Il nostro Paese guadagna due posizioni nel Global Retirement Index di Natixis Im. Bene salute e qualità della vita. Sul podio Norvegia, Irlanda e Svizzera. Germania ottava, Francia 27esima
Per i pensionati italiani la situazione migliora ma non ancora abbastanza. La previdenza rimaneinfatti un punto debole per il nostro Paese, la cui posizione nel Global Retirement Index elaborato da Natixis Investment Managers passa quest’anno dal 31° al 29° posto, rientrando così nella top trenta seppure con un punteggio complessivo invariato. Un buon risultato, considerando che a livello globale la sicurezza pensionistica continua a essere messa alla prova da un contesto economico complesso, dall’inflazione persistente e dall’invecchiamento demografico, ma che fa emergere ancora una volta la necessità di una pianificazione previdenziale proattiva. La ricerca, condotta in collaborazione con Core Data Research, esamina un’ampia varietà di fattori essenziali (non solo finanziari) per beneficiare di una pensione sana e sicura. E le classifiche si basano su 18 indicatori di performance suddivisi in quattro sottoindici: finanze in pensione, benessere materiale, salute e qualità della vita. Queste voci, con punteggi da 0 a 100%, combinate tra loro forniscono un quadro completo del contesto di ciascuno Stato. Quest’anno, l’indice evidenzia il vantaggio in materia di pensione dei più piccoli, con un solo grande Paese sviluppato, la Germania (8ª grazie a salute e qualità della vita), nella top dieci. Ciò, viene sottolineato nel report, sembra derivare dalla capacità di questi Stati nel raggiungere un maggiore consenso sulle questioni chiave in materia previdenziale.
Quanto alla classifica generale, la Norvegia conquista il primo posto con un punteggio complessivo dell’83%, grazie a una solida performance negli indicatori di uguaglianza dei redditi e felicità. E scalza dal vertice la Svizzera (81%), che retrocede al terzo posto, dietro anche all’Irlanda (82%), salita di due posizioni e prima nel sottoindice finanze. La Danimarca registra il balzo più significativo tra i primi dieci, passando dal nono al quinto gradino, e la Slovenia debutta nella rosa dei magnifici dieci. Per la prima volta in cinque anni, poi, due nuovi Paesi entrano nella top 25: la Repubblica Slovacca (24ª) e Cipro (25°), scalzando Giappone e Francia (dal 25° al 27° posto con il 65%), che negli ultimi anni hanno continuato a perdere posizioni. Singapore compie il salto più ampio di quest’anno, schizzando al 13° posto dal 25° grazie al netto miglioramento in termini di Benessere materiale, mentre è il Canada a registrare il calo più evidente, dal 13° al 20° posto, con punteggi in calo in tre dei quattro sottoindici. Stabile infine il Regno Unito in 14ª posizione, anche se il suo risultato complessivo è diminuito di due punti a causa dei cali nei sottoindici relativi a benessere materiale e finanze in pensione.
L’importanza di una pianificazione proattiva
Secondo il report, la chiave per entrare nella top dieci quest’anno è da ricercare nella coerenza tra i sottoindici. Tra i Paesi in cima alla classifica, infatti, sette si collocano tra i primi dieci sia per benessere materiale sia per qualità della vita. Tuttavia, dato che inflazione, debito crescente e bassi tassi di interesse continuano a compromettere i risultati di lungo periodo, solo tre (Irlanda, Svizzera e Australia) si trovano in alto per il sottoindice relativo alle condizioni finanziarie in pensione.
Marco Barindelli, country head Italy di Natixis IM
“Le pressioni sulla previdenza a livello globale sono innegabili e i risultati dell’indice sottolineano l’importanza di una pianificazione proattiva in tutti gli ambiti per tutelare il futuro dei pensionati”, commenta Marco Barindelli, country head Italy wholesale distribution di Natixis Im. Aggiungendo che i governi di tutto il mondo stanno già rispondendo a queste sfide con diverse misure per rafforzare i sistemi previdenziali, offrire una maggiore scelta e garantire una solida protezione dei consumatori. Tuttavia, rimarca l’esperto, “la sicurezza pensionistica è una responsabilità condivisa dove individui, governi, asset manager e datori di lavoro hanno tutti il proprio compito”.
