Al Salone 2026, appello unanime di Gota e Letta: “Accelerare sull’integrazione finanziaria, creare campioni europei e sviluppare la SIU per collegare capitali privati ed economia reale”. E sulla geopolitica, l’ambasciatore Massolo non esclude una nuova escalation USA-Iran
L’Europa ha finalmente preso coscienza del proprio ritardo, ma ora deve trasformare la diagnosi in azione. È anche da questo cambio di prospettiva che passa l’ambizione di creare un ponte tra risparmio gestito ed economia reale, specie in una stagione storica nella quale la geopolitica ha riportato al centro della scena l’incertezza e messo il Vecchio Continente di fronte all’urgenza di trovare un proprio posto sulla scena internazionale. Ecco la sintesi del messaggio lanciato alla tavola rotonda che ha animato la seconda parte della plenaria di apertura con cui Assogestioni ha inaugurato il Salone del Risparmio 2026, un panel che ha visto la presidente dell’Associazione Maria Luisa Gota confrontarsi con tre ospiti di eccezione: Enrico Letta, ex premier e presidente dell’Istituto Jacques Delors, l’ambasciatore e direttore dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico dell’Università Luiss Guido Carli Giampiero Massolo e il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.
Enrico Letta, ex premier e presidente dell’Istituto Jacques Delors
Ad aprire il dibattito è stato Letta, secondo cui sui mercati finanziari non si è fatto il passo avanti necessario dopo l’introduzione della moneta unica e se ne scontano le conseguenze in termini di frammentazione: “Cina e Stati Uniti sono uno, l’Europa è 27 e così siamo troppo piccoli”. Tuttavia, dalla sua prospettiva, si intravede un punto di svolta recente ma chiaro: “Si è passati da una diagnosi condivisa a un atteggiamento di proattività”. Il riferimento è al cantiere della Saving and Investment Union e al ritorno del dibattito su strumenti comuni come l’asset sicuro europeo, sia pur con la precisazione che i tempi restano lunghi: “Sono riforme che mancano da 25 anni e non si fanno in 25 giorni”. La priorità, secondo l’esperto, non può allora che essere individuata nella scala: “Le prime 35 imprese finanziarie per dimensioni sono tutte americane”. Da qui la necessità di favorire concentrazioni e campioni continentali: “Avete bisogno di Airbus del risparmio gestito”.
Energia e competitività al centro
Emanuele Orsini, presidente di Confindustria
Il punto di vista delle imprese è stato invece portato da Orsini, che ha richiamato l’attenzione sull’urgenza imposta dal contesto internazionale e macroeconomico. Come chiarito infatti dal presidente di Confindustria, l’incertezza geopolitica e il costo dell’energia rappresentano infatti i principali freni all’attività produttiva: “Se arriviamo a fine anno con il petrolio a 140 dollari, parliamo di 21 miliardi di euroin più per le imprese”. La competitività passa quindi da interventi strutturali: energia più accessibile, investimenti e politiche industriali. “Senza energia a basso costo avremo sempre un gap competitivo”, ha avvertito il manager, sottolineando che l’Europa paga anche l’assenza di integrazione infrastrutturale. Sul piano finanziario, il numero uno degli industriali ha invece insistito sulla necessità di rafforzare il legame tra risparmio e imprese: “Dobbiamo mettere le aziende nella condizione di utilizzare lo strumento migliore, sia esso banca o mercato o risparmio gestito, in base alle proprie esigenze”. Centrale anche il tema dimensionale: “Le aggregazioni saranno fondamentali per far crescere le imprese e, su questo fronte, vedo molte opportunità per il prossimo anno”.
Per Gota il ponte tra risparmio ed economia reale invocato da Orsini passa inevitabilmente dal mercato dei capitali. “È quello che permette all’industria dell’asset management di creare prodotti e convogliare risorse verso le imprese”, ha detto, pur non mancando di sottolineare che l’Italia e l’Europa restano indietro rispetto alla scena internazionale. I numeri citati dalla presidente di Assogestioni in tal senso, del resto, parlano da soli: nessuna quotazione e 12 delisting sul Ftse Mib nel 2025, un saldo di appena due IPO sull’EGM e un rapporto capitalizzazione-PIL fermo al 48% in Italia contro il 70% europeo. “Quando questa catena non è a regime”, ha quindi osservato Gota, “tutti devono fare qualcosa in più”. Un problema che, comunque, ha anche dimensioni culturali e quindi impone un cambio di mentalità: “Le imprese fanno ancora molto ricorso al credito bancario”. Serve insomma un cambio di mentalità, insieme a strumenti più efficienti e attrattivi per canalizzare il risparmio verso il mercato”.
Sicurezza e nuova geopolitica sullo sfondo
Giampiero Massolo, ambasciatore e direttore dell’Osservatorio sul Rischio Geopolitico dell’Università Luiss Guido Carli
Massolo ha invece allargato lo sguardo allo scenario internazionale, dominato da instabilità e competizione strategica. “Siamo passati da un’epoca di cooperazione a una di conflitto”, ha spiegato, sottolineando come la sicurezza sia diventata un criterio centrale anche nelle scelte economiche. Un contesto nel quale “non esiste più nessuno che garantisca stabilità” e di cui il caso del Medio Oriente e delle tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz rappresenta l’esempio più emblematico: “Donald Trump sta cercando ai aprire una nuova rotta in prossimità delle coste di Oman ed Emirati Arabi ma, se non dovesse riuscirci, il rischio escalation è dietro l’angolo”. Ed è proprio alla luce di questo quadro che l’ambasciatore ha voluto lanciare il suo monito: “L’Europa deve abbandonare le dipendenze felici del passato, dalla sicurezza americana all’energia russa fino alla manifattura asiatica, per puntare a maggiore autonomia. Ma autonomia, nella view dell’esperto, significa anche investimenti e capacità industriale: “I capitali globali vanno dove ci sono sicurezza e intelligenza artificiale, due ambiti in cui il Vecchio Continente deve recuperare terreno”.
Fiducia e regole, le condizioni per mobilitare il risparmio
A chiudere il cerchio è stato il tema della fiducia, condizione essenziale per attivare il risparmio di lungo periodo. Stabilità normativa, certezza del diritto e visione di lungo termine sono infatti stati individuati dai panelist come elementi chiave per attrarre investimenti, soprattutto quelli ‘pazienti’. “Se sono un investitore di lungo periodo, ho bisogno di regole che non cambiano”, è il messaggio che emerge dal versante industriale. In questo quadro, gli strumenti indicati da Gota per orientare i capitali verso crescita e innovazione sono tre: “Leva fiscale, strumenti europei e collaborazione pubblico-privato”. Ma la riflessione di fondo resta la stessa: senza un contesto stabile e integrato, il potenziale rischia di restare inespresso: “Dobbiamo incentivare l’accesso delle imprese al mercato dei capitali, anche attraverso best practice su engagement e corporate governance, affinché le aziende trovino negli investitori un interlocutore con cui condividere obiettivi e strategia”. Infine, la presidente di Assogestioni ha portato all’attenzione del pubblico un concetto chiamato a ispirare tutta l’industria durante i tre giorni della kermesse: “La funzione del settore, in stretta sinergia con le reti distributive, è quella di trasformare bisogni quali previdenza e protezione o anche progettualità in opportunità concrete con professionalità e orizzonte di lungo periodo”.
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