlé, e aziende tecnologiche orientate alla salute e al benessere: Thermo Fisher Scientific e Intuitive Surgical in primis. La sovrapponibilità delle allocazioni è considerevole, specialmente per quanto concerne i titoli del pharma: EssilorLuxottica e Novo Nordisk emergono come i titoli con il peso complessivo maggiore tra i fondi analizzati, presenti rispettivamente in sei e sette comparti tra quelli presi in esame. Una concentrazione che si ritrova anche a livello geografico e solleva interrogativi sulla reale diversificazione offerta da prodotti apparentemente distinti ma con un’impronta di portafoglio simile. Si osserva una marcata esposizione ai mercati sviluppati, dagli Stati Uniti alla Svizzera fino al Regno Unito e alla Francia, mentre il mondo emergente è presente in maniera molto più limitata nonostante sia attraversato da dinamiche demografiche importanti.
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La dimensione ESG: sostenibilità e impatto sociale
Nel contesto della transizione demografica, un fattore ad assumere connotazioni peculiari è la componente ESG. E questo nonostante l’impatto sociale delle scelte d’investimento sia destinato a diventare cruciale in una società in cui la popolazione anziana cresce in misura cospicua, ponendo questioni etiche e di sostenibilità del welfare. La maggioranza dei fondi analizzati si classifica infatti come Articolo 8 secondo l’SFDR, indicando un’integrazione dei fattori etici nel processo d’investimento, mentre solo il 18% segnala obiettivi sostenibili espliciti e quindi può vantare la classificazione Articolo 9. È interessante notare anche come i prodotti con focus sociale esplicito si concentrino principalmente nelle categorie Global Demographics e SRI Ageing Population, suggerendo un approccio più olistico alle implicazioni socioeconomiche dell’invecchiamento.
Come navigare la complessità
Le divergenze di performance osservate tra i prodotti della categoria suggeriscono l’opportunità di approcci diversificati che integrino le molteplici sfaccettature della transizione demografica. Per gli investitori più sofisticati, la sfida consisterà nell’elaborare strategie che prevedano di andare oltre la semplice esposizione tematica, privilegiando approcci che combinino analisi fondamentale con valutazione dell’innovazione tecnologica e considerazioni di impatto sociale. La durata pluridecennale del megatrend richiede un orizzonte temporale adeguatamente esteso, capace di assorbire la volatilità di breve periodo in favore del potenziale di crescita strutturale. Senza contare la necessità di un’accurata due diligence da parte dei sottoscrittori, specialmente in ottica di decorrelazione e di coerenza con il proprio orizzonte temporale.
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