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Il sondaggio di CFA Society Italy e Il Sole 24 Ore Radiocor evidenzia un quadro macro ancora fragile nel breve periodo, ma segnala un netto rimbalzo delle aspettative. Inflazione e tassi restano sotto osservazione degli esperti, mentre torna un cauto ottimismo sui mercati azionari
Il ciclo economico resta debole, ma gli operatori iniziano a intravedere segnali di miglioramento. È quanto emerge dall’ultima rilevazione del sentiment di CFA Society Italy e Il Sole 24 Ore Radiocor, condotta dal 20 al 30 aprile tra gli analisti finanziari membri dell’associazione di categoria. La fotografia dell’attuale contesto macro resta infatti improntata alla cautela, con il 64 degli intervistati che giudica negativa la situazione italiana e un ulteriore 32% stabile. Una percezione confermata per Eurozona e Stati Uniti, dove gli esperti intravedono fragilità in scia agli effetti delle persistenti tensioni geopolitiche.
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Rimbalzo delle aspettative a sei mesi
A fronte di un presente debole, migliorano però le prospettive nel medio termine. Il CFA Society Italy – Radiocor Sentiment Index di maggio è infatti rimasto in territorio negativo di 32 punti, ma segnando un recupero deciso rispetto al minimo storico di -79,2 registrato nella rilevazione precedente. Entrando nel dettaglio, si attesta in crescita la quota di analisti convinti di poter assistere al miglioramento delle condizioni macroeconomiche italiane nei prossimi sei mesi (12%, in aumento di 7,8 punti percentuali). Parallelamente, si è ampliata in modo significativo anche la componente che prevede uno scenario stabile (44%) mentre è calata al 44% quella che anticipa un peggioramento, ora anch’essa al 44%. Un’evoluzione che suggerisce un riequilibrio delle aspettative più che un vero e proprio ritorno all’ottimismo.
La situazione italiana nei prossimi mesi

CFA Italy Radiocor Sentiment Index
Inflazione e tassi restano sorvegliati speciali
Tra le principali fonti di attenzione continua a rientrare il tema dei prezzi. Tra il 70% e il 75% degli intervistati ritiene infatti probabile un nuovo aumento dell’inflazione nelle principali aree economiche, percentuali in calo di dieci-quindi punti percentuali rispetto ad aprile ma molto consistenti nel paragone con il periodo precedente allo scoppio della guerra in Iran e Libano. Resta diffusa anche l’aspettativa di un incremento dei tassi di interesse da parte di Banca centrale europea e Federal Reserve sia sulle scadenze brevi sia su quelle lunghe, ipotesi perfettamente coerente con lo scenario delineato, sebbene l’intensità percepita dei rialzi appaia più contenuta rispetto alle rilevazioni precedenti. Il principale driver dei rincari e quindi della stretta a livello di politica monetaria viene individuato nello shock petrolifero conseguente alla chiusura di Hormuz.
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Azionario: torna l’appetito per il rischio
Segnali leggermente più costruttivi arrivano invece dai mercati, sui quali gli analisti finanziari sembrano avere le idee chiare. Le attese sugli indici azionari sono infatti complessivamente in territorio positivo per tutte le aree analizzate, indicando un graduale recupero della propensione al rischio da parte degli investitori. Questo miglioramento del sentiment si inserisce in un contesto in cui gli operatori iniziano a prezzare scenari meno estremi rispetto ai mesi precedenti, pur mantenendo un approccio selettivo nell’individuazione dei titoli su cui investire. Tra le variabili macro da tenere sotto osservazione, il petrolio continua a giocare un ruolo chiave. Circa la metà del campione ritiene possibile una discesa dei prezzi rispetto ai livelli attuali, sviluppo che potrebbe contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche e limitare i rischi di stagflazione a una fase temporanea. Sul fronte valutario prevale invece un’aspettativa di stabilità dello yen nei confronti dell’euro, mentre torna a emergere l’ipotesi di un indebolimento del dollaro statunitense dopo la fase di marcato risk-off osservata nel mese precedente.
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