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Geopolitica e Trump continuano a fare paura. Ma gli advisor vedono l’azionario come asset class più performante del 2025. E si aspettano che l’S&P500 cresca del 10%. Il sondaggio InspereX
Per i consulenti finanziari, la volatilità è un’opportunità. Anche se dazi e tensioni geopolitiche non smettono di fare paura, i professionisti degli investimenti sono infatti convinti che le tensioni sul mercato faranno da sponda per attrarre a sé nuovi clienti e far crescere i capitali loro affidati. Lo ha evidenziato l’ultimo sondaggio della fintech americana InspereX, che ha raccolto il parere di 829 advisor attivi a livello globale per analizzare quali siano le tendenze in atto tra gli esperti di portafogli. Uno studio dal quale emerge chiaramente come il mercato azionario resta il cavallo su cui il settore intende puntare, con il 67% degli advisor che si aspetta dall’S&P 500 un aumento pari o superiore al 10% entro la fine del 2025 rispetto ai valori di maggio.
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Azionario in rampa di lancio
Quasi la metà dei consulenti intervistati (49%) si è detta convinta che l’asset class con le migliori performance nel 2025 sarà l’azionario. Seguono a lunga distanza oro e criptovalute, che hanno raccolto rispettivamente il 14% e l’11% dei consensi. Equity e monete digitali si posizionano però in cima alla classifica anche per quanto riguarda la rischiosità percepita, con il 44% e il 36% del campione che le ha indicate come i segmenti destinati a essere sottoposti alle turbolenze del mercato. Capitolo a parte per l’obbligazionario, sul quale pesano le incognite della manovra fiscale tedesca in Europa e delle politiche di Trump dall’altra parte dell’Oceano.
Geopolitica e dazi i timori più grandi. Cala l’inflazione
Quanto alle preoccupazioni sullo scenario macro, gli advisor dimostrano di nutrire grossomodo gli stessi timori degli investitori. C’è però una differenza fondamentale: mentre i primi mantengono una prospettiva a lungo termine, i secondi tendono a focalizzarsi sui movimenti di breve e quindi pongono un accento diverso sui singoli fattori. Ecco allora che geopolitica, volatilità e dazi si spartiscono il podio di entrambi i gruppi ma con pesi specifici variabili: le tensioni internazionali incidono infatti per il 29% dei professionisti e solo per il 16% dei loro clienti, l’incertezza oscilla tra 21% e 44% mentre la tariffe commerciali variano dal 18% al 23%. È interessante notare come l’inflazione rappresentasse il principale spauracchio nella precedente rilevazione di novembre 2024 e oggi si attesti invece ad appena 16% tra i consulenti e al 12% tra i clienti.
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Volatilità: un’opportunità, ma un peso sul sentiment
Secondo il 69% dei consulenti, i periodi di volatilità rappresentano “il momento migliore” per dimostrare il proprio valore e rafforzare il rapporto con i clienti. Prova ne è il fatto che, in riferimento alla crescita del business, più della metà (54%) ha affermato di aver registrato proprio in questi mesi di shock sui mercati un aumento delle referenze o dell’interesse di potenziali nuovi investitori. Curiosamente, l’incertezza ha anche portato a più contatti con i familiari degli assistiti: il 20% del campione ha infatti segnalato che episodi di forte turbolenza hanno spinto i figli a informarsi su come vengono gestiti gli investimenti dei genitori. Una tendenza positiva che va però cavalcata proattivamente, adeguando cioè la proposta commerciale ai mutamenti cui dimostra di andare incontro il sentiment del pubblico: il 66% del campione ha infatti osservato una crescita dell’avversione al rischio presso i proprio assistiti e quattro su dieci hanno rilevato un aumento della domanda strategie di protezione.
Portafogli stabili. Ma la protezione dal rischio prevale sul rendimento
Anche se il 64% del campione non ha effettuato modifiche significative dei portafogli negli ultimi sei mesi e l’88% ritiene che la propria filosofia d’investimento sia stata efficace nel proteggere il patrimonio affidatogli, le richieste dei clienti hanno portato a mutamenti significativi: più di un terzo (39%) dei consulenti ha infatti affermato di utilizzare strategie di protezione dal ribasso mentre il 55% ne sta anche aumentando l’adozione. E il dato sul modo in cui queste soluzioni vengono utilizzate, testimonia come la redditività sia passata in subordine rispetto all’obiettivo della cautela: il 33% le usa infatti per ridurre l’esposizione al rischio, un altro terzo per offrire tranquillità, il 19% per migliorare l’esperienza d’investimento e solo il 15% per raggiungere obiettivi di rendimento predefiniti. I cinque approcci più consigliati si sono rivelati infine essere rendite vitalizie (69%), prodotti strutturati (54%), alternative alla liquidità (50%), ETF con protezione parziale (42%) e certificati di deposito indicizzati. “Ci aspettiamo che la domanda per queste soluzioni resti forte nel prossimo futuro”, ha chiosato la managing director di InspereX Chris Mee, che ha aggiunto: “Questo è il momento ideale per un consulente per dimostrare il valore enorme che può offrire”.
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