Ad aprile la crescita si è contratta dello 0,3%, oltre le attese. Gli analisti si aspettano la prossima riduzione dei tassi ad agosto e un’altra probabilmente a novembre. Riflettori puntati sulla spending review di Reeves
Ennesima doccia gelata per il governo britannico di Keir Starmer. Ad aprile il pil del Regno Unito si è infatti contratto dello 0,3% rispetto a marzo, quando era cresciuto dello 0,2%, oltrepassando in negativo le attese degli economisti che si attendevano una flessione dello 0,1%. Il primo trimestre 2025 si chiude così con una crescita dello 0,7%, che risulta comunque superiore a quella degli altri Paesi del G7, ma che porta la Bank of England a dover affrontare i problemi contrapposti di un’inflazione ostinata e di un’economia quasi stagnante. Per i gestori, il dato non influirà sulla linea prudente scelta da Andrew Bailey e colleghi, e giovedì prossimo i tassi non verranno toccati. La previsione più diffusa, dati permettendo, è che per la prossima sforbiciata bisognerà attendere agosto.
Secondo l’Office for National Statistics, aprile ha segnato il maggior calo mensile del pil britannico da ottobre 2023, cui hanno contribuito sia i servizi (-0,4%) che la manifattura (-0,6%), solo parzialmente compensati dalla crescita delle costruzioni (+0,9%). E la colpa è anche di Donald Trump. “Dopo essere aumentate in ciascuno dei quattro mesi precedenti, le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno messo a segno la più consistente flessione di sempre, con cali registrati nella maggior parte delle tipologie di beni, a seguito della recente introduzione dei dazi”, ha infatti spiegato Liz McKeown, director of economic statistics dell’ONS. Nel dettaglio, l’export britannico verso gli USA si è contratto di 2 miliardi di sterline (2,7 miliardi di dollari), una cifra mai raggiunta dall’inizio delle rilevazioni mensili nel 1997.
Nuova grana per il governo
Rachel Reeves, Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito
Il dato è particolarmente negativo per il governo laburista, che appena ventiquattrore prima aveva illustrato in Parlamento la controversa ‘spending review’. La cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ha promesso un consistente incremento della spesa pubblica, spalmato fino al 2029 e concentrato soprattutto su difesa e sanità. Ora la stessa titolare del Tesoro ha ammesso alla Bbc che quello del pil di aprile è un risultato “deludente”. Ma ha aggiunto che i dati mensili sulla crescita sono “volatili”, in particolare in questa fase, e vanno presi come tali, insistendo a dirsi fiduciosa sull’effetto graduale delle politiche del governo. La ministra ha anche respinto le critiche di analisti e oppositori sull’equilibrio della sua spending review e sulle incertezze relative alle coperture, ma ha glissato sui tagli paralleli (accennati per ora solo in parte) e sui timori di nuove tasse. Durissimo, invece, il commento del cancelliere ombra dell’opposizione Tory, Mel Stride, che ha messo in relazione la filosofia della spending review del Labour con il dato sul pil e con l’impennata del debito, parlando di “vandalismo economico” dell’esecutivo.
La BoE resterà prudente: prossimo taglio ad agosto
Non accenna insomma a semplificarsi il quadro per la BoE, che si riunirà giovedì prossimo. Lo stesso presidente Bailey la scorsa settimana ha avvertito che il percorso dei tassi d’interesse è ora avvolto da un’incertezza maggiore rispetto al passato, a causa delle turbolenze nelle politiche commerciali globali. “Ritengo che la direzione rimanga verso il basso, ma il quanto e il quanto rapidamente sono ora avvolti da molta più incertezza”, ha affermato davanti alla commissione del Tesoro del Parlamento. Rimarcando di aver “aggiunto la parola ‘imprevedibile’ a ‘incerto’ proprio per la natura stessa di ciò con cui ci stiamo confrontando”. Secondo gli analisti di Bank of America, l’istituto centrale manterrà il costo del denaro al 4,25% durante la riunione di giugno, ma il board si spaccherà. Gli esperti ritengono infatti che due tra i nove membri del Comitato di Politica Monetaria voteranno per un taglio di 25 punti base.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Dello stesso parere Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui le prospettive di politica monetaria più ampie rimangono invariate. “I mercati continuano ad aspettarsi un taglio in agosto, con un’ulteriore probabile riduzione in novembre: a meno di un rallentamento più prolungato o più intenso, i dati odierni non dovrebbero modificare tale traiettoria”, afferma. Per l’esperto, il punto cruciale è infatti se la crescita inizierà a stabilizzarsi nei prossimi mesi o se l’andamento irregolare proseguirà per tutta l’estate. E la spending review annunciata dalla Cancelliera ha aggiunto ulteriore incertezza. “A seconda dell’entità e della tipologia di eventuali tagli o riallocazioni di spesa, la politica fiscale potrebbe frenare ulteriormente la domanda o fornire un sostegno mirato ai settori in difficoltà. Resta fondamentale comprendere come il governo intenda finanziare queste misure, se tramite tagli più incisivi, un aumento del debito pubblico o possibili rialzi delle imposte”, spiega.
Per Flax ciascuna opzione ha implicazioni diverse per l’economia: un aumento delle tasse potrebbe influire negativamente sulla spesa delle famiglie, mentre una politica di tagli aggressivi potrebbe rallentare gli investimenti pubblici. “Fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sulla posizione fiscale del governo, le prospettive di crescita a medio termine rimangono incerte, soprattutto perché le imprese e le famiglie potrebbero posticipare decisioni importanti in risposta all’ambiguità politica”, avverte.
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