L’Italia migliora soprattutto sull’aspettativa di vita
Per l’Italia, i sottoindici più forti si confermano la salute (22°) e la qualità della vita (24°), anche se entrambi risultano in leggero calo. Nel frattempo, l’aumento più significativo si registra sul fronte del benessere materiale, dove il nostro Paese sale di cinque posizioni (27°). Tuttavia le condizioni finanziarie, dove siamo 40esimi per il terzo anno consecutivo, rimangono un punto debole, mentre il progresso nel sottoindice del benessere materiale deriva principalmente da un punteggio più alto sul fronte della disoccupazione (dal 33° al 27° posto). Lo studio fa però notare come il miglioramento del sottoindice principale nasconda alcune sfide ancora aperte, poiché l’invecchiamento della popolazione riduce la forza lavoro e l’aumento della disoccupazione giovanile e dell’emigrazione minacciano la crescita economica a lungo termine.Per il resto, l’Italia rimane al di sopra della media dei Paesi analizzati nel Global Retirement Index in termini di reddito pro-capite (19°) e registra quest’anno un leggero miglioramento nella parità di reddito, salendo di due posizioni (26°). Nel sottoindice salute, rimaniamo poi tra i primi 25, ma perdiamo una posizione attestandoci al 22° posto. Il dato più significativo riguarda l’aspettativa di vita, con Roma che sale di tre posizioni fino all’ottava, grazie al continuo diminuire degli effetti della pandemia. Per quanto riguarda gli altri indicatori, guadagniamo una posizione nella spesa sanitaria assicurata (28° posto con lo stesso punteggio), ma scendiamo di una posizione (23° posto) nella spesa sanitaria pro-capite. Infine siamo 24esimi nel sottoindice qualità della vita, tre gradini sotto rispetto allo scorso anno.
La sicurezza pensionistica preoccupa tutti
L’indagine rivela infine che gli individui considerano la sicurezza pensionistica un obiettivo difficile, indipendentemente dalla situazione del proprio Paese. Gravati da un’inflazione persistente, da un contesto economico più complesso e da crescenti livelli di debito pubblico, il 43% degli investitori individuali afferma infatti che sarà necessario un miracolo per raggiungerla. Tra i principali rischi individuano proprio l’inflazione, che continua a erodere i risparmi pensionistici. Secondo il Natixis Survey of Individual Investors 2025, infatti, il 66% dichiara di risparmiare meno a causa dell’aumento dei costi quotidiani, il 69% di aver ridotto il valore futuro dei propri asset previdenziali e il 38% che l’inflazione sta “distruggendo” i propri sogni di pensione. Altra preoccupazione riguarda il risparmio, cui è associata la paura di fallire. Il 25% teme di non riuscire ad accantonare abbastanza per quando smetterà di lavorare e il 78% riconosce come il finanziamento della pensione ricada sempre più sulle proprie spalle e crede di non essere preparato. Inoltre gli obiettivi di risparmio rimangono troppo bassi e le ipotesi di pianificazione spesso non si allineano con il reddito necessario a sostenere 25-30 anni di vita post lavorativa.
Anche la pressione sui sistemi pensionistici viene chiaramente avvertita. Tra aumento del debito pubblico e invecchiamento demografico, un terzo degli investitori a livello globale teme che i benefici statali possano essere ridotti. Inoltre le aspettative di vita più lunghe e l’invecchiamento della popolazione stanno creando un problema crescente di dipendenza in età avanzata. Nei Paesi Ocse, il rapporto mediano tra over 65 e adulti in età lavorativa è destinato a salire dal 32,5% nel 2024 al 59,3% entro il 2050. “La paura di non riuscire a raggiungere la sicurezza pensionistica è palpabile nel 2025”, conclude quindi David Goodsell, executive director del Centre for Investor Insight. Per l’esperto, questo timore accompagna gli investitori mentre riflettono su come finanze personali, demografia, economia e politiche pubbliche si siano intrecciate, rendendo più difficile che mai rispondere alla domanda più grande sulla vita post lavorativa: ‘Di quanto ho bisogno per andare in pensione?’.
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