L’Analyst Survey prevede che l’inflazione dei costi aziendali diminuirà. E stima un miglioramento per la maggior parte dei settori. In difficoltà solo energia e finanza a causa di prezzi e tassi
Il 2024 sarà l’anno della ripartenza. Archiviati i timori relativi a una pesante recessione globale, e sopratutto quelli legati a un’inflazione fuori controllo, quasi tutti i settori sono destinati a riprendersi e a migliorare le loro performance nel corso dei prossimi dodici mesi. Parola degli esperti di Fidelity International, che nell’Analyst Survey annuale segnalano ancora qualche difficoltà solo per il comparto energetico e per quello finanziario. E indicano un grande vincitore a livello geografico, destinato a far da traino per l’intera economia mondiale: il Giappone.
Gita Bal, global head of Fixed Income Research Fidelity
La survey, condotta lo scorso dicembre, raccoglie le risposte di 137 analisti Fidelity che ogni anno partecipano in tutto il mondo a oltre ventimila incontri con le aziende. Il sondaggio traccia un quadro generale relativo al comportamento delle diverse aree e dei diversi settori nel 2024 e nel periodo successivo. Ebbene, quest’anno per la prima volta dalla pandemia, un numero più alto di professionisti ritiene che l’inflazione dei costi delle aziende diminuirà anziché aumentare. “I nostri analisti nordamericani non parlano più d’inflazione. Gli stipendi sono stati l’ultimo aspetto critico, ma anche questi sembra si stiano normalizzando rapidamente”, sottolinea Gita Bal, global head of Fixed Income Research della società.
Ne deriva la stima che la maggior parte dei settori coperti da Fidelity, colosso con oltre 700 miliardi di dollari di masse in gestione, migliorerà nel corso dell’anno. La percentuale di chi afferma che il proprio settore è in crescita cresce infatti dal 52% attuale al 61% di coloro i quali ritengono che lo sarà nei prossimi dodici mesi.
La ripresa non è per tutti: energia e finanza a rischio
La marea, però, non solleverà tutte le barche. Per alcuni settori potrebbero infatti presentarsi condizioni più difficili nel corso dell’anno. A partire dal comparto energetico: secondo gli analisti che coprono le aziende petrolifere e del gas nordamericane ed europee il calo dei prezzi delle materie prime costituirà un forte vento contrario. Stesso discorso per il settorefinanziario, che nei prossimi mesi vedrà il rovescio della medaglia del calo dei tassi d’interesse.
Inoltre, alle tensioni geopolitiche si aggiungerà anche un anno di elezioni in tutto il mondo. Tuttavia Bal sottolinea che gli incontri con i team di gestione sono stati sorprendentemente positivi sulle prospettive per il 2024, malgrado i rischi immediati all’orizzonte. “Secondo i nostri analisti, i settori dell’energia e della finanza hanno ottenuto un punteggio inferiore. Il calo dei prezzi delle materie prime e la prospettiva di un calo dei tassi d’interesse stanno chiaramente influenzando il sentiment generale”, chiarisce.
Giappone in testa
Quest’anno i riflettori sono poi puntati sul Giappone, destinato a diventare il punto di forza dell’economia mondiale. Le aspettative di crescita dei ricavi e degli utili nel 2024 sono più alte per il Sol Levante che per qualsiasi altra regione. Gli analisti che coprono il Paese sono anche i più ottimisti sull’aumento dei margini di guadagno. Tokyo si piazza prima per quanto riguarda le aspettative di spesa in conto capitale, i rendimenti del capitale, gli aumenti dei dividendi, la capacità di trasferire i costi ai consumatori e la possibilità che le sue aziende si trovino o meno in una fase espansiva del ciclo economico entro il prossimo anno.
Un ottimismo decisamente in contrasto con la cautela emersa nell’edizione 2023 della survey. Ad esempio, quasi un terzo degli specialisti giapponesi a fine 2022 aveva dichiarato che gli amministratori delegati delle società seguite non prevedevano alcuna crescita degli utili nei successivi dodici mesi. Il dato più pessimistico tra tutte le aree prese in considerazione ad eccezione di Emea/America Latina. Ora, invece, tutti i professionisti affermano che i ceo stimano una crescita degli utili.
Per Bal, la ragione di tanto ottimismo è chiara: l’economia nipponica è finalmente uscita da oltre due decenni di recessione e stagnazione, con segnali incoraggianti di aumento dei prezzi su larga base. “Se negli ultimi anni l’inflazione è stata un grosso problema per gran parte del mondo, per il Giappone in questo momento è un’incognita positiva da avere”, osserva l’esperta.
L’incognita politica
Tonando alle elezioni, con un numero di persone chiamate a votare superiore a quello di qualsiasi altro anno della storia e il conseguente rischio di disordini, uno dei risultati più sorprendenti è che la maggior parte degli analisti (65%) sottolinea come le proprie aziende non parlino affatto delle urne. Quelle che invece affrontano il tema appaiono piuttosto divise quando si tratta dei rischi elettorali. E molto si riduce a scenari particolari in comparti specifici. Solo per il 28% dei professionisti Fidelity l’attuale contesto geopolitico sta incidendo sui piani d’investimento: la percentuale più bassa da quando la survey ha iniziato a porre il quesito nel 2017.
Per Bal, la fine dell’era dei tassi zero era destinata a creare tensioni. D’altra parte viviamo in un periodo in cui le aziende stringono la cinghia, la domanda è sempre più sotto pressione e il potere dei prezzi diminuisce. “Tuttavia, l’indagine di quest’anno offre chiari segnali del fatto che, comunque vada il rallentamento, per la maggior parte delle aziende il sistema si ripristinerà. E la fase successiva le risolleverà anziché abbatterle”, conclude.
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