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Per Bankitalia e Istat, le attività detenute sono scese a 10.421 miliardi di euro. Cifra che equivale a 176 mila euro pro capite, come nel 2005. Il gestito vale il 15,2% del portafoglio ma i Btp fanno sempre più gola
Il morso dell’inflazione si fa sentire sulle famiglie italiane. Che, per allocare il loro risparmio, guardano in maniera sempre più decisa ai titoli di Stato. È quanto emerge dalla nota di Istat e Bankitalia sui settori istituzionali 2022, un report che mostra come il carovita abbia ridotto la ricchezza reale dei nuclei tricolore del 12,5% a quota 10.421 miliardi di euro. Dinamica che interrompe un trend positivo di tre anni e riaccende i fari su quanto la crisi stia mettendo in difficoltà il tessuto sociale del Paese, con effetti anche per l’industria della gestione patrimoniale.
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In calo anche il dato nominale. Italia fanalino di coda
Rispetto al 2021 non è scesa solo la ricchezza calcolata usando come deflatore l’indice dei prezzi al consumo ma anche quella nominale: -1,7%, in particolare, il passivo registrato nel report in riferimento a questa voce. E un peggioramento si è registrato pure sul fronte del rapporto con il reddito lordo disponibile, che è passato da 8,7 a 8,1. A incidere sui numeri, la dinamica delle due grandezze dalla cui somma gli istituti hanno ricavato la metrica: le attività finanziarie e attività non finanziarie. Il calo di valore delle azioni e degli strumenti di risparmio gestito ha infatti ridimensionato le prime del 5,2% mentre le seconde, pur salite del 2,1% a un apprezzamento da record degli immobili, non sono state in grado di compensare. Questo è anche il motivo per cui, sebbene si sia contratta ovunque, solo nel nostro Paese la ricchezza netta delle famiglie in rapporto al reddito lordo è retrocessa fino ai livelli del 2005: misurata in rapporto alla popolazione, si attesta infatti a 176 mila euro (escluse le scorte).

Più attività non finanziarie in portafoglio. E il gestito cala
Alla fine del 2022 oltre la metà della ricchezza lorda delle famiglie italiane era composta da attività non finanziarie (55,2%) e, in particolare, da abitazioni (46,3%) e immobili non residenziali (5,6%). Rispetto al 2021, l’incidenza di quelle reali è cresciuta di quasi due punti percentuali e ha così registrato il maggior incremento dal 2009: un trend determinato sia dall’aumento del valore delle case, il più alto dal 2009, sia dalla forte contrazione delle attività finanziarie, per effetto dell’andamento dei relativi prezzi. Si è osservata soprattutto una marcata diminuzione degli strumenti del risparmio gestito (2%), che ora pesa il 15,2%, e delle azioni (-1% a 11,5%). È leggermente salita, invece, l’incidenza dei depositi (14,3%) mentre i titoli di debito sono tornati a crescere dopo circa un decennio.

Crescono le azioni detenute dalle società
Tra le attività reali delle società non finanziarie, che costituiscono il 57,2% della loro ricchezza lorda, Bankitalia e Istat rilevano un’ulteriore crescita del valore di impianti e macchinari. Dal lato finanziario, invece, risultano in aumento le detenzioni di titoli e azioni, anche se il valore di questi ultimi si è ridotto. Anche in questo caso, poi, si assiste a una rallentamento dell’ampia crescita dei depositi vi pandemia è vissuta durante la pandemia. Il risultato è una ricchezza lorda in crescita del 2,4% per la categoria, con un calo del 2,6% a livello di passività e un indebitamento in linea rispetto all’andamento osservato negli altri Paesi. Meno bene se la passa invece il mondo della finanza. La ricchezza lorda del settore è infatti diminuita del 7%, con una contrazione dei bilanci che ha riguardato soprattutto depositi attivi e titoli detenuti. In riduzione, però, anche le passività: -5,7%.
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In calo il passivo nella pubblica amministrazione
La ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche è risultata negativa per 1.188 miliardi di euro, in miglioramento rispetto al 2021 grazie a una crescita delle attività (+4,7%) e a una riduzione delle passività (-6,9%). Più valutate le opere del genio civile e degli immobili non residenziali ma ad aumentare è stato anche il prezzo dei titoli. Il forte calo del passivo è stato guidato dalla riduzione dei prezzi di mercato dei bond di Stato. Nel complesso, il dato in rapporto al Pil è tornato in linea con i valori precedenti la pandemia, che sono stati ampiamente superati negli altri Paesi.
